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proporre buoni e belli pensieri
 

 

18 maggio 2022, 5

Post n°3118 pubblicato il 18 Maggio 2022 da donmichelangelotondo

Taranto
Di
Angela Aniello -
18 Maggio 2022
Tra bellezza e resilienza
Che Taranto sia bella è un dato incontrovertibile, uno di quelli che ti segnano e ti portano a spiegare le ali con lo sguardo fino ad abbracciare l'orizzonte, immaginando di scorgere a tutti i costi un azzurro perenne, da non stingere, da non smacchiare.
Taranto è bella, anzi bellissima ma è anche violentata, lacerata, annichilita dalle ciminiere svettanti dell'EX ILVA, che disperde nell'aria ingenti quantità di veleni con i suoi fumi sempre più audaci.
La fabbrica dell'acciaio e della morte supera i limiti, eccede e fa boccheggiare gli abitanti che vivono a ridosso, completamente sprotetti e costretti a chiudersi in casa nei wind day, quando tutto è vietato, persino il respiro.
Nell'aria satura di lacrime, di solitudine, di maledizioni, di strappi laceranti s'innesca una moria di prospettive: A TARANTO SI VUOL VIVERE E SI È STANCHI DI MORIRE!
I tarantini non si arrendono, sperano prima o poi in un cambiamento perché ai giovani bisogna raccontare la parola "FUTURO" e ai bambini bisogna riconsegnare il diritto primario al gioco e alla libertà.
Oltre la paura, oltre l'incertezza c'è il gruppo dei Genitori Tarantini che non si ferma e combatte per riconsegnare Taranto a se stessa, libera dalle grinfie del Mostro e dalle polveri dei parchi minerari.
Si può vivere così? Si può scendere a compromessi con la morte e con le neoplasie? Si può patteggiare con il dolore?
Queste domande dovrebbero smuovere le coscienze di chi sa e nulla fa per deviare il corso delle cose.
Taranto deve recuperare, deve essere risarcita, deve essere compresa, deve essere ascoltata.
Troppo a lungo la cerniera del silenzio l'ha devastata, troppo alto il prezzo pagato per una scellerata classe politica contraria alla salus del territorio.
Un giorno in mezzo al traffico dei veleni che fa cambiare colore alle foglie e alle parole urlate al vento quando tutto sembra piovere addosso, qualcosa si smuoverà per un cambiamento radicale.
L'amore per la città non è mai strano e cerca sempre un rimedio a quel che appariva lontano.
Un giorno salirà agli occhi una bellezza non più deturpata!

 
 
 

18 maggio 2022, 4

Post n°3117 pubblicato il 18 Maggio 2022 da donmichelangelotondo

Ucraina: una guerra che il Patriarca russo Kirill ha definito "in nome di Dio"
Di
Vincenzo Pastore -
18 Maggio 2022
Ma quale Dio?

Con la caduta del Comunismo, le varie Chiese ortodosse hanno ripreso a svolgere un ruolo attivo nella società. Il simbolo della croce oscurato per decenni dalla fulgida stella comunista, è tornato con forza a testimoniare la fede cristiana che persisteva nelle pratiche private o nei gesti di eroica resistenza, come quello dsl Monte delle Croci che si trova in Lituania. Tanti i cristiani perseguitati e uccisi in nome del Vangelo durante gli anni comunisti, in particolare in Russia, come si legge nella testimonianza di Solženicyn nel suo famoso "Arcipelago Gulag". I numeri di queste persecuzioni sono impressionanti: "la Chiesa ortodossa russa contava nel 1917 circa 210.000 membri del clero, 100.000 monaci e oltre 110.000 preti diocesani. Circa 130.000 furono fucilati nel periodo 1917-1941. Dei 300 vescovi presenti nel 1917 in Russia, 250 di loro furono fucilati. Gli altri membri del clero sopravvissero in diverse prigioni e campi di concentramento, sottoposti a ogni genere di persecuzione".(L'Osservatore Romano 29-30 novembre 2010).

Con la dissoluzione dell'Unione Sovietica e degli Stati socialisti, le Chiese ortodosse hanno riacquistato spazi, fino ad allora sconosciuti, assurgendo molto spesso a un ruolo politico.

In Russia questo processo ha avuto risvolti interessanti. Nei primi anni 2000, lo Stato e la Chiesa hanno sviluppato parallelamente una politica nazionalista nei propri ambiti. Kirill ricordava il ruolo di collante che le fedi ortodosse e musulmane avevano ricoperto nella cementificazione di un'unità nazionale.

