Arthur. Quanti altri al mondo come lui? Quanti come lui hanno sognato di farcela? E poi sono ingrigiti nella mediocrità? Quanti istintivi, quanti precoci, quante intelligenze, quanti spiriti sensibili, sognatori, quanti di costoro? Quanti insofferenti alle regole, quanti innocenti, quanti scapestrati, quanti audaci, quanti timidi e silenti geni, quanti? Arthur. Quanti imprevedibili in mezzo a tutta quella monnezza di prevedibilità? Quanti moderni in mezzo a un vecchiume di scontate certezze? Quanti anni al liceo? Quanti libri, quanti! I veggenti, quelli col futuro appiccicato già in testa, a menadito, a memoria. I veggenti. Arthur che hai inventato il colore delle vocali. A nera E bianca I rossa O blu U verde Hai lasciato la giovinezza per essere adulto. Non più veggente, ora ottuso. Dal colore delle vocali ai formaggi decantati. Ti sei perso prima del tempo, Arthur. Il divin monello, il cattivo matto giovane Poeta, il Poeta diciassettenne. Quanti sognano di essere veggenti nel nugolo di veli, nel tedio degli addormentati, negli ospizi per sani, nei documentari sui presidenti eletti, nei corridoi che collegano stanze di incontri semisegreti prima di andare a parlare ufficilamente nei Parlamenti. Quanti sognano di alzare il canto delle vocali, Arthur? Arthur senza Dio. Arthur ateo. Arthur che se la fa con l'altro poeta e poi se ne vergogna. Arthur che non scende a patti con la Parola. Al fondo, in punto di morte, si converte. Il divino monello si fa credente modello. Ce lo racconta meglio l'Amore lontano di Sebastiano Vassalli. Ci racconta di Arthur, poeta divino, senza retorichicchia.
Il divin monello
Arthur. Quanti altri al mondo come lui? Quanti come lui hanno sognato di farcela? E poi sono ingrigiti nella mediocrità? Quanti istintivi, quanti precoci, quante intelligenze, quanti spiriti sensibili, sognatori, quanti di costoro? Quanti insofferenti alle regole, quanti innocenti, quanti scapestrati, quanti audaci, quanti timidi e silenti geni, quanti? Arthur. Quanti imprevedibili in mezzo a tutta quella monnezza di prevedibilità? Quanti moderni in mezzo a un vecchiume di scontate certezze? Quanti anni al liceo? Quanti libri, quanti! I veggenti, quelli col futuro appiccicato già in testa, a menadito, a memoria. I veggenti. Arthur che hai inventato il colore delle vocali. A nera E bianca I rossa O blu U verde Hai lasciato la giovinezza per essere adulto. Non più veggente, ora ottuso. Dal colore delle vocali ai formaggi decantati. Ti sei perso prima del tempo, Arthur. Il divin monello, il cattivo matto giovane Poeta, il Poeta diciassettenne. Quanti sognano di essere veggenti nel nugolo di veli, nel tedio degli addormentati, negli ospizi per sani, nei documentari sui presidenti eletti, nei corridoi che collegano stanze di incontri semisegreti prima di andare a parlare ufficilamente nei Parlamenti. Quanti sognano di alzare il canto delle vocali, Arthur? Arthur senza Dio. Arthur ateo. Arthur che se la fa con l'altro poeta e poi se ne vergogna. Arthur che non scende a patti con la Parola. Al fondo, in punto di morte, si converte. Il divino monello si fa credente modello. Ce lo racconta meglio l'Amore lontano di Sebastiano Vassalli. Ci racconta di Arthur, poeta divino, senza retorichicchia.