Fratello delle marionette e… figlio dell’albero, Pinocchio ha ereditato dalle prime il suo irresistibile “garbo irridente e canzonatorio”, dal secondo una precoce e insieme imprevedibile saggezza. La dislessia, recitano i manuali medici, è una difficoltà che riguarda la capacità di leggere e di scrivere in modo corretto e fluente. Non è causata da deficit d’intelligenza né da problemi ambientali o psicologici né da deficit sensoriali o neurologici: i bambini che manifestano questo problema sono anzi intelligenti, vivaci, creativi.Che anche Pinocchio, sempre in cerca di alibi, scuse e occasioni per rinviare l’ingresso a scuola, sia stato, nella mente di Collodi, un piccolo dislessico? Che la sua naturale, umanissima repulsione per aule ed abbecedari sia un inequivocabile segno di protesta verso il mondo troppo codificato e artificioso degli adulti? Che tutti i bambini dislessici siano dei contestatori, dei militanti nel Fantomatico Esercito dell’Infanzia Eterna? La forza eversiva del vecchio burattino continua a provocarci dalle pagine sempre attuali del suo autore. Pinocchio nasce dal legno, cioè dall’albero. Il legno è simbolo di durezza, ma anche di vita secolare ed interiore, di flussi vitali fertilissimi e nascosti, in qualche modo di eternità: da questa immanenza della natura, Pinocchio fa il suo ingresso inevitabile e travolgente nel mondo degli umani, guidato dal ritmo di una favola raccontata o ascoltata come davanti al fuoco: ci auguriamo che, alla fine, anche il diventare –o il ritornare grandi- peserà di meno.