elaborando

Pari e patta


La notizia è di qualche giorno fa, ma solo stamattina mi è capitata sotto gli occhi: programmatori canadesi avrebbero dimostrato che una partita a dama finisce patta, se tutti e due i giocatori non commettono errori.Già non è che la dama mi sia mai piaciuta, ho sempre preferito gli scacchi, anche se sono un pessimo giocatore. Della dama mi innervosivano quelle situazioni in cui mi mangiavano una serie di pedine in una sola mossa e poi non ho mai capito perché sprecare metà delle caselle. E infine: ma le pedine si mettono sulle caselle bianche o su quelle nere? Troppo complicato.Però adesso che so che nemmeno posso fare qualcosa di sicuro per vincere, se non attendere l'errore del mio avversario, per me non esiste più la benché minima attrazione per questo gioco.I programmatori canadesi avrebbero raggiunto questo risultato verificando le possibili partite una a una. Naturalmente il programma ci ha messo un po' a esaurire le possibilità in gioco, 18 anni per l'esattezza, verificando 500 miliardi di posizioni. Spero non scoprano adesso che c'era un bug, un piccolo errore, sarebbe da suicidio.A fine anni 70 imperversava il primo microprocessore semplice da utilizzare e da programmare: lo z80. Partii anch'io a farmi il mio bravo computerino con lo z80 e 64 Kbytes di memoria; non esistevano ancora i PC, naturalmente, e nemmeno l' MS-DOS, bisognava costruirsi tutto da zero.Sul mio programmai un giocatore di Othello (o Reversi), quel gioco in cui ad ogni mossa si aggiunge una pedina se si riesce a "ribaltare" delle pedine dell'avversario. Lo scopo del programma era quello di realizzare un programma che giocasse a Othello e fosse capace di battere l'Uomo, cioè me.In sostanza la macchina consentiva di svolgere partite tra due giocatori virtuali, ognuno con una sua strategia di gioco. Dopo 100 partite potevo decidere quale delle due strategie era migliore e procedere da lì per successivi affinamenti. Questo era il piano, almeno.Ci passai gran parte del tempo libero a elaborare strategie, da quelle più semplici (cercare di occupare i bordi e gli angoli, evitare le caselle immediatamente vicine) a quelle più complesse (tenere basso il numero di proprie pedine all'inizio della partita, ad esempio). Il primo banco di prova di una strategia era una serie da 100 contro una routine di gioco casuale.Da non dire in giro, ma non sono mai riuscito a pensare una strategia che andasse oltre 65 vittorie su 100 sul giocatore casuale. Sarà che ero e sono un pessimo giocatore di Othello?Nell'immagine: scacchiera gigante in un parco di Zhoushan, foto del giorno sul Corriere.it nel luglio di quattro anni fa.Buon venerdì.