scrittori

Alba lunga di Calabria


Ci ammalia lo spettacolo dell'alba. Ci fotte lo scapestrato signore, rosso paonazzo e puntuale nel suo orologio universale. Esce dalla prima pagina di un giornale, da un treno stanco e mezzo vuoto d'un mattino d'aria di vetro, esce da una statale che si spegne dei suoi fanali roboanti, dei suoi robot a gomme larghe, esce dal fianco d'un monte, esce dallo zac d'un orizzonte. In punta di piedi. Con un balzo lungo che termina la sua corsa dall'altra parte. Nella ricaduta occidentale.La Calabria č un rottame. La Calabria non si salva nemmeno per il rotto della cuffia. La Calabria č un abuso. Un sogno delirante. Una mosca verde intorno a un'infezione che non se ne vuole andare. Un cibo stantio. Un palloncino che rimane impigliato nel balcone di un assessore. Nella ringhiera appuntita. Lo scoppio č il suo destino. La strada dell'alba lunga di Calabria non č nel cielo a iosa: blu e meraviglioso. La strada dell'alba lunga di Calabria č nel vuoto d'uno sguardo, in anni d'abbandono. Le mani giunte, l'attesa lenta del grande giorno. L'alba lunga di Calabria me la ricordo da quando ero bambino. I discorsi dei grandi li sentivo. Dicevano a qualcuno: molla tutto. Vattene a Torino.