Dislessia

Cosa dire al bambino con DSA


Quando abbiamo avuto la diagnosi di disortografia di Matilde, la prima cosa che ci siamo domandati è stata: ” E adesso come glielo diciamo?” Un grande aiuto l’abbiamo trovato nella psicologa che segue la bambina, ma anche dalle pagine de “Guida alla dislessia per genitori” una pubblicazione della AID – Associazione Italiana Dislessia. Vorrei proporvele e magari iniziare uno scambio di opinioni.Cosa dire al bambino - Se vostro figlio ha una diagnosi di dislessia, diteglielo. Non ci sono ragioni per tenerlo nascosto. - Spiegategli che la dislessia è molto comune, che probabilmente anche nella sua classe altri bambini l’hanno e forse anche nella sua famiglia qualcuno l’ha. - Potete dirgli che la dislessia è solo un nome per spiegare il perchè dei bambini hanno difficoltà a imparare a leggere, a scrivere e a contare. In realtà siamo tutti diversi. Tutti abbiamo abilità e strategie differenti. Individuate qualche attitudine di vostro figlio, per esempio ad uno sport, alla musica, al disegno, al bricolage. Scoprire le sue capacità relazionali: è amorevole con gli animali, è simpatico, generoso, è dolce, è benvoluto… Insomma occorre trovare qualche lato positivo del bambino, che lui stesso riconosce, questo per far capire che ci saranno altri bambini che imparano subito a leggere e a scrivere e magari non hanno altre sue qualità. Questo è normale. Siamo tutti diversi. - Spiegategli che questo non è colpa sua, nè dei genitori o della scuola. E’ qualcosa che succede senza motivo, come avere i capelli di un determinato colore, o gli occhi azzurri. - Ditegli che questo spiega il perchè delle sue difficoltà a scuola. - Spiegategli anche che questa significa che bisognerà lavorare sodo, impegnarsi molto. Ma che questo avverrà con il giusto aiuto e con gli strumenti appropriati. - Preparatevi a dover ripetere queste cose più volte anche nel corso degli anni. Siate sempre pazienti e disponibili. - Se prima di sapere la diagnosi avete discusso con vostro figlio per i compiti e per i suoi insuccessi, ammettete il vostro errore. Non abbiate paura di chiedergli scusa, i bambini sanno perdonare molto bene. - Se vi è bisogno di un aiuto supplementare, magari per i compiti a casa, presentatelo come un’opportunità, non come una punizione. - Si gli aiuti supplementari vanno ad interferire con altre attività che gratificano il bambino, valutate attentamente se vale la pena di fare questo intervento. - Assicuratevi che vostro figlio sappia che anche se la scuola è molto importante è solo un aspetto della sua vita. - Se volete raccontare della diagnosi ad altre persone, parenti o amici, fatelo cercando di essere il più positivi possibile e dicendo le stesse cose che avete raccontato a vostro figlio. Eventuali discrepanze potrebbero arrivare a vostro figlio e peggiorare il vostro rapporto. - Assicuratevi che vostro figlio sappia che il vostro amore nei suoi confronti non dipende dai risultati scolastici. Certamente queste cose non sono facili da fare. E’ difficile all’inizio accettare la diagnosi tranquillamente. Magari pensate “perchè mio figlio?” o “non è giusto!”. Questo è normale, ma appena il dispiacere iniziale è passato, occorre dirigere tutte le energie nella direzione di affrontare al meglio il problema per aiutare al meglio il bambino. Da queste paginette io ho tratto molti spunti, molte indicazioni per agire praticamente,nella concretezza della quotidianità (scolastica e non). La prima cosa che mi sono sentita di fare è stata quella di chiedere scusa a Matilde, per quelle volte in cui ho insistito nel dirle che era un po’ distratta e che quello era la causa dei suoi errori ortigrafici. Non è stato facile, ma non perchè io faccia fatica a chiedere scusa, ma perchè pensavo che fosse fare un passo indietro rispetto al mio ruolo di mamma ed educatrice, una fragilità mia che veniva a galla. Invece questa cosa è stata benefica per me, mi ha alleggerita e ha migliorato il rapporto con Matilde. Ci ha avvicinato ancora di più.by CatiaFONTE: ASCUOLACONMATILDE