elaborando

Thank you for smoking


Dal primo settembre sarà nei cinema italiani, vado a vederlo, sono coinvolto.E sono coinvolto per due motivi.Il primo: io fumo. La pipa, moderatissimamente, perché lo faccio solo all'aperto, se non ho intorno persone a cui possa dare fastidio, e infine quando ne ho voglia. Al più arrivo ad un paio di fumate in una settimana.Il secondo: io non fumo. O almeno non fumo "nei luoghi appositamente riservati" nei luoghi pubblici, dove ne esistono, preferisco evitare quelle zone.E poi non mi piacciono le prevaricazioni. E di questo si trattava quando si poteva fumare in ufficio o in riunione, ignorando le espressioni sofferenti di qualcuno intorno. O forse addirittura godendone, in casi per fortuna rari. E litigando poi per impedire l'apertura della finestra, perché "fa freddo". Ma nemmeno mi piacciono le crociate. E come definire altrimenti i "non smoking building", che costringono i poveri viziosi, d'inverno, a fumare al freddo, stretti nei loro cappotti e addossati al muro esterno del "building".E infine mi piacerebbe che si lasciasse a ciascuno la libertà di scegliere come vivere, purché la scelta non pesasse poi sul suo prossimo. E qui ho le idee più confuse. Certamente, statisticamente, chi fuma grava un po' di più sul comune bilancio sanitario, ma lo fa anche chi mangia troppo, chi beve, chi conduce le sue battaglie seduto dietro la scrivania senza mai concedersi quei 30-40 minuti al giorno di salutare camminare.Ma c'è di peggio: c'è chi sulla strada si "attacca" alla mia auto a 130 all'ora, lampeggiando ed incurante del fatto che siamo tutti incolonnati. Chi sorvola sulle condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro. Quelli attentano alla vita del prossimo, non al suo portafoglio.Insomma, mi domando: non è che forse una boccata di fumo la si può lasciar tirare a questi poveretti? In fondo un po' alleggeriscono il bilancio dell' INPS, no?Due parole sul film, prese direttamente dalla presentazione su Repubblica:"l'(anti)eroe della pellicola, di mestiere, fa l'uomo immagine delle multinazionali del tabacco. Capace di mettere in discussione tutte le nostre certezze salutiste. Di mostrare che chi demonizza le sigarette non è migliore di chi le produce. E che, alla fine, conta solo la libertà di scelta: "Negli Usa milioni di persone fumano e hanno diritto di essere difese"