L'esperimento con cui apre l'articolo di Time è decisamente ributtante: sterilizzate una blatta rinsecchita, immergetela in un bicchiere di succo d'arancia, poi chiedete al soggetto di bere dal bicchiere. Vi guarderà con disgusto e non berrà.Il succo, dell'esperimento, non dell'arancia, è che se il nostro cervello associa una cosa sgradevole ad una che in genere ci piace, è quest'ultima a farne le spese, ereditando il senso negativo della prima. Niente di nuovo o sorpendente, viene da dire.Il tema è la gestione degli spazi espositivi di un supermercato. Prendete i pannolini per bambini: se vi è capitato di eseguire un pit stop a un vostro erede, ricorderete perfettamente le sensazioni generate da un pannolino che è da cambiare. Bene, pare che una confezione di pannolini, benché evidentemente ancora non contaminati dall'uso, risvegli immediatamente quelle sensazioni. E la semplice occhiata alla merce, specialmente se la confezione è tarsparente, deprimerebbe all'istante la propensione all'acquisto di papà o mamma.Sapevo che la disposizione dei reparti è importante. Sotto l'ufficio ho un supermercato di una nota catena: loro accolgono con la frutta, perché odori e profumi rilassano, tranquillizzano; e così, via a riempire il carrello. Invece quello che frequento a Ivrea, altra catena, questa volta francese, accoglie con i cestoni delle offerte: puntano a quelli come me, evidentemente.Ma l'articolo sottolinea che anche la disposizione dei prodotti nel reparto è fondamentale: un prodotto a cui associamo negatività contamina quelli che gli stanno intorno. Quindi, visto che comunque vanno offerti, meglio isolarli, relegarli ad una zona in cui lo sguardo deve andarci di proposito.Per spingere a scegliere un determinato prodotto, invece, si può far leva sul fatto che il nostro sguardo lavora da sinistra a destra, è così che leggiamo.Se il prodotto di marca è sulla sinistra, mentre quello a cui punta il supermercato è sulla destra, alla fine dell'occhiata, sarà proprio quest'ultimo a ereditare il senso positivo che ha generato il primo, e la nostra mano lo prenderà senza esitazione.In altezza, invece, la posizione migliore è quella al livello degli d'occhi. E poiché in genere i nostri occhi fanno la spola sul carrello, per evitare di investire qualcuno, è appunto a livello carrello che vanno messi i prodotti da spingere.Mi raccontavano che qualcuno sta pensando ad aprire un supermercato su Second Life, lì sarebbe semplicissimo testare queste cose. A raccontarla sembra una costruzione complicata, ma, ahimé, funziona.Al supermercato, comunque, la mia signora ci va con la lista. E mi guarda con severità quando infilo nel carrello le occasioni che mi hanno sedotto. Però poi tollera; mi vuole bene, probabilmente.Nell'immagine: il disgusto secondo Time.Buon venerdì.
Propensione all'acquisto
L'esperimento con cui apre l'articolo di Time è decisamente ributtante: sterilizzate una blatta rinsecchita, immergetela in un bicchiere di succo d'arancia, poi chiedete al soggetto di bere dal bicchiere. Vi guarderà con disgusto e non berrà.Il succo, dell'esperimento, non dell'arancia, è che se il nostro cervello associa una cosa sgradevole ad una che in genere ci piace, è quest'ultima a farne le spese, ereditando il senso negativo della prima. Niente di nuovo o sorpendente, viene da dire.Il tema è la gestione degli spazi espositivi di un supermercato. Prendete i pannolini per bambini: se vi è capitato di eseguire un pit stop a un vostro erede, ricorderete perfettamente le sensazioni generate da un pannolino che è da cambiare. Bene, pare che una confezione di pannolini, benché evidentemente ancora non contaminati dall'uso, risvegli immediatamente quelle sensazioni. E la semplice occhiata alla merce, specialmente se la confezione è tarsparente, deprimerebbe all'istante la propensione all'acquisto di papà o mamma.Sapevo che la disposizione dei reparti è importante. Sotto l'ufficio ho un supermercato di una nota catena: loro accolgono con la frutta, perché odori e profumi rilassano, tranquillizzano; e così, via a riempire il carrello. Invece quello che frequento a Ivrea, altra catena, questa volta francese, accoglie con i cestoni delle offerte: puntano a quelli come me, evidentemente.Ma l'articolo sottolinea che anche la disposizione dei prodotti nel reparto è fondamentale: un prodotto a cui associamo negatività contamina quelli che gli stanno intorno. Quindi, visto che comunque vanno offerti, meglio isolarli, relegarli ad una zona in cui lo sguardo deve andarci di proposito.Per spingere a scegliere un determinato prodotto, invece, si può far leva sul fatto che il nostro sguardo lavora da sinistra a destra, è così che leggiamo.Se il prodotto di marca è sulla sinistra, mentre quello a cui punta il supermercato è sulla destra, alla fine dell'occhiata, sarà proprio quest'ultimo a ereditare il senso positivo che ha generato il primo, e la nostra mano lo prenderà senza esitazione.In altezza, invece, la posizione migliore è quella al livello degli d'occhi. E poiché in genere i nostri occhi fanno la spola sul carrello, per evitare di investire qualcuno, è appunto a livello carrello che vanno messi i prodotti da spingere.Mi raccontavano che qualcuno sta pensando ad aprire un supermercato su Second Life, lì sarebbe semplicissimo testare queste cose. A raccontarla sembra una costruzione complicata, ma, ahimé, funziona.Al supermercato, comunque, la mia signora ci va con la lista. E mi guarda con severità quando infilo nel carrello le occasioni che mi hanno sedotto. Però poi tollera; mi vuole bene, probabilmente.Nell'immagine: il disgusto secondo Time.Buon venerdì.