Il sole brucia ancora specie sulla mia maglietta nera.Cammino veloce canticchiando una canzone,con ai piedi le mie fide scarpe slacciate viola.M’ imbatto in qualche sguardo che arrivadalle macchine che incrocio…o dalle persone che arrivanodall’ altra parte sul marciapiede;qualcuno mi sorride.Ogni tanto l’ occhio mi cadesu qualche vetrina…e mi accendo una sigaretta che mi faccia compagniaper qualche metro.Leggo il nome delle vie alla mia destra,tra due forse sarà quella a cui girare.Eccola…è la mia.Poco più avanti un portonedi legno, molto grandedi quelli delle classiche corti lombarde;fatti con due porte enormi chiuse dall’ interno e una porticina per l’ ingresso.“ok…”mi dico “respira”Una schiarita di voce e suono il campanello…”drinn”La portina si apre senza che io mi annunci.Entro.La corte è tutta sistemata…ci sono anche dei fiori…le belle di notte,li chiama così mia nonna;sono chiuse di giorno e aperte di notte, rosa e gialle.La maggior parte delle finestre sono aperte e ho come l’ idea che sia ben popolata la situazione.Forse, oltre che agli uffici,ci sono anche delle abitazioni, ma ecco che vedo la mia porta.“Troverai una targa argentata sul muro…”Dev’ essere questa.Appena sopra la maniglia c’ è scritto “avanti”“E’ permesso?”chiedo.La stanza è buia.Buio pesto.Zero luce.Ma la sua voce mi risponde:“Fidati delle mie parole per arriavre fino a me”Le cose sono due.Posso decidere di non ascoltarlo,provare a proseguire come se non lo sentissi,tenendo le braccia protese davanti a me,rischiando di inciampare,di andare a sbattere contro qualche tavolino,qualche sedia,magari urtando una lampada e facendola cadere a terra.O invece potrei lasciarmi guidare dalle indicazioni della sua voce.“Stai attenta:proprio davanti a teCi sono un paio di gradini,Occhio a non farti male!!Ihihih!!!Ascoltami!Hai fatto i gradini?Bene…allora prosegui dritto davanti a teCinque passi in avanti e poi girati verso destra…Ecco..se brancoli un po’ con la mano sinistradovresti toccare un divano…Alla fine del divano c’è un tavolino piuttosto basso,abbassati, seguilo con la mano,giragli intorno e siediti sul divano”Potrei scegliere di fidarmi oppure no.Nel caso in cui mi fidassi…E se mi mandasse chissà dove?Come potrei uscire…facendomi del malecercando la porta?Allora tanto vale…Può essere.Ma nel buioIo chiudo gli occhi.Ascolto la sua voce.L’ impressione è che sia sedutoMagari sullo stesso divano.Ma non ne ho la più pallida idea.Faccio un gradino e poi l’ altro…Conto nella mente i miei passi cercando di andare dritta davanti a me “uno, due, tre, quattro cinque…” e ora mi giro…cerco con la mano il divano…lo sento! E’ di un tessuto morbido, come se fosse velluto o ciniglia…Il divano finisce e mi abbasso con la schiena cercando il tavolinoecco anche questogli passo intorno e trovo il bracciolo del divano…Di sottofondo c’è Trouble dei Coldplay e nell’ aria si respira l’ odore di una candela appena spenta.“Siediti”Mi siedo in silenzio e “click”La luce si accende…Ci guardiamo negli occhi fissisenza dire una parola.Lui prende le mie mani e le tiene tra le sue,e mi abbraccia con delicatezza.“Mi sei mancata”dice “pensavo che non saresti più arrivata”Accenno un sorriso e appoggio la mia testa sulla sua spallla.Rimaniamo ancora qualche attimo a guardarci negli occhiprima di parlare di nuovo.Alle pareti ci sono i suoi vari attestati e stampe in bianco e nero che ritraggonoluoghi della città negli anni passati.Amo le foto in bianco e nero.La libreria è piena zeppa di libri,la scrivania è colma di carteun’ altra scrivania è il regno della sua mentecon tutti i suoi computer e con piacere vedo il caleidoscopio che gli ho regalato qualche tempo fa.“Bene”mi alzo e vado verso la scrivania.“Vedo che hai ancora il mio regalo”“Certo” ci guardiamo e si alza anche lui dal divano.“Prendo qualcosa da bere”“OK, ti aspetto”Si allontana entra nella stanza accanto ementre io crurioso in giromi grida ”Ceres?”…”Ok.Grazie”Indossa giacca e pantalone blucon una camicia azzurra a righecon i polsi bianchi,le sue solite All Star bianchee mentre viene verso di mesi allenta il nodo alla cravatta…”Salute” Mi accendo un’ altra sigaretta e lui fa lo stesso.Mi chiede “Allora…cosa ne pensi del mio ufficio?”“Bello…mi piace.E’ davvero bello.Ti confesso che appena sono arrivata Mi chiedevo soltanto come mai fossi al buio.”“Ti aspettavo con impazienza e con curiosità.Volevo vedere come ti saresti comportata e se avresti ascoltato le mie parole….”“Ah era una prova allora….e come sono andata?”“Sei arrivata dove volevo.Quello che non mi spiego ancora però ècosa ti spienge a fidarti ancora di me”