In quest'operazione il ruolo del Vescovo, Patriarca di Tutte Le Russie, è stato precipuo, grazie soprattutto al suo particolare rapporto con Vladimir Putin, che sicuramente ha messo del suo in questo processo di "ricristianizzazione" , mostrandosi egli stesso molto legato alla fede ortodossa. Proprio di recente ha partecipato alla messa della Veglia di Pasqua presieduta dal Patriarca, confermando questa sua dimensione spirituale. A motivo di tale condivisione d'intenti, non raramente le questioni etiche propugnate dalla Chiesa ortodossa, sono state poi riprese dallo Stato, come ad esempio è avvenuto nella promulgazione della legge federale russa "per lo scopo di proteggere i minori dalle informazioni che promuovono la negazione dei valori tradizionali della famiglia", una legge che ostacolerebbe la propaganda omosessuale nel Paese. In un'intervista il Capo del Cremlino aveva detto di voler proteggere soprattutto "i bambini che avranno più libertà una volta cresciuti, se saranno cresciuti in una famiglia tradizionale. Quindi hanno una scelta più ampia" (Oliver Stone interviews Vladimir Putin). Un pensiero che la Chiesa ortodossa appoggia con grande entusiasmo e che utilizza per attaccare le Chiese occidentali ritenute l'Anticristo. Ma il Patriarca ha accusato anche i suoi fratelli ortodossi delle altre Chiese di favorire lo scisma tra i cristiani. Emblematico fu lo scontro che la Chiesa moscovita ebbe con il Patriarcato di Costantinopoli, all'indomani del riconoscimento della Chiesa ortodossa d'Ucraina da parte turca. Uno smacco che provocò le ire di Kirill che definì Bartolomeo I scismatico, al pari degli altri cristiani. A proposito di Ucraina: il rinnovato protagonismo della Chiesa russa e del suo vescovo ha conosciuto un'accelerata proprio in queste ultime settimane, quelle del conflitto russo - ucraino. Kirill non solo non ha preso le distanze dall'azione bellica russa in Ucraina, ma ha dichiarato che il conflitto è nato dalla russofobia dilagante dell'Occidente che "vogliono trasformare mentalmente i russi e gli ucraini che vivono in Ucraina, in nemici della Russia". L'Occidente è visto come un esempio negativo, "dove il peccato (in particolare l'omosessualità, su cui il suo discorso s'è incentrato) è modello di vita". Queste dichiarazioni hanno isolato il vescovo russo che pare continuare ad attaccare i suoi colleghi e accusarli di essere colpevoli per la mancanza di dialogo. Proprio nelle ultime ore, il Patriarcato di Mosca ha attaccato Francesco per aver "travisato la conversazione avuta con il patriarca Kiril". Atteggiamenti che aumentano le distanza tra i cristiani, già divisi da contese dottrinali e liturgiche. Che il Primate russo sia convinto della bontà della guerra, lo rivelano ancor di più queste sue parole :"la maggior parte dei Paesi del mondo è ora sotto l'influenza colossale di una forza, che oggi, purtroppo, si oppone alla forza del nostro popolo. Allora dobbiamo essere anche molto forti. Quando dico ‘noi', intendo, in primis, le forze armate ma non solo. Tutto il nostro popolo oggi deve svegliarsi". Una guerra che Kirill ha definito in nome di Dio. Un Dio che sicuramente non conosce la parola guerra.

 

 
 
 

18 maggio 2022, 3

Post n°3116 pubblicato il 18 Maggio 2022 da donmichelangelotondo


Vi consiglio di innamorarvi

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Nicola Crocetti e Jovanotti durante il loro dialogo sulla poesia

Nicola Crocetti e Jovanotti durante il loro dialogo sulla poesia

Nella "doppia intervista a mo' di introduzione" alla raccolta "Poesie da spiaggia" Nicola Crocetti e Jovanotti si domandano reciprocamente cos'è per te la poesia. Crocetti è nato nel '40 in Grecia, ha tradotto migliaia di versi e pagine di narrativa dal greco, da ultimo l'Odissea di Nikos Kazantzakis, ha fondato la casa editrice che porta il suo nome e la rivista "Poesia". Jovanotti, Lorenzo Cherubini, è Jovanotti.

Alla richiesta "la poesia è considerata un genere difficile, dimmi qualcosa che io possa usare per mettere la pulce nell'orecchio dei lettori che temono la poesia e non si avvicinano" Crocetti risponde: "Le cose difficili sono quelle che meritano maggiore attenzione. Oggi (ma forse è sempre stato così) imperano la superficialità, il disimpegno, l'effimero, spesso l'incultura. Mi chiedi qualcosa per convincere chi ha paura di avvicinarsi alla poesia. Si ha paura di quello che non si conosce. Perché quasi nessuno parla mai di poesia se non a scuola (e non sempre nel modo migliore). Se ne parla poco o niente sui giornali, spesso ma a sproposito sui social, se ne parla pochissimo in televisione".

Poi è lui a chiedere a Jovanotti che libri consiglierebbe al suo pubblico. Risposta. "Per consigliare un libro bisogna conoscere almeno un po' chi riceve il consiglio. I libri sono innamoramenti, non consiglierei a nessuno di chi innamorarsi, però consiglio di innamorarsi perché è bellissimo, dolorosissimo a volte, faticoso, meraviglioso come i grandi libri". Parla di parole che "suonano e battono", di "luce che prende forma di parole, immagini, di suoni e di cose". Di canzoni, moto, cucchiai e naufragi. La selezione che hanno fatto insieme - le poesie da spiaggia - è bellissima.

 

 
 
 

18 maggio 2022, 2

Post n°3115 pubblicato il 18 Maggio 2022 da donmichelangelotondo

PRIMA DI AGIRE PENSIAMO...

Tua figlia
di Gabriele Romagnoli
Tua figlia
18 Maggio 2022 alle 00:01
1 minuti di lettura

La prima cosa bella di mercoledì 18 maggio 2022 è tua figlia. Non soltanto perché tieni a lei e la ami, ma perché è la cartina di tornasole di quanto tu sia fedele alle tue opinioni.

Tu sostieni che a volte si esageri, come con questa storia degli alpini, in fondo che cosa avranno detto o fatto, sono pur sempre uomini valorosi, hanno sofferto e se si lasciano un po' andare, niente di che.

Ma se tua figlia per mantenersi agli studi fa il turno in un bar su una spiaggia e scopri che qualcuno l'ha importunata in modo pesante e volgare tu ti presenti a quel bar, con il cric in mano e lo fai oscillare silenziosamente come un pendolo di Focault quando era di malumore davanti al tavolino del molestatore.

