I casi di dislessia evolutiva in Italia, secondo le stime riportate da Aid (Associazione Italiana Dislessia), sono ad oggi almeno 1.500.000. Gran parte di queste persone, ha avuto una carriera scolastica costellata di difficoltà e insuccessi spesso con conseguenze psicologiche molto pesanti. Per questo motivo parlare di dislessia e conoscere il problema diventa indispensabile. A questo scopo è stato promosso al Centro Giovani Federale, il convegno «Apprendimento scolastico e promozione del benessere. Legge 170 un anno dopo», organizzato da Quartiere Lubiana in collaborazione con Agenzia Politiche per la Salute e Agenzia all’Associazionismo del Comune di Parma, Aid sezione di Parma e Istituto Comprensivo Albertelli-Newton che, a fronte dei 26 casi registrati nell’ultimo anno e mezzo, ha portato avanti percorsi e miglioramenti volti al sostegno dei bambini dislessici. «Cuore» dell’incontro, uno scambio di informazioni e approfondimenti tra scuola, servizi e famiglie, l’occasione per conoscere una problematica spesso ostica, mal interpretata e rimasta invisibile per anni, che vede i numeri in continuo aumento. «Dei soggetti che hanno avuto accesso ai nostri servizi, - spiega Antonio Pirisi, direttore Unità Operativa Neuropsichiatria Infantile Ausl di Parma - il 25% e cioè 854 casi, hanno avuto diagnosi positiva. Un dato pesantissimo. Come per qualunque altra patologia sarebbe necessaria la diagnosi precoce, ma al momento non abbiamo indicatori standard per uno screening adeguato». Come affermato da Massimo Parmigiani, preside dell’Albertelli-Newton e dal neurologo e membro del Comitato Problematiche Sociali Aid, Enrico Ghidoni, «la questione più complessa è rappresentata dalle scuole che, nella loro routine, faticano a rinnovarsi». «Noi siamo arrivati in ritardo rispetto al resto dell’Europa - dichiara Ghidoni - ma con la legge 170 ci collochiamo ai primi posti per aver attuato percorsi adeguati». Tra i problemi maggiormente percepiti, i tempi di attesa che ad oggi vanno a fine gennaio, «causati anche dalle molte richieste di valutazione su studenti liceali, - precisa Pirisi - la diagnosi dei quali è decisamente più complessa, in quanto legata anche a contesti socio-ambientali». «Il nostro obiettivo primario è quello di diminuire le attese - aggiunge Massimo Fabi, direttore generale Ausl Parma - e fare in modo che vengano percepite come adeguate». Fondamentale, alla base della collaborazione tra la scuola e la famiglia, fornire ai ragazzi gli strumenti più adeguati per aiutarli nell’apprendimento, questo «cercando di comprendere i limiti che entrambi hanno, - continua Pirisi - sia in ambito di risorse che di strutture». «Nonostante le criticità va sottolineato l’impegno profuso dalla regione Emilia Romagna che ha portato ad un finanziamento di 430 mila euro alla sanità e 570 mila euro alle scuole - rivela Adriano Monica, referente Area Sostegno alla Persona Ufficio scolastico territoriale Provincia di Parma -. Questo ha significato l’acquisto a Parma di 111 notebook, 87 kit di strumentazione compensativa con pc portatili e software di sintesi vocale e la realizzazione di corsi formativi volti ai bambini, ai genitori e agli insegnanti». Erano presenti al convegno anche Fabrizio Pallini, ex delegato alle Politiche per la Salute, Elisabetta Corda, presidente territoriale Aid sezione di Parma e l’ex presidente del Quartiere Lubiana, Mirella Casoni. FONTE:
GAZZETTA DI PARMA