Dopo aver letto il commento di njma sulla morte mi viene spontaneo riflletterci sopra e lo faccio tornando al mio essere bambina. Quando ero molto piccola, a Oristano, le sorelle del mio papà, quando arrivava novembre, mese in cui nei primi giorni si ricordano i morti, ci terrorizzavano , me , sorelle e cugini con racconti di uno scheletro che se non mangiavano la minestra, la sera ci avrebbe aperto la pancia. Loro ridevano sotto i baffi, ma io ricordo che la notte lo scheletro lo vedevo davvero camminare ed avevo paura, una paura folle della morte. La mia nonna materna invece, al paese in cui sono nata e non sono cresciuta , quando moriva qualcuno , mi portava a salutare quella persona che era andata nell'adilà. Ricordo , che il vedere il morto, steso nel letto, rigido e senza più colore nel volto , nelle mani, circondato da fiori colorati e finti, mi faceva sentire un pò a disagio. La nonna mi prendeva per mano dolcemente e mi diceva di non avere paura, ma io non vedevo l'ora di uscire da quella stanza dove le donne anziane del vicinato sistemate nelle sedie accostate alle pareti delle stanze cantavano le loro nenie di dolore.Poi dopo non molti anni ho perso la mia nonna, lei non ho potuta salutarla per l'ultima volta e ho quasi odiato mia madre per questo. Ero stata molto vicina a lei nella sua malattia, il cancro, per quanto speravo nella sua guarigione era come se avessi la certezza che era solo un mio sogno che non si sarebbe realizzato. Ero solo una bambina di 9 anni, ma pensavo che la morte era stata davvero molto cattiva a portarmi via la nonna che amavo tanto.Spesso nel corso della vita tutti si trovano a confrontarsi con la morte che entra nelle famiglie e ci porta via le persone care , ognuno reagisce al dolore come può. A 35 anni ho perso mia madre, l'ho vista spegnersi come una candela consumata, era giovane ancora solo 55 anni. Dopo quei lunghi mesi in ospedale accanto al dolore della malattia di tutti, la morte di mamma mi è sembrata la sua liberazione da un corpo che non era altro che sofferenza. Ricordo che ebbi la coscienza della morte che presto se la sarebbe portata via dal colore dei suoi occhi, che erano come i miei, ambrati con puntini di verde a seconda del tempo, diventati opachi , quasi neri. Ho pianto molte lacrime in silenzio mentre lei dormiva in ospedale, al funerale , ero vuota non avevo più lacrime , mi sentivo liberata, e sentivo mia madre liberata dall'indignità che la malattia crea. La morte di mamma, mi ha fatto riflettere a lungo, lessi un libro della Allende "Paula" che raccontava la sua lotta per salvare la figlia e poi la consapevolezza di lasciarla andare , di non lottare più contro la morte e come lei ha somatizzato il dolore di quella perdita .Sintetizzo la frase" Morire è come passare da una porta , in un altra vita" Quella frase mi ha in qualche modo consolato e fatto accettare la morte come parte della vita. Quando è morta mia sorella anche lei giovane, mentre mie sorelle e mio padre facevano le tragedie , e le chiedevano di non andare, io le stringevo la mano e le parlavo come se lei potesse sentirmi, e le dicevo di andare era arrivato il suo tempo per quanto doloroso per noi. Ma certo la morte è comunque qualcosa che fatichiamo ad accettare , sopratutto quando porta via i bambini , le persone giovani, anzi non si accetta, ci si arrabbia contro il destino.Io da tutti questi dolori ho imparato una lezione che tra alti e bassi cerco di tenere sempre presente. Bisogna vivere e godere di ogni attimo che viviamo perchè d'improvviso tutto può finire per una qualsiasi misteriosa ragione. Chi crede in Dio pensa che i morti stiano in paradiso o dove meritano secondo la religione. Io invece non so dove siano i miei morti, sò che vivono con me nei ricordi,anche mio padre che è morto senza cercarmi, cerco di lui,nelle tracce delle cose belle che mi ha insegnato e forse in qualche modo piano piano lo stò perdonando. Bisogna essere felici di esistere? Esiste davvero la felicità? Non ho risposte, qualche volta penso di essere stata felice, raramente, quando è nato il mio unico nipote che mi somiglia tanto ancora nei tratti del viso, mentre si è perso nella vicinanza caratteriale che avevamo, si li ero felice. Oggi posso dire che posso provare gioia nelle piccole cose , che è importante sorridere, ironizzare anche sulla morte per sfatarne la paura che è insita in noi. Sò che dovrò morire prima o poi, spero solo di non dovermi sudare anche la morte, di non perdere la dignità del mio corpo e mi auguro che qualcuno si ricordi di una persona solitaria, un pò strana, con il cuore sempre carico di emozioni, perchè si muore davvero quando nessuno si ricorda di noi. Vedi njma che lunga riflessione e ricordi mi hai provocato con il tuo commento, chissà se chi legge questo post sopravviverà a si tante parole........................... e forse è anche vero che chi ama il mare è un pò malinconico,c'è anche una canzone di Carboni che lo dice " la malinconia ha le onde come il mare, ti fa andare e poi tornare , ti culla dolcemente"...............
