Hobo

Se gli insetti potessero parlare


Premettendo che odio Real tv, perché mi chiedo sempre chi è che si mette dietro una telecamera a filmare certe tragedie senza muovere un dito, in nome della cronaca nuda e diretta, dico anche che quando c’è da guardare crudità a scopo di denuncia sociale sono la prima a guardare, come i bambini, tra le dita aperte di una mano, le immagini, pur di farmi un’idea globale della realtà che mi sta intorno.Vorrei che prima di guardare le immagini, o anche senza guardarle, qualcuno leggesse le mie considerazioni, perché, in questa sede, sono più interessata al confronto che alle personali indignazioni.Mi è capitato di guardare questo filmato il cui oggetto è il destino di alcuni animaletti cinesi da pelliccia. Destino che contempla, prima della morte, sofferenze risparmiabili e atroci, al fine di diventare un pellicciotto da giubbino invernale. Non voglio scrivere un post moralista e di denuncia sfegatata perché non me ne sento capace (non posseggo convinzioni così ferme) e perché, tutto considerato, lo trovo inutile.Ho provato solo a riflettere e ho pensato che non ci si può indignare per la morte di un animale, visto che mangiamo carne tre volte la settimana, semmai lo si può fare per le torture gratuite che gli infliggiamo.Ho pensato a quando, per convincermi a mangiare carne di cavallo, dato che avevo l’anemia, mi hanno detto “Mangia, non preoccuparti, non si tratta di animali vecchi o adulti ma di cavallini teneri e appena nati....”Il fatto che l’uomo faccia parte, insieme agli altri animali, della catena alimentare, mi basta a non scandalizzarmi davanti a una ventina di uomini e donne che fanno festa nel giorno dell’uccisione del maiale. Del resto, fino a pochi decenni fa, era un lusso mangiare carne fresca e, come tale, andava festeggiato.Per quanto riguarda l’uccisione degli animali per farne pellicce o borse di cuoio, pelle o coccodrillo, beh.. c’è poco da urlare e indignarsi se poi si va in giro con un bel borsello di cuoio anni ’70. L’uomo lo fa da tempi preistorici e continuerà a farlo... per non parlare delle donne, specie quelle d’alto borgo, per cui possedere una pelliccia, da vezzo, diventa una necessità.Perciò, quando ho visto questo film, non mi sono indignata o scandalizzata per la morte in sé. Mi è riuscita naturale quella lacrima di empatia che proviene dalla vista di musetti teneri snaturati e privati di ogni traccia d’innocenza per una futilità che rende superfluo qualsiasi commento... ma posso razionalizzare la mia immedesimata commozione costatando quante vittime necessarie ci sono state (e ci saranno sempre) nei cicli dell’alimentazione... o della guerra.Quello che non razionalizzo è altrove.Il discorso è che ognuno si indigna per questo o per quell’altro in conseguenza della sua cultura, del proprio carattere, oltrechè delle esperienze di dolore vissute e della personale sensibilità. Anche quando si tratta della violenza sui corpi (umani o animali)? Probabilmente si.Se un discorso universalizzante può essere fatto, io credo che sia questo, e l’ho già fatto quando ho parlato di pedofilia, di pornografia e di violenza in genere:il problema è considerare il corpo come qualcosa fatto di parti, parti che si possono sfruttare, mangiare, violentare, torturare o come un tutto animato. Un tutto che ha un suo scopo che va aldilà di quello delle singole parti, che lo trascende e per il quale, senza entrare nell’ambito del sacro (anche se ci entrerei volentieri), PROVARE A PROVARE rispetto come lo si prova per il proprio. Io provo rispetto per il mio corpo, in quanto sede di tutte le esperienze che ho fatto, in quanto porta i segni dei miei ricordi: quelli che mi hanno toccato l’anima e quelli che mi hanno cicatrizzato la pelle. Io provo rispetto per il mio corpo, e sentendo che il mio è uguale a quello di tutti gli altri, provo rispetto per il corpo e per il dolore degli altri. Quando affronto così il tema del corpo cadono tutte le distinzioni tra il regno animale e quello