Scarecrow
.Ogni notte d’Agosto piango e poi... smette di piovere. Piango l’epidermide che mi tiene in vita e mi rammarico di quest’estate non troppo mite. Lei venne a trovarmi una notte di un mese prima, senza che io me ne potessi rendere conto, senza preavviso, con quell’abitudine tipica di un inquilino distratto ma che ti aspetti. Ed io invece non l’aspettavo, come potevo dopo tutto? Mi guardava obliquo, voleva che io distogliessi l’attenzione dagli occhi per darla alle parole e lei non implorava, non implorava mai, ridisponeva e io districavo per confonderne il senso. Già, il Senso. Respirare piano, respirare profondamente aggrappandoti alle uniche parole possibili. No aspetta, forse ti sbagli. Mi guarda, e sorride un po’ furbamente. Poi il silenzio e un frastuono di mancanza d’umanità intorno e Io. Per la prima volta una stanza vuota e bianca, dai ricordi distolti e strappati dalla volontà dell’ autodistruzione, e ancora Io, asettica offesa e pulita. Una stanza bianca come la paura, la morte. Una stanza che sopiva e azzerava, una stanza senza passato, presente e futuro. E’ in quell’ora esatta, in quei confini agglomerati e intrusi che chini il capo in una superficialità analfabeta e priva di orientamento. Nessun impegno, nessun coraggio. Ma perdersi e odiare. Mentire e disfare. Dentro fuori e intorno. Dentro fuori un movimento spietato. E’ questo il tuo svelamento, ognuno porta con se un pezzo, un pezzo unico. Siamo unici in questo senso.
La vita per te è tutta lì, in quel dentro fuori inesplicabile, muto e inerme.