E tu invece sei contro la pena di morte, ovvio, sai che è atroce, inutile, ma quando leggi di quella ragazza data alle fiamme dal suo ex, forse bruciata viva, quando leggi che ha l'età di tua figlia, faceva i suoi stessi studi e un po', nella foto sfocata, le somiglia perfino, tu non vuoi pagare con le tue tasse la cena a quell'uomo, dici. Perché ami tua figlia più di ogni tua convinzione. E questa è una cosa bella, anche se ti confonde e ti fa pensare che forse non sai chi sei, che nessuno lo sa veramente.

 

 
 
 

18 maggio 2022

Post n°3114 pubblicato il 18 Maggio 2022 da donmichelangelotondo

(Leggo)
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l'agricoltore. Ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto» Gv 15,1-8.

Nel mondo attuale, il cristiano è ormai una figura d'eccezione. Anzi, si trova immerso nel materialismo e nel laicismo che minacciano l'annientamento della vita dello Spirito.
Abbandonati a noi stessi, ci perdiamo, intimoriti da forze che sembrano sempre più grandi e imperiose.
La situazione della Chiesa delle origini non era però diversa. Eppure i primi cristiani, al seguito di un gruppo di pescatori della Galilea, privi di potere in quanto alle cose del mondo, ma riempiti della forza dello Spirito, "vennero, videro e vinsero" l'Impero Romano. Contando solo sui propri mezzi, non potevano far nulla, ma uniti a Cristo, come i tralci alla vite, produssero frutti in abbondanza.

(Prego)

O Padre, che continui ad agire sempre su di noi perchè siamo tralci innestati più intimamente alla vera vite del tuo Cristo, Fa' che non ci sottraiamo mai alle purificazioni necessarie per una maggiore fecondità nel bene.

(Agisco)

Cerco sia l'autostima, sia l'umiltà nel riconoscere limiti e capacità.

 

 
 
 

17 maggio 2022, 5

Post n°3113 pubblicato il 17 Maggio 2022 da donmichelangelotondo

Le connessioni tra pianoforte ed arpa
Di
Miky Di Corato -
17 Maggio 2022
Il pianoforte di Angela Tursi e l'arpa di Susanna Curci si sono intrecciati per una melodia a quattro mani, un gioco di "connessioni" per un nuovo e sinfonico album con otto brani strumentali. Alle Sans Fil (nome del duo) abbiamo rivolto qualche domanda.

Ciao, Angela e Susanna. Da dove nasce l'idea di mescolare pianoforte ed arpa?
S: Il progetto è nato 4 anni fa nelle aule del conservatorio Nino Rota di Monopoli, dove ci siamo conosciute casualmente. In quel periodo abbiamo cominciato a collaborare in occasione del primo album di Angela. Da quel momento, nonostante la distanza, abbiamo continuato a lavorare "virtualmente" e ad incontrarci dal vivo ogni qualvolta ce ne fosse stata l'occasione.

Poi è arrivata la pandemia che, forzandoci a rimanere in casa, ci ha regalato tanto tempo libero. Tempo che abbiamo scelto di dedicare alla composizione a distanza: lì è nato "Connessioni", etichetta Inri Classic.

Le "Connessioni" del vostro album sono ancora possibili nell'era social?

A: Prima della pandemia eravamo convinte che la distanza fisica fosse un ostacolo insormontabile. Poi abbiamo scoperto che in fondo non era davvero così. Avere una visione creativa molto simile, sapere "ascoltarsi", venirsi incontro nonostante fossimo distanti: tutto questo è avvenuto soprattutto grazie alla "connessione internet". Pertanto sì, pensiamo che le connessioni a cui ci riferiamo siano ancora possibili nell'era dei social e anche che la solitudine forzata che abbiamo tutti sperimentato durante la pandemia ci abbia spinto maggiormente verso un forte desiderio di sentirci connessi con tutto ciò che ci circonda e con tutte le persone con cui abbiamo il desiderio di restare in relazione.

A cosa deve il vostro nome, "Sans Fil"?
S: Sans Fil significa letteralmente Senza Fili e si riferisce sempre al concetto di connessione.

Viviamo distanti e ci vediamo pochissimo dal vivo, ma nonostante ciò siamo fortemente connesse e lavoriamo insieme con grande piacere.

Qual è l'elemento di continuità che unisce gli otto pezzi strumentali della compilation?

A: L'elemento di continuità sono proprio le connessioni che da sempre l'uomo ha avuto bisogno di creare per generare relazioni. Abbiamo posto molta attenzione sull'elemento della natura, dell'arte e in particolare della danza, della spiritualità, del rapporto con l'altro. Ognuno dei nostri brani (Luce, Promenade, Crystal, Pasión, Notturno invernale, Sul ruscello, The clock, Prayer) si avvicina a uno in particolare di questi elementi, cercando però di contenerli tutti. Non a caso abbiamo scelto di realizzare due video in luoghi naturali e con un forte accento sulla danza, sul colore e sul senso di connessione e unione tra le persone e in special modo tra di noi (Sul ruscello, realizzato nella località naturale "Pino di Lenne", in provincia di Taranto e Pasión, realizzato presso la terrazza Mascagni di Livorno, con il suo splendido affaccio sul mare).

 

 
 
 

17 maggio 2022, 4

Post n°3112 pubblicato il 17 Maggio 2022 da donmichelangelotondo

Il cavaliere ignoto
Di
Mina Rutigliano -
17 Maggio 2022
Che riposi in pace...

