Me lo ricordo: curvo, piegato in due, forse a cercare se stesso. Mai gli altri. Ha fallito. Ecco l'intellettuale. Ecce homo cogitans. A che pensava, poi? A se stesso? alla sua sigaretta? Alla nuvola plumbea che sorreggeva l'icona da pensatore, idolatrato da una corte minuscola di infidi figuri, di cui si circondava per nutrirli benevolmente della sua sapienza. Me lo ricordo nelle frequentazioni colte che da pluriventenne aspirante intellettuale cercavo di sorbirmi. Come una medicina dell'anima. Come una solfa, una minestra riscaldata, un grigio pensare. A volte ci facevamo del male, morettianamente. Era tutto un Ecce bombo. Nei modi, nei luoghi, nei dialoghi, nelle scelte. Certo, gli anni non erano i Settanta o poco più. Il tempo aveva parlato chiaro. Muri caduti, democrazie ottenute, reaganismo edonistico già ben assestato. Paninarismo superato. Adesso penso: curro ergo cogito.Basta coi meschini ominicchi cerebrali. Ora è il tempo della corsa. Del ritomo polmonare. I puzzosi nicotinati androni freddi delle proiezioni dopolavoristiche: stop.Non è un inneggiare gratuito e sarkozystico al fisico ora e sempre. Solo che a paragonare quei modelli, nonostante D'Alema e i suoi richiami alla lotta convinta e speranzosa, con questi: quei tempi con i nostri, quei giovani con questi altri, mi sorge un dubbio.Chi me l'assicura che erano meglio loro? Loro chi? No, da ex giovane non la penso come D'Alema, ché sennò ora che c'è lui lì... (ops, caduta nel qualunquismo): volevo dire: quella generazione ha parlato tanto. Sapeva farlo. Fumava e parlava. Solo che non guardava gli altri. Nelle parole, oh sì. Bravissimi. Nei fatti, si parlava addosso. Erano verba speculorum. Dentro quelle parole c'era l'egotisomo più smisurato. L'evanescenza del concetto di sociale è fumosa ormai come l'espirazione plumbea di quegli intellettuali. Solo che loro scatarravano alla grande. I polmoni gli pulsavano a colpi instabili, grotteschi nelle ripetizioni tartassanti. La tosse era il solo rimedio alle parole. Alle loro parole.Oggi curro ergo cogito. E i pensieri mi sfriculiano le tempie mentre rumoreggio un dilatato un due fiu un due fiu un due fiu un due fiu...intellettuale a calzoncini e scarpette
L'intellettuale di corsa
Me lo ricordo: curvo, piegato in due, forse a cercare se stesso. Mai gli altri. Ha fallito. Ecco l'intellettuale. Ecce homo cogitans. A che pensava, poi? A se stesso? alla sua sigaretta? Alla nuvola plumbea che sorreggeva l'icona da pensatore, idolatrato da una corte minuscola di infidi figuri, di cui si circondava per nutrirli benevolmente della sua sapienza. Me lo ricordo nelle frequentazioni colte che da pluriventenne aspirante intellettuale cercavo di sorbirmi. Come una medicina dell'anima. Come una solfa, una minestra riscaldata, un grigio pensare. A volte ci facevamo del male, morettianamente. Era tutto un Ecce bombo. Nei modi, nei luoghi, nei dialoghi, nelle scelte. Certo, gli anni non erano i Settanta o poco più. Il tempo aveva parlato chiaro. Muri caduti, democrazie ottenute, reaganismo edonistico già ben assestato. Paninarismo superato. Adesso penso: curro ergo cogito.Basta coi meschini ominicchi cerebrali. Ora è il tempo della corsa. Del ritomo polmonare. I puzzosi nicotinati androni freddi delle proiezioni dopolavoristiche: stop.Non è un inneggiare gratuito e sarkozystico al fisico ora e sempre. Solo che a paragonare quei modelli, nonostante D'Alema e i suoi richiami alla lotta convinta e speranzosa, con questi: quei tempi con i nostri, quei giovani con questi altri, mi sorge un dubbio.Chi me l'assicura che erano meglio loro? Loro chi? No, da ex giovane non la penso come D'Alema, ché sennò ora che c'è lui lì... (ops, caduta nel qualunquismo): volevo dire: quella generazione ha parlato tanto. Sapeva farlo. Fumava e parlava. Solo che non guardava gli altri. Nelle parole, oh sì. Bravissimi. Nei fatti, si parlava addosso. Erano verba speculorum. Dentro quelle parole c'era l'egotisomo più smisurato. L'evanescenza del concetto di sociale è fumosa ormai come l'espirazione plumbea di quegli intellettuali. Solo che loro scatarravano alla grande. I polmoni gli pulsavano a colpi instabili, grotteschi nelle ripetizioni tartassanti. La tosse era il solo rimedio alle parole. Alle loro parole.Oggi curro ergo cogito. E i pensieri mi sfriculiano le tempie mentre rumoreggio un dilatato un due fiu un due fiu un due fiu un due fiu...intellettuale a calzoncini e scarpette