La morte....................
Dopo aver letto il commento di njma sulla morte mi viene spontaneo riflletterci sopra e lo faccio tornando al mio essere bambina. Quando ero molto piccola, a Oristano, le sorelle del mio papà, quando arrivava novembre, mese in cui nei primi giorni si ricordano i morti, ci terrorizzavano , me , sorelle e cugini con racconti di uno scheletro che se non mangiavano la minestra, la sera ci avrebbe aperto la pancia. Loro ridevano sotto i baffi, ma io ricordo che la notte lo scheletro lo vedevo davvero camminare ed avevo paura, una paura folle della morte. La mia nonna materna invece, al paese in cui sono nata e non sono cresciuta , quando moriva qualcuno , mi portava a salutare quella persona che era andata nell'adilà. Ricordo , che il vedere il morto, steso nel letto, rigido e senza più colore nel volto , nelle mani, circondato da fiori colorati e finti, mi faceva sentire un pò a disagio. La nonna mi prendeva per mano dolcemente e mi diceva di non avere paura, ma io non vedevo l'ora di uscire da quella stanza dove le donne anziane del vicinato sistemate nelle sedie accostate alle pareti delle stanze cantavano le loro nenie di dolore.Poi dopo non molti anni ho perso la mia nonna, lei non ho potuta salutarla per l'ultima volta e ho quasi odiato mia madre per questo. Ero stata molto vicina a lei nella sua malattia, il cancro, per quanto speravo nella sua guarigione era come se avessi la certezza che era solo un mio sogno che non si sarebbe realizzato. Ero solo una bambina di 9 anni, ma pensavo che la morte era stata davvero molto cattiva a portarmi via la nonna che amavo tanto.Spesso nel corso della vita tutti si trovano a confrontarsi con la morte che entra nelle famiglie e ci porta via le persone care , ognuno reagisce al dolore come può. A 35 anni ho perso mia madre, l'ho vista spegnersi come una candela consumata, era giovane ancora solo 55 anni. Dopo quei lunghi mesi in ospedale accanto al dolore della malattia di tutti, la morte di mamma mi è sembrata la sua liberazione da un corpo che non era altro che sofferenza. Ricordo che ebbi la coscienza della morte che presto se la sarebbe portata via dal colore dei suoi occhi, che erano come i miei, ambrati con puntini di verde a seconda del tempo, diventati opachi , quasi neri. Ho pianto molte lacrime in silenzio mentre lei dormiva in ospedale, al funerale , ero vuota non avevo più lacrime , mi sentivo liberata, e sentivo mia madre liberata dall'indignità che la malattia crea. La morte di mamma, mi ha fatto riflettere a lungo, lessi un libro della Allende "Paula" che raccontava la sua lotta per salvare la figlia e poi la consapevolezza di lasciarla andare , di non lottare più contro la morte e come lei ha somatizzato il dolore di quella perdita .Sintetizzo la frase" Morire è come passare da una porta , in un altra vita" Quella frase mi ha in qualche modo consolato e fatto accettare la morte come parte della vita. Quando è morta mia sorella anche lei giovane, mentre mie sorelle e mio padre facevano le tragedie , e le chiedevano di non andare, io le stringevo la mano e le parlavo come se lei potesse sentirmi, e le dicevo di andare era arrivato il suo tempo per quanto doloroso per noi. Ma certo la morte è comunque qualcosa che fatichiamo ad accettare , sopratutto quando porta via i bambini , le persone giovani, anzi non si accetta, ci si arrabbia contro il destino.Io da tutti questi dolori ho imparato una lezione che tra alti e bassi cerco di tenere sempre presente. Bisogna vivere e godere di ogni attimo che viviamo perchè d'improvviso tutto può finire per una qualsiasi misteriosa ragione. Chi crede in Dio pensa che i morti stiano in paradiso o dove meritano secondo la religione. Io invece non so dove siano i miei morti, sò che vivono con me nei ricordi,anche mio padre che è morto senza cercarmi, cerco di lui,nelle tracce delle cose belle che mi ha insegnato e forse in qualche modo piano piano lo stò perdonando. Bisogna essere felici di esistere? Esiste davvero la felicità? Non ho risposte, qualche volta penso di essere stata felice, raramente, quando è nato il mio unico nipote che mi somiglia tanto ancora nei tratti del viso, mentre si è perso nella vicinanza caratteriale che avevamo, si li ero felice. Oggi posso dire che posso provare gioia nelle piccole cose , che è importante sorridere, ironizzare anche sulla morte per sfatarne la paura che è insita in noi. Sò che dovrò morire prima o poi, spero solo di non dovermi sudare anche la morte, di non perdere la dignità del mio corpo e mi auguro che qualcuno si ricordi di una persona solitaria, un pò strana, con il cuore sempre carico di emozioni, perchè si muore davvero quando nessuno si ricorda di noi. Vedi njma che lunga riflessione e ricordi mi hai provocato con il tuo commento, chissà se chi legge questo post sopravviverà a si tante parole........................... e forse è anche vero che chi ama il mare è un pò malinconico,c'è anche una canzone di Carboni che lo dice " la malinconia ha le onde come il mare, ti fa andare e poi tornare , ti culla dolcemente"...............