Eravamo in una necropoli. Che parola orribile! Sa di morte e decomposizione e peccati e buio pesto e speranze mai nate. E invece alla nostra vista si estendeva un prato enorme, verde, pieno di varietà infinite di piante e insetti, fiorellini allegri e tanto tanto sole. Cosa bella, niente di macero. Dov'erano quindi le tombe? Per poco non ci finimmo in una direttamente dentro, a rischio di rottura dell'osso del collo. La disgrazia cominciava ad aleggiare timida. Solo forti massi di pietra incastrati da duemila e passa anni che erano diventati parte del terreno, parte integrante della natura, elementi necessari al territorio murgiano. Sempre ultima dimora era e rimaneva, pur violata e aperta a pioggia e vento, ai nostri occhi profani. Chissà chi era stato sepolto in quel punto, di certo persona di piccola statura. Sì va bene e poi? Uomo o donna? Giovane o vecchio? Felice o disperato? Uno di noi, uno come noi .

Gli era stata data degna sepoltura, niente falò, e questo molto prima ancora che Cristo venisse a tagliare il tempo in due giganteschi tronconi oltre che a spaccare le anime in mille pezzi. Quello era quindi un luogo di dolore, qualcuno aveva versato lacrime e noi invece ridevamo allegri. La bella giornata , la natura generosa, la compagnia, tutto ci dava spirito leggero. Eravamo vivi, divieto assoluto a pensare alle nostre di tombe, in vacanza dai pensieri bui. Persino l'arbusto che spuntava dalla tomba era gaio. Simpatico, un signor grasso asparago che sarebbe finito sulle nostre vive tavole ben imbandite.

Ci pensò il grido del vento che scompigliava capelli e pensieri a riportare priorità. Ho deciso fosse l'ultima dimora di un cavaliere, mi veniva bene cosi. Un giovane cavaliere con armatura, che si sarà rigirato nella tomba a cielo aperto mentre ci ascoltava. Morto combattendo con un sorriso appena accennato sulle labbra tumide. Con quel volto nel sonno eterno di chi ha capito tutto. E miseri noi che ancora chiediamo cose e ci confondiamo di più. Tipo abbiamo dimenticato completamente sotto che tetto stiamo. Abbiamo studiato e analizzato l'impossibile ma sgraniamo gli occhi nella natura che in realtà è casa nostra e ad alzare gli occhi al cielo vengono le vertigini. La domanda cardine era: da che parte sorge il sole?

Senza punti di riferimento eravamo smarriti. Niente strade e case e cemento e auto. Niente internet ad indicarci la strada. Il sole sorge ad est e tramonta ad ovest: l'abbiamo studiato sui libri di scuola tutti, nessuno escluso. Il problema è trovarlo l'est. Il cavaliere antico è venuto in aiuto alla nostra emerita ignoranza. Una pietra a zenit buttata lì a caso presentava un foro in alto. La guida ci disse che il sole vi entrava quando sorge. Un lucignolo, un omaggio astrale, una candela votiva o una carezza? Della sua romantica sposa, di un ingegnere arcaico, di un aggiustapietre geniale? Sono tornata a chiedermi quanto tempo fosse passato dalla morte del cavaliere. Ho calcolato nella logica confortevole dei numeri che tanto ci calmano i nervi. Ora diciamo circa che è successo duemilacinquecentoventidue anni fa, uno più uno meno. Che moltiplicato per trecentosessantacinque giorni all'anno e non considero gli anni bisestili perché non ci piacciono fa esattamente novecentoventimilacinquecentotrenta volte.

Numero enorme, vicino all'infinito. Ora sono passate guerre e rivoluzioni,terremoti e tempeste. Gli uomini hanno cambiato facce e costumi. Tanto pensiero si è evoluto e a volte involuto. Tutto nella logica illogica della vita. Ma torno su questo pensiero fisso come le pietre in questione. Per un numero quasi infinito di volte il sole ha forato la pietra e si è posato sulla tomba del cavaliere nella sua danza per l'eternità. Ero ancora discosta appena dalla tomba ma la forma del foro dovevo guardarla da vicino. Mi sono avvicinata, era a forma precisa di cuore.

Doveroso questo pensiero quindi. Direi riparatorio. Scusa il disturbo, scusa la chiacchiera. Col sole che ti accarezza la fronte ogni mattina, coi fiori che continuamente ti nascono a ghirlanda intorno, riposa in pace, bellissimo cavaliere ignoto.

 

 
 
 

17 maggio 2022, 3

Post n°3111 pubblicato il 17 Maggio 2022 da donmichelangelotondo


Google e l'effetto "help"
di Riccardo Luna
Google e l'effetto "help"
16 Maggio 2022
Aggiornato alle 12:35 1 minuti di lettura

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Da sempre la tecnologia di consumo va alla ricerca dell'effetto wow. Il lancio di ogni nuovo prodotto è sempre stato accompagnato da promesse mirabolanti ed effetti speciali. In questo la Apple è stata la capofila, ma anche le convention di Microsoft per un certo periodo sono state spettacolari; e lo stesso effetto poi ha cercato Facebook (prima ancora dell'ultimo annuncio del Metaverso con Mark Zuckerberg che viaggiava nel tempo e nello spazio, va ricordato quando lo stesso Zuckerberg si presentò ad un evento per lanciare i visori della realtà virtuali e tutti gli astanti, fra il pubblico, lo guardavano attraverso i visori. Piuttosto creepy, direbbero i miei figli).
I No Vax di Google e noi
di Riccardo Luna
06 Dicembre 2021

L'impressione è che quella stagione, la stagione del wow, sia temporaneamente archiviata. L'indizio più robusto viene dall'ultima convention di Google per i suoi sviluppatori. Un evento storicamente molto importante, che per esempio qualche anno fa era servito all'amministratore delegato per fare una delle prime dimostrazioni di un assistente vocale gestito da una intelligenza artificiale perfettamente in grado di prenotare un tavolo al ristorante al telefono senza che nessuno si accorgesse che a parlare era un software.

