dottormanser

I TRE INVERNI DELLA PAURA


Libro interessante che unisce il romanzo alla Storia con la esse maiuscola. Se qualche volta l'intento di Pansa di spiegare il periodo ed i fatti che lo contraddistinsero risulta un po' forzata, nel complesso I tre inverni della paura è un'opera riuscita, che analizza gli anni della guerra e dell'altrettanto cruento dopoguerra, confermandomi ciò che vado pensando da una vita: spesso i vincitori sono più perdenti dei vinti; e gli uomini, poveri loro (povero anch'io che sono essere umano!) non hanno saputo far altro che creare ismi dagli albori della civiltà ad oggi: per cosa? Per autodistuggersi e sottolineare la loro (nostra!) piccolezza. Che pena! Consiglierei agli insegnanti delle scuole superiori (se sono super partes, liberi da condizionamenti ideologici e per nulla faziosi) di proporre questo testo ai propri studenti: la Storia va studiata dalle prospettive più diverse. Per capirla. Per capirci. Sintesi: Nevica sangue nei tre inverni della paura. Sono le stagioni più dure della guerra civile italiana e dell'interminabile dopoguerra. Tedeschi, fascisti e partigiani combattono con obiettivi diversi, ma compiono le stesse atrocità. È questo disordine crudele a travolgere Nora Conforti. Diciotto anni, ragazza di famiglia ricca, Nora si rifugia con il padre sulle colline fra Reggio Emilia e Parma. Non immagina che proprio lì incontrerà il primo amore e subito dopo gli orrori di due guerre in grado di sconvolgere la sua esistenza. Giampaolo Pansa ci racconta una storia che nasce da lunghi anni di ricerche sulla Resistenza e sulle sue tante zone d'ombra. Un affresco della borghesia agraria emiliana, nell'arco di sei anni infernali, dal giugno 1940 alla fine del 1946. E una ricostruzione controcorrente di un'epoca feroce. Accanto a figure che appartengono alla storia, come Togliatti, De Gasperi, i capi delle bande rosse e nere, il vescovo Socche, il partigiano bianco detto "il Solitario", si muove la gente comune di quegli anni. Le donne chiamate a sopportare il peso più grande della guerra. I bambini messi di fronte al terrore politico. I giovani schierati su trincee opposte. L'asprezza dello scontro fra ricchi e poveri. Le vittime del dopoguerra che emergono dalle fosse segrete, fantasmi capaci di turbarci ancora oggi. Sottolineature: "Nascerà il mito della guerra di liberazione e, per non incrinarlo, tutti se ne staranno zitti. E saranno proprio il silenzio e le bugie a macchiare quella storia. Anche i pochi che decideranno di raccontare come sono andate certe faccende, saranno obbligati a tacere. Oppure si ritroveranno da soli, senza protezioni politiche. E terranno tutto dentro di sè.""La guerra la decidono i vecchi. Ma a morire tocca sempre a noi giovani...""E non escludo che una parte dei soldi che vengono estorti ai ricchi, ai capitalisti, finisca nelle tasche del Pci. Il bottino viene diviso a metà. Così anche la coscienza proletaria si sente a posto."