Foto Getty ImagesLibri speciali o audiolibri, meno compiti a casa e più elasticità in classe. Questi gli strumenti per aiutare gli studenti affetti da questo disturbo.NEL PASSATO, la questione veniva liquidata dagli insegnanti con uno sbrigativo: «Suo figlio è intelligente, ma svogliato». Ci sono voluti anni per ottenere una definizione ufficiale della dislessia come disabilità, anche se minore. «La legge 170 del 2010 introduce la difficoltà di lettura, scrittura e calcolo come Dsa, disturbo specifico dell’apprendimento» spiega Giacomo Stella, docente di Psicologia clinica all’Università di Modena e autore di Dislessia oggi (insieme con Enrico Savelli, edizioni Erickson). «Un importante passo in avanti per un problema molto diffuso: si calcola che ci sia un dislessico in ogni classe. Adesso basta presentare una diagnosi e la scuola deve adattarsi». La legge è operativa da quest’anno: ma come sta andando? «Dipende, perché lascia uno spazio di grande discrezionalità» sostiene Alessandra Finzi, psicologa cognitiva che collabora con la casa editrice Biancoenero (
biancoeneroedizioni.com) per la nuova collana di narrativa Zoom, che utilizza un carattere di stampa speciale studiato proprio per i bambini che leggono con fatica. «Ai dislessici è permesso lavorare più sull’orale che sullo scritto e usare gli audiolibri o le sintesi vocali. Ma non tutti gli insegnanti hanno la sensibilità per assegnare a questi bambini meno compiti a casa e tempi più dilatati in classe. Soprattutto con l’inglese, che ha un’ortografia ostica». Ottimista il professor Stella: «La legge contribuisce a far cambiare la cultura, com’è successo per quella sul fumo. La scuola deve abituarsi a offrire opzioni diverse. Ce la farà». FONTE:
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