 

 
 
 

17 marzo 2022, 2

Post n°3110 pubblicato il 17 Maggio 2022 da donmichelangelotondo


L'animale domestico che meritiamo

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Cinghiali si nutrono di immondizia nella zona di Monte Mario

Cinghiali si nutrono di immondizia nella zona di Monte Mario

Figuriamoci se voglio parlarvi dei problemi del traffico romano. Vado a parare al fatto che siamo convinti di scegliere, invece ci affezioniamo a quel che capita sotto mano: ma devo partire dal traffico, e dai cinghiali. Lavoro in un posto che sta nel triangolo delle Bermuda fra lo stadio olimpico, la sede degli Internazionali di tennis e la collina di Monte Mario da cui la sera scendono i cinghiali. Ci lavoro nel fine settimana, per sovrapprezzo, quando al tramonto c'è anche un certo movimento naturale teso allo svago.

L'intera area, un paio di chilometri, è transennata, impenetrabile. L'ultima volta che ho provato a fenderla con un'auto, dopo quaranta minuti di circumnavigazione dei blocchi ho abbassato il finestrino e sull'orlo delle lacrime ho spiegato alla gentile poliziotta che stavo per mancare la messa in onda e questo non giova alla ritenzione idrica: lei mi capisce, agente. E' stato inutile. Vado a piedi, ma ci sono i cinghiali. In particolare ce n'è uno, enorme, che le prime volte ha causato panico, gente asserragliata e inutili chiamate al 113 (non si passa, come ho detto. La polizia per giunta è già sul posto ma occupata coi tifosi).

Da un paio di settimane l'animale è stato adottato degli abitanti. Si è formato un comitato, lo nutrono. Mi ha detto il ragazzo della pizza a taglio che gli hanno anche dato un nome. Sono tutti molto preoccupati che finisca il tennis, perché la bestiola potrebbe restare vittima di un incidente. Meno male che resta il calcio, nel week end. D'altra parte è una cosa bella prendersi cura degli animali, no? - ha aggiunto un tipo con una croce runica tatuata sull'avambraccio, e masticando un pezzo di quattro formaggi si è incamminato alla partita.

 

 
 
 

17 maggio 2022

Post n°3109 pubblicato il 17 Maggio 2022 da donmichelangelotondo

(Leggo)

«Vi lascio la pace, vi do la mia pace» Gv 14,27-31.

Ad Auschwitz, nel campo di concentramento, c'era un carcere: il famigerato Blocco II. Là, in una cella sotterranea san Massimiliano Kolbe è morto d'inanizione dopo una lunga e penosa agonia, attorniato da ogni tortura e miseria umana. Fuori c'era il cortile in cui circa ventimila uomini furono assassinati; di fianco, l'"ospedale" in cui si praticava la vivisezione su esseri umani, mentre, in fondo alla strada, si trovava il forno crematorio. Eppure, nel cuore di padre Kolbe regnava quella pace che Cristo aveva promesso di dare ai discepoli che, seguendo il suo esempio, sarebbero morti per la vita di altri.

(Prego)

O Signore Gesù, che ci hai lasciato in dono la tua pace per vincere ogni turbamento e paura, fa' che diffondiamo attorno a noi la gioia di chi sa che il potere del male non può prevalere su chi confida in te.

(Agisco)

Essere capace di gesti concreti di riconciliazione e di fraternità.

 

 
 
 

16 maggio 2022, 4

Post n°3108 pubblicato il 16 Maggio 2022 da donmichelangelotondo

Cani, volpi, amori
di Gabriele Romagnoli
Cani, volpi, amori
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01:37

16 MAGGIO 2022 ALLE 00:01
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La prima cosa bella di lunedì 16 maggio 2022 è la pagina di un libro che parla di cani, ma in queste righe di volpi. Tutte similitudini per parlare dell'amore. E del dolore che provoca. Il romanzo è Cani selvaggi, di Helen Humphreys, pubblicato da Playground qualche anno fa. E' la storia, inusuale e affascinante, di sei cani che lasciano la sicurezza, le case, le strade e fanno branco nel bosco. E delle sei persone che ogni sera si ritrovano ad aspettare che tornino. La pagina che mi è rimasta impressa riguarda invece una volpe. La voce narrante sta guidando in campagna e vede una volpe appena investita da un'auto. Rallenta perché nota un'ombra che le sta accanto. Capisce che è un'altra volpe, illesa, piegata accanto al corpo di quella morta. Ha occhi inespressivi, non è turbata dalla luce dei fari. Non sa che fare, salvo vegliare inquieta sul corpo della compagna. Non si muove quando l'auto passa e forse l'auto successiva, passando più veloce, la investirà. La voce narrante dice: "È questo che l'amore rende possibile ed è per questo che bisogna temerlo. Non voglio essere quella volpe. Non voglio provare quel dolore. E non sto parlando della volpe morta, ma di quella viva". Ma essere stata quella volpe, prima del dolore, è proprio quello che rende la strada degna di essere continuata. E la strada regala.