umano, cadono le distinzioni tra uomo, donna e bambino, tra vecchio e giovane e resta solo una grande amarezza, disgusto e incapacità all’indifferenza.Nel caso di questo filmato, ovviamente, queste considerazioni sono valide se lo si guarda dal lato dell’animaletto e, in tutti gli altri casi, dal lato della vittima. Ma a guardarlo dal lato dell’uomo-carnefice, ho tre considerazioni da fare:1)               L’ARTIFICIALITA’ A CHE SERVE? Nell’epoca industriale in cui siamo, in cui il sintetico ha raggiunto livelli di produzione eccellenti e in cui si possono vedere parrucche e pellicciotti artificiali del tutto simili, esteticamente e al tatto, ai capelli e alle pellicce animali reali, è proprio necessario andare ancora a uccidere cuccioli incivilmeente per soddisfare la domanda di questi “beni”?  Ha senso parlare di riscoprire il valore della compagnia dello sguardo tenero di certi compagni che la natura ci ha fornito o ancora no?2)               SOFFERENZE INUTLI DELLA VITTIMA. Ho fatto il parallelo con l’uomo preistorico.. ma quello scuoiava gli animali quando aveva freddo o fame.. probabilmente anche lui lo faceva quando erano ancora vivi perché aveva capito che il pelo restava più morbido, la carne più tenera.. e perché era più facile. Eppure scommetto che una vota ottenuto il materiale, l’animale veniva subito ucciso, perché non avrebbe avuto senso vedere morire lentamente qualcuno senza scopo. Nessun libro sull’uomo quadrupede parla di simili sadismi. Con questo non voglio dire che i carnefici di questo filmato siano sadici, ma che probabilmente non hanno il tempo di “finire” l’opera, evitando ulteriori sofferenze al malcapitato, perché sono già presi dalla prossima vittima, perché qui non si tratta più di fame o di freddo, ma di lavoratori stagionali, di grosse quantità e di bisogno di soldi.3)               SOFFERENZE INUTILI DEL CARNEFICE. Collegata a quelle precedenti è la mia ultima considerazione. Quella sull’umanità di questi uomini. Quando li guardo, e non è il primo filmato del genere che gira in rete, quindi ne ho visti tanti, penso sempre la stessa cosa: ma se questi uomini.. o i macellai.. o i toreri.. hanno lo stomaco di fare quello che fanno a occhi aperti, allora ogni uomo può farlo, allora anch’io posso farlo e probabilmente non lo faccio solo perché non ne ho mai avuto l’esigenza, perché sono cresciuta in una campana di vetro in cui tutto è pulito e la mia pelle è immacolata e non conosco la violenza se non nelle sue manifestazioni più delicate e tollerabili (se si possono abbinare questi due aggettivi alla violenza)... allora la mia sensibilità è un’illusione costruita e facilmente scardinabile?Oppure mi deriva da un senso di umanità che tutti possediamo alla nascita ma da cui alcuni sfortunati di noi devono svincolarsi, devono dimenticarsene, per poter campare?E, cosa più importante, se quell’uomo primitivo riusciva a guardare  negli occhi la sua vittima quando, una volta su cento, l’acchiappava, dicendosi: “Ho fame, ho freddo, oggi a te, domani a me...”,gli uomini del 2006 di questo filmato, questi lavoratori stagionali che sacrificano le vite altrui e le proprie coscienze centinaia di volte al giorno, e nei giorni seguenti ancora, restando a occhi aperti, cosa pensano? Cosa pensano per fottersi il cervello? Cosa pensano quando gli si schizza il sangue addosso? Devono aver dimenticato chi sono e cosa stanno facendo o hanno solo una grande serenità mentale che gli permette di staccare questo momento da qualsiasi altro della vita?Che cos’è per loro un corpo? Un tempio sacro o l’insieme di parti da macello?Che cos’è per te il corpo di quel tenero animaletto? Che cos'è il tuo corpo mentre ti prendono a calci? E quello di una prostituta a cui puntano una pistola in fronte per girare una scena di un film senza essere pagata?Queste differenze esistono realmente o ci sono solo nella tua testa? Se gli insetti potessero parlare forse mi darebbero una risposta.Ecco il link, solo per stomachi forti:animaTi