Dislessia

Risposta alla lettera di Maria Covini


Risposta alla lettera di Maria Covini Desidero rispondere alla lettera pubblicata, dalla signora Maria Covini,   sulla dislessia. Sono mamma di due ragazzini di cui uno dislessico, e negli anni ho maturato una certa esperienza a riguardo. Partirei  dalla fine della lettera della signora dove afferma che se la legge sui disturbi d'apprendimento ci fosse stata 30 anni fa avvocati, giornalisti, medici, avrebbero visto svanire i loro sogni…. Cara signora i bambini dislessici di 30 anni fa, come purtroppo ancora oggi sono quelli "catalogati" come: stupidi, lenti,svogliati,pigri disattenti, talvolta le pecore nere della classe. La diagnosi di dislessia non viene fatta con semplici test ,come lei afferma, ma da equipe composte da neuropsichiatri  infantili, psicologi, logopedisti,psicomotricisti. Questa diagnosi  purtroppo arriva, dopo anni di sofferenza per i bambini e per le famiglie. Fino a quando il "problema" non viene individuato, questi bambini soffrono in silenzio, si rinchiudono in se stessi, oppure al contrario diventano elementi di disturbo, irrequieti e distratti, odiano la scuola e spesso abbandonano dopo la terza media.Bambini che imboccano un lungo tunnel in cui la loro identità di persone normalmente intelligenti viene costantemente messa di fronte allo scacco della differenza e dell'incapacità di fare bene e velocemente attività elementari come leggere e scrivere. Bambini che tremano all'idea che l'insegnante li faccia leggere a voce alta, che non riescono a copiare il testo del problema alla lavagna, e che pertanto non lo risolveranno mai, che arrivano a casa senza aver trascritto i compiti da fare, e che trascorreranno parte del pomeriggio a casa insieme con la mamma o qualcun altro, per completare i compiti almeno in parte.Per questi bambini la vita è dura fin dall'inizio, e la beffa è che gli adulti spesso non comprendo la loro sofferenza e li colpevolizzano. Le cose ora  nella scuola stanno cominciando a cambiare , anche  se lentamente, gli insegnanti sono più consapevoli dell'esistenza, e riconoscono la responsabilità derivante dal mancato riconoscimento; cresce l'interesse e  e l'esigenza di formazione. Ci si rende conto che non si conosce abbastanza il problema e non si sa come affrontarlo. Non basta l'intuito e la buona volontà. L risposta non è così semplici e la ricetta non è la stessa per tutti, i ragazzi con disturbi specifici d'apprendimento hanno tante caratteristiche in comune, ma sono anche, profondamente diversi uno dall'altro ,e questo richiede sensibilità e flessibilità. Nella scuola il punto critico è la formazione dei docenti. Molti insegnanti, come lei, hanno messo in atto nelle loro classi buone prassi, ma dovrebbero a mio avviso favorire l'uso di tutti gli strumenti compensativi che possono favorire l'apprendimento di ragazzi con un intelligenza spesso superiore alla norma,ma questo presuppone il riconoscimento dell'utilità di questi strumenti. Partecipare e richiedere formazione su questo argomento è importante . Un altro punto è la collaborazione tra scuola e famiglia. Spesso gli insegnanti non accettano che un genitore sia più preparato e determinato di loro a , costruire sul problema, ma giudicano i genitori ansiosi . Il mio desiderio e credo quello di tanti genitori è quello di dare ai nostri figli la possibilità di realizzare se stessi nel modo più completo…..anche usando un sintetizzatore vocale che può restituire il piacere di leggere un libro, o studiare la storia che ci piace tanto. Usiamo i mezzi che sono stati inventati per aiutarci nella vita! Maria Pia Orondini