 

 
 
 

16 maggio 2022, 3

Post n°3107 pubblicato il 16 Maggio 2022 da donmichelangelotondo

Dentro
Di Damiano Landriccia -16 Maggio 2022


Di Sandro Bonvissuto
Non ho scritto un "Piccolo Principe" e la mia dedica non sarà bella come quella indirizzata a Leone Werth.
Ma devo dedicare un po' di stima e di affetto a una persona colta, gentile e coraggiosa: una persona che accetta le difficoltà e cerca quotidianamente di sopravvivere da buon essere umano.
Ce ne sono tante? No, poche. Perché se fosse il contrario il mondo sarebbe un posto più decente.
Questa persona si chiama Sandro Bonvissuto e vive a Roma.
Non è ancora bravo a vivere una vita perfetta, senza provocare e provocarsi dispiaceri o incomprensioni ma chi lo è di noi?
Ha scritto dei libri che celebrano la vita come premio, resilienza e rinascita.
Meriterebbe più attenzione e cura da parte degli editori e dei lettori ma per una sorta di provocazione dolosa della vita stessa, si ritrova solo.
Non dovrei dirlo che è laureato in filosofia e che è costretto a lavorare come cameriere per poco più di 1000 euro al mese.
In bici ogni giorno, escluso quello di riposo, percorre chilometri in bici sia d'inverno che d'estate sino a dove lavora: una macchina non se la può permettere.
Chi non ha una laurea nel nostro Paese ed è costretto ad un lavoro poco gratificante?
Sandro però ha scritto un libro umanamente sbalorditivo: "Dentro".
E altri. Ma il mio cuore di lettore si è fermato a "Dentro".
Buona sera
Il libro "Dentro" è un piccolo capolavoro.
Piccolo perché il vero grande capolavoro è la vita che racconta.
E i personaggi, esseri umani, i pochi rimasti e rinchiusi fragili e impauriti per incomprensioni più grandi di loro in posti con poca luce ma pieni di crepe: basta aspettarla la luce che entra.
La gioia degli abbracci e degli sguardi, del silenzio.
Il dialogo del bambino con il padre, immenso, commovente e vero.
Gli insegna ad andare in bici.
Poi tanti miracoli, frasi, quasi monumenti di parole:

«La vita è una cosa complicata; quando scendi dalla giostra, poi non ci risali piú».


"L'orologio è insieme sacerdote e tempio della piú grande delle religioni dell'umanità, i cui fedeli adorano solo un determinato metodo nella ripetizione. E tutti lo osservano per non restare esclusi da quella liturgia. Una liturgia che è come una procedura per misurare quello che è piú grande di noi'.

"Scrivere e vivere sono i due estremi della stessa corda. Due risposte differenti ma ugualmente buone alla stessa domanda. E perciò devi scegliere di usarne solo una per volta, non le puoi usare insieme. Però puoi usarne una per amministrare l'altra e muoverti nel trascorso scomposto e lacerato".

Un inno all'essere umano.

I libri che aprite, sfogliate, studiate in tutte le scuole e università del mondo non possono sostituire quelli come "Dentro".
Perché? Sono libri che non spiegano un essere umano ma solo gli eventi che lo coinvolgono.
Per spiegare un essere umano ne occorre un altro: serve che quest'ultimo usi se stesso per misurare l'odio e la gioia.
Detto questo, desidero dedicare la mia vita poco speciale, normale, alle vite straordinarie dei tanti libri che ho letto.
Leggere è avere un letto pulito e una doccia ovunque nel mondo che si conosce e quello che si vorrebbe conoscere.
È avere una partenza improvvisata che diventa casa.
Provate a leggere i libri di Sandro Bonvissuto. Chiamatelo nelle scuole, invitatelo nelle librerie a spiegare quello che la vita ci sbatterà in faccia prima o poi, per farci desistere ma anche crescere.

 

 

 
 
 

16 maggio 2022, 2

Post n°3106 pubblicato il 16 Maggio 2022 da donmichelangelotondo

Non conosci la Puglia se non la mangi
Di Paolo Farina -16 Maggio 2022


Una festa a 5 sensi!
Non conosci la Puglia se non ne assapori i gusti: una vera festa per i tuoi 5 sensi!

Il Mediterraneo è casa nostra, del resto la nostra terra si insinua tra l'Adriatico e lo Ionio sino a guardare alle isole greche e... oltre!


Che scegliate il Salento, il Gargano o la Murgia, troverete ricette per tutti i gusti, sia che siate vegetariani, sia che amiate la carne o il pesce: il nostro patrimonio enogastromico è così ricco e variegato che non teme confronti.

Ovviamente, nei 258 Comuni paesi, anzi: in ogni singola contrada, troverete una declinazione diversa di ricette antiche e sempre nuove.

Insomma, la Puglia non è solo "orecchiette e cime di rapa" (anche se vi consigliamo di assaggiarle: non le scorderete più!).

La carne alla brace o le specialità a base di pesce sono il nostro forte, ma vogliamo parlare della parmigiana, del piatto "riso patate e cozze", del pane e delle focacce a lievitazione naturale, del nostro olio EVO rigorosamente DOP?

Verdure fresche ad ogni stagione, burrata, mozzarelle e formaggi, "pucce", "pettole", pasticciotti e dolci di ogni genere... difficile che possiate resistervi, specie se innaffiati dai nostri vini DOC e IGT: il Negroamaro, l'Aleatico, il Primitivo, solo per fare alcuni nomi.

E se fate indigestione, nessun problema: una bella passeggiata o un'escursione in bike attraverso i nostri ulivi secolari o i nostri vigneti, per visitare agrimusei o masserie didattiche, è giusto quel che ci vuole per smaltire qualche caloria di troppo.

Puglia, se non ci fosse, chi potrebbe inventarla?

