Pubblicato il dicembre 17th, 2011 da
grazia“Mi è arrivata un’alunna nuova. La maestra mi diceva che c’era poco da fare perchè era dislessica. Ma sono bastati due mesi e la bambina legge. Legge benissimo!” così mi riferiva poco tempo fa un’amica che tiene lezioni di doposcuola ai ragazzini delle elementari. Ed è lei che mi ha rivelato per prima la notizia che oggi viene fuori a gran voce: attenzione a non esagerare! Non sempre si tratta di vera dislessia!In un tempo in cui la scuola è manovrata a singhiozzo, con classi enormi (32 bambini) e una sola insegnante, è difficile per i docenti seguire ogni singolo alunno e capirne tutti i problemi fino in fondo. Ed ecco che, se il bambino legge male, si parla immediatamente di DISLESSIA, se al bambino non piace la matematica (come al 70% della popolazione mondiale!!!) si parla di DISCALCULIA. Col risultato che i genitori sono in perenne allarme e i pediatri e gli psicologi infantili sono presi d’assalto. Ma fare di un vero disturbo, come la dislessia, una scusa per delegare ad altri la cura di un bambino un po’ più svogliato è sbagliatissimo. Ed è umiliante, per il bambino stesso… definito “malato” quando non lo è.L’indagine è stata eseguita a Roma, ma i risultati si possono ampliare al Paese intero. Quasi il 30% dei bambini distratti o con lievi disturbi di apprendimento viene dichiarato dislessico e mandato a fare cure ed esami speciali che, oltre ad essere inutili, fanno perdere al ragazzino stesso importanti ore di scuola. La dislessia infatti va trattata a parte, spesso con insegnanti speciali, e questo farà sentire il bambino “emarginato” rispetto al resto dei compagni. Prima di parlare di un disturbo vero, serio, come la dislessia o la discalculia, provate a mandare i bambini “con problemi” a lezioni pomeridiane da insegnanti private. Fateli seguire singolarmente da persone che possono dedicarsi SOLO ED ESCLUSIVAMENTE a loro. Se il bambino è dislessico, se ne accorgeranno subito. Ma se non lo è (come nella maggioranza dei casi) riusciranno a rimetterlo alla pari con gli altri, donandogli in più una nuova sicurezza in se stesso che poi è la base di tutto.FONTE:
BENESSEREGUIDONE