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Il sole brucia ancora specie sulla mia maglietta nera.Cammino veloce canticchiando una canzone,con ai piedi le mie fide scarpe slacciate viola.M’ imbatto in qualche sguardo che arrivadalle macchine che incrocio…o dalle persone che arrivanodall’ altra parte sul marciapiede;qualcuno mi sorride.Ogni tanto l’ occhio mi cadesu qualche vetrina…e mi accendo una sigaretta che mi faccia compagniaper qualche metro.Leggo il nome delle vie alla mia destra,tra due forse sarà quella a cui girare.Eccola…è la mia.Poco più avanti un portonedi legno, molto grandedi quelli delle classiche corti lombarde;fatti con due porte enormi chiuse dall’ interno e una porticina per l’ ingresso.“ok…”mi dico “respira”Una schiarita di voce e suono il campanello…”drinn”La portina si apre senza che io mi annunci.Entro.La corte è tutta sistemata…ci sono anche dei fiori…le belle di notte,li chiama così mia nonna;sono chiuse di giorno e aperte di notte, rosa e gialle.La maggior parte delle finestre sono aperte e ho come l’ idea che sia ben popolata la situazione.Forse, oltre che agli uffici,ci sono anche delle abitazioni, ma ecco che vedo la mia porta.“Troverai una targa argentata sul muro…”Dev’ essere questa.Appena sopra la maniglia c’ è scritto “avanti”“E’ permesso?”chiedo.La stanza è buia.Buio pesto.Zero luce.Ma la sua voce mi risponde:“Fidati delle mie parole per arriavre fino a me”Le cose sono due.Posso decidere di non ascoltarlo,provare a proseguire come se non lo sentissi,tenendo le braccia protese davanti a me,rischiando di inciampare,di andare a sbattere contro qualche tavolino,qualche sedia,magari urtando una lampada e facendola cadere a terra.O invece potrei lasciarmi guidare dalle indicazioni della sua voce.“Stai attenta:proprio davanti a teCi sono un paio di gradini,Occhio a non farti male!!Ihihih!!!Ascoltami!Hai fatto i gradini?Bene…allora prosegui dritto davanti a teCinque passi in avanti e poi girati verso destra…Ecco..se brancoli un po’ con la mano sinistradovresti toccare un divano…Alla fine del divano c’è un tavolino piuttosto basso,abbassati, seguilo con la mano,giragli intorno e siediti sul divano”Potrei scegliere di fidarmi oppure no.Nel caso in cui mi fidassi…E se mi mandasse chissà dove?Come potrei uscire…facendomi del malecercando la porta?Allora tanto vale…Può essere.Ma nel buioIo chiudo gli occhi.Ascolto la sua voce.L’ impressione è che sia sedutoMagari sullo stesso divano.Ma non ne ho la più pallida idea.Faccio un gradino e poi l’ altro…Conto nella mente i miei passi cercando di andare dritta davanti a me “uno, due, tre, quattro cinque…” e ora mi giro…cerco con la mano il divano…lo sento! E’ di un tessuto morbido, come se fosse velluto o ciniglia…Il divano finisce e mi abbasso con la schiena cercando il tavolinoecco anche questogli passo intorno e trovo il bracciolo del divano…Di sottofondo c’è Trouble dei Coldplay e nell’ aria si respira l’ odore di una candela appena spenta.“Siediti”Mi siedo in silenzio e “click”La luce si accende…Ci guardiamo negli occhi fissisenza dire una parola.Lui prende le mie mani e le tiene tra le sue,e mi abbraccia con delicatezza.“Mi sei mancata”dice “pensavo che non saresti più arrivata”Accenno un sorriso e appoggio la mia testa sulla sua spallla.Rimaniamo ancora qualche attimo a guardarci negli occhiprima di parlare di nuovo.Alle pareti ci sono i suoi vari attestati e stampe in bianco e nero che ritraggonoluoghi della città negli anni passati.Amo le foto in bianco e nero.La libreria è piena zeppa di libri,la scrivania è colma di carteun’ altra scrivania è il regno della sua mentecon tutti i suoi computer e con piacere vedo il caleidoscopio che gli ho regalato qualche tempo fa.“Bene”mi alzo e vado verso la scrivania.“Vedo che hai ancora il mio regalo”“Certo” ci guardiamo e si alza anche lui dal divano.“Prendo qualcosa da bere”“OK, ti aspetto”Si allontana entra nella stanza accanto ementre io crurioso in giromi grida ”Ceres?”…”Ok.Grazie”Indossa giacca e pantalone blucon una camicia azzurra a righecon i polsi bianchi,le sue solite All Star bianchee mentre viene verso di mesi allenta il nodo alla cravatta…”Salute” Mi accendo un’ altra sigaretta e lui fa lo stesso.Mi chiede “Allora…cosa ne pensi del mio ufficio?”“Bello…mi piace.E’ davvero bello.Ti confesso che appena sono arrivata Mi chiedevo soltanto come mai fossi al buio.”“Ti aspettavo con impazienza e con curiosità.Volevo vedere come ti saresti comportata e se avresti ascoltato le mie parole….”“Ah era una prova allora….e come sono andata?”“Sei arrivata dove volevo.Quello che non mi spiego ancora però ècosa ti spienge a fidarti ancora di me”