 

 
 
 

16 maggio 2022

Post n°3105 pubblicato il 16 Maggio 2022 da donmichelangelotondo

(Leggo)

«Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui» Gv 14,21-26.

Oggi viviamo in un mondo in cui "si ama tanto", ma le emozioni trasportano e travolgono molte persone. Il Signore Gesù chiede anche Lui di amare, ma legandosi alla quotidianità, alla stabilità e al "per sempre".

(Prego)

O Padre, trasformami con la luce e la forza del tuo amore per portare agli uomini la novità di salvezza . della Pasqua del tuo Figlio.

(Agisco)

Che le persone da me amate e rispettate possano ricevere un raggio del Suo Amore.

 

 
 
 

15 maggio 2022, 3

Post n°3104 pubblicato il 15 Maggio 2022 da donmichelangelotondo

Perdonare se stessi (Paradiso IX)
Di
Paolo Farina -
15 Maggio 2022
«Ma lietamente a me medesma indulgo
la cagion di mia sorte, e non mi noia;
che parria forse forte al vostro vulgo»
(Paradiso IX, vv.34-36)

Siamo ancora nel Cielo di Venere, il terzo del Paradiso, e ci accomiatiamo da Carlo Martello con una oscura profezia sul futuro della sua discendenza.

Gli subentreranno Cunizza da Romano, sorella del tiranno Ezzelino, e Folchetto di Marsiglia, che fu prima trovatore di liriche d'amore e poi vescovo di Tolosa. I due si diffonderanno, rispettivamente, sul traviamento di chi è assetato di potere, come i contendenti della Marca Trevigiana, e sulla aberrazione di chi invece è preda della smania di avere, come i papi e cardinali, corrotti dalla seduzione del fiorino, coniato nell'opulenta Firenze e allora moneta di scambio tra le più pregiate.

Il canto è molto ricco di riferimenti a personaggi ed eventi storici in gran parte contemporanei di Dante. Non li riassumerò, lasciando al lettore la libertà di misurarsi direttamente col testo. Preferisco soffermarmi sulle parole di Cunizza, citate in esergo, che sono di lì a poco riecheggiate dalla dichiarazione di Folchetto.

Dante ricorre ad una forte allitterazione della "m" - Ma lietamente a me medesma indulgo - per esprimere con quale stato d'animo guardi al suo passato Cunizza, che pare essersi sposata più volte ed essere stata l'amante del trovatore Sordello: con letizia io perdono a me stessa il comportamento che fu origine della mia sorte e non provo rammarico; cosa che al volgo non sarà facile comprendere.

Dal canto suo, Folchetto ribadisce:

«Non però qui si pente, ma si ride,
non de la colpa, ch'a mente non torna,
ma del valor ch'ordinò e provide»

(Paradiso IX, vv. 103-105).

In libera traduzione: nondimeno in questo Cielo non c'è posto per il pentimento, ma solo per il gaudio: non per il ricordo della colpa, cancellato nella nostra mente, ma per via della divina virtù che tutto ciò ha disposto.

Se non si trattasse di parole volute da Dante, il più ortodosso dei poeti, verrebbe da pensare ad un atto di irriverenza, ai limiti della dissacrazione: due beati che, parlando del loro esser stati preda dell'amore sensuale, dichiarano di non aver modo di rammaricarsene, di poter anzi guardare al passato con gioia, di poter persino provare gratitudine nei confronti di un piano "provvidenziale" che li ha visti succubi di passione. E che, ad esempio, ha fatto sì che la prostituta Raab fosse la prima ad essere accolta nel terzo Cielo dopo la discesa agli inferi di Cristo.

Ora, Dante non ha bisogno delle mie difese. Del resto, abbiamo già avuto modo di soffermarci su quanta pietà possa esserci all'Inferno per chi cede all'amore. Preferisco, dunque, lasciarmi suggestionare da parole come "indulgo con gioia a me stessa", "non provo rammarico", o anche: sorrido di quelli che sono stati i miei errori.

Perché mi hanno reso ciò che sono. Un uomo e una donna migliore, pur nella sua fallibilità. Un beato: termine che nel linguaggio biblico originario starebbe a significare "uno che sta in piedi con dignità" piuttosto che "uno che sorride come un ebete".

Stare in piedi nella propria dignità, perdonando i propri errori, in umiltà e non per pusillanimità. Che non sia già questo Paradiso?

Lewis B. Smedes: «Perdonare significa aprire la porta per liberare qualcuno e realizzare che eri tu il prigioniero».

Voltaire: «Siamo tutti impastati di debolezze e di errori; perdoniamoci reciprocamente le nostre sciocchezze: questa è la prima legge di natura».

Antonio Porchia: «Sì, questo è il bene: perdonare il male. Non c'è altro bene».

 

 
 
 

15 maggio 2022, 2

Post n°3103 pubblicato il 15 Maggio 2022 da donmichelangelotondo

https://youtu.be/MXnVNfSmFxU

 
 
 

15 maggio 2022

Post n°3102 pubblicato il 15 Maggio 2022 da donmichelangelotondo


I veterani e i neofiti

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Una scena della Tempesta di Shakespeare nell'allestimento di Alessandro Serra

Una scena della Tempesta di Shakespeare nell'allestimento di Alessandro Serra

Mi sono trovata per due giorni di seguito, con il consueto senso di estraneità che mi accompagna ovunque, ad ascoltare i commenti di critici titolati a spettacolo finito. Uno era un film, l'altro un'opera teatrale. In entrambi i casi i commenti erano sprezzanti, annoiati, talvolta feroci e spesso virati sulla vita personale degli autori. Nulla da dire sui gusti, magari sui modi.

