"Allora, che cosa sta leggendo, Pennacchioni, in questo momento?Poiché c'era la lettura. Non sapevo allora che mi avrebbe salvato.All'epoca leggere non era l'assurda prodezza di oggi. Considerata una perdita di tempo, ritenuta dannosa per il rendimento scolastico, la lettura dei romanzi ci era proibita durante le ore di studio. Da ciò la mia vocazione di scrittore clandestino."Così Daniel Pennac nel suo ultimo libro, Diario di scuola. Un resoconto romanzato, un'agenda con pezzetti di vita raccontata dallo stesso punto di vista, quello del "Pennac professore", ma con costanti riferimenti al "Pennac somaro".Un somaro che diventa professore e scrittore affermato. Che altro aggiungere? Succede!Ci passi la vita su quei banchi. Anni buttati, diari da cestinare, vite posteggiate male, giovinezze anchilosate dietro un banco, torture e bavagli ai poveri ormoni in subbuglio, briglie agli animi appassionati, slanci schiantati dentro a un registro macchiato di rosso, in alto a destro. Una nota, il rapporto, la certificazione di giovinezza, il segno distintivo dell'esuberanza. Anni di totale rimbecillimento fotografato nei ghirigori sui banchi, nei mezzi sbadigli e nelle risate crasse soffocate sotto al banco, ultima fila, dove più labile giunge il monocorde affettato del maestro di niente. Ma ve li ricordate quegli anni? Con l'anima in gattabuia, a pane e acqua. L'ergastolo a tempo. Il gong salvifivo prima del kappao arrivava per sublime digitazione di un qualche bidello. Alla sua puntualità maniacale e al suo sconfinato senso del dovere dedico il pezzo iniziale di Pennac e quello finale, il mio.
Al caro signor bidello del mio liceo
"Allora, che cosa sta leggendo, Pennacchioni, in questo momento?Poiché c'era la lettura. Non sapevo allora che mi avrebbe salvato.All'epoca leggere non era l'assurda prodezza di oggi. Considerata una perdita di tempo, ritenuta dannosa per il rendimento scolastico, la lettura dei romanzi ci era proibita durante le ore di studio. Da ciò la mia vocazione di scrittore clandestino."Così Daniel Pennac nel suo ultimo libro, Diario di scuola. Un resoconto romanzato, un'agenda con pezzetti di vita raccontata dallo stesso punto di vista, quello del "Pennac professore", ma con costanti riferimenti al "Pennac somaro".Un somaro che diventa professore e scrittore affermato. Che altro aggiungere? Succede!Ci passi la vita su quei banchi. Anni buttati, diari da cestinare, vite posteggiate male, giovinezze anchilosate dietro un banco, torture e bavagli ai poveri ormoni in subbuglio, briglie agli animi appassionati, slanci schiantati dentro a un registro macchiato di rosso, in alto a destro. Una nota, il rapporto, la certificazione di giovinezza, il segno distintivo dell'esuberanza. Anni di totale rimbecillimento fotografato nei ghirigori sui banchi, nei mezzi sbadigli e nelle risate crasse soffocate sotto al banco, ultima fila, dove più labile giunge il monocorde affettato del maestro di niente. Ma ve li ricordate quegli anni? Con l'anima in gattabuia, a pane e acqua. L'ergastolo a tempo. Il gong salvifivo prima del kappao arrivava per sublime digitazione di un qualche bidello. Alla sua puntualità maniacale e al suo sconfinato senso del dovere dedico il pezzo iniziale di Pennac e quello finale, il mio.