Del film racconterò più avanti, quando sarà uscito a Cannes. L'opera teatrale era la Tempesta di Shakespeare nell'allestimento di Alessandro Serra e si diceva - dicevano - che è "troppo pop", "fuori fuoco", "non all'altezza" del suo celebre lavoro precedente, Macbettu, il Macbeth recitato in sardo da soli uomini che ha fatto il giro del mondo. Vorrei però lasciare da parte il giudizio degli esperti titolati e, voltando le spalle al palcoscenico, dirvi del pubblico. Forse perché era pomeriggio la platea era stracolma di ragazzi, credo sollecitati dalle scuole, di bambini con le nonne, di gruppi di rumorose amiche di mezza età con evidenza non frequentatrici abituali.

La platea costituiva uno spettacolo in sé: applaudiva quando di solito non accade (un oggetto di scena che cala dall'alto: applauso all'oggetto) rideva alle parole oscure di Calibano, un'adolescente seduta dietro di me quando Prospero ha detto "siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni" ha commentato "che figata, questa me la tatuo". Un pubblico meraviglioso. Mi è tornato in mente quel che mi disse una volta un minatore del Sulcis: si sbaglia, in miniera, per troppa esperienza o per poca. Cadono i veterani e i neofiti. Questi ultimi però hanno tutto il tempo per imparare e la curiosità della scoperta: li preferisco, come compagni.

 

 
 
 

14 maggio 2022, 7

Post n°3101 pubblicato il 14 Maggio 2022 da donmichelangelotondo

(Leggo)

«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» (Gv 15,9-17).


Quasi sempre finiamo col fare l'unico lavoro che abbiamo trovato e di amare l'unica persona che ha voluto stare con noi... Ed ecco la buona notizia: come Mattia, Dio ci tira in ballo quando meno ce lo aspettiamo. Se abbiamo passato la nostra vita su una panchina al bordo del campo di gioco, se abbiamo visto tanti altri passarci davanti e giocare, ciò non significa che siamo perdenti o incapaci. Forse agli occhi del mondo, ma non agli occhi di Dio che ci valorizza e ci fa giocare la partita della salvezza. Animo, allora, e pronti a entrare in campo!


(Prego)

Dio onnipotente ed eterno, per Cristo Signore nostro. Pastore eterno, tu non abbandoni il tuo gregge, ma lo custodisci e proteggi sempre per mezzo dei santi apostoli, e lo conduci attraverso i tempi sotto la guida di coloro che tu stesso hai eletto vicari del tuo Figlio e hai costituito pastori.


(Agisco)

Affiancare educatori, genitori, sacerdoti nel difficile a al contempo bel compito dell'educazione e dell'evangelizzazione.

 

 
 
 

14 maggio 2022, 6

Post n°3100 pubblicato il 14 Maggio 2022 da donmichelangelotondo

Sarebbe da ridire, se non fosse da piangere...
Di
La smorfia -
14 Maggio 2022

Erdogan: «No a Finlandia e Svezia nella Nato: ospitano terroristi del PKK».

E pensare che pure Garibaldi per l'Impero Austro-Ungarico era un terrorista...
Mosca: «Ad ora è impossibile un incontro Putin-Zelensky».

Sono troppo impegnati a bombardarsi...

 

 
 
 

14 maggio 2022, 5

Post n°3099 pubblicato il 14 Maggio 2022 da donmichelangelotondo

Puglia sempre
Di
Paolo Farina -
14 Maggio 2022
Un'offerta turistica da valorizzare 12 mesi all'anno.

Destagionalizzare l'offerta turistica: è la sfida che attende un territorio ricco e diversificato come la Puglia. Una sfida che si può vincere.

Si sa, l'estate è la stagione principe del turismo nostrano. Da qualche anno, anche la primavera, in particolare la tarda primavera, sta vedendo aumentare le presenze turistiche e un'analoga osservazione si potrebbe fare per le primissime settimane d'autunno.

Resta però un arco di 5-6 mesi, da ottobre a marzo, che rappresentano una vero potenziale, in gran parte non valorizzato, per rilanciare l'economia della nostra Regione.

Negli anni passati, progetti ambiziosi come "Discovering Puglia, tra vie e cammini", messi a punto dall'assessorato regionale al turismo, miravano senz'altro nella direzione giusta, ma rischiano di restare come "rara avis" o, se preferite, come "mosche bianche".

Il turismo pugliese negli ultimi 15 anni ha decisamente cambiato passo, eppure, perché esploda 12 mesi all'anno, occorre fare sistema ed è necessario, innanzi tutto, un cambio di mentalità, a cominciare dagli operatori del settore.

È vero che "l'erba del vicino è sempre più verde", ma chissà quanti altri territori invidierebbero una Regione che può vantare le bellezze artistiche e naturalistiche, il patrimonio storico, archeologico ed enogastronomico della nostra terra: dal Gargano alla Daunia, dalla Puglia Imperiale alla Terra di Bari, dalla Valle d'Itria alla Magna Grecia, dall'Alta e Bassa Murgia alla nostra lunghissima e variegata costa, dalle Gravine a Santa Maria di Leuca, lungo le vie Appia, Traiana, Micaelica, Francigena, i Tratturi della transumanza, la Via Leucadense e chi più ne ha più ne metta.

Quando il sistema Puglia imparerà a viaggiare h24, ci vorrà un anno di 24 mesi per conoscere e far conoscere i tesori di una delle Regioni più belle d'Italia.

 

 
 
 
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