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IL RELATIVISMO SI AUTODISTRUGGE

Post n°332 pubblicato il 23 Maggio 2022 da ElettrikaPsike
 

 

 

Il relativismo più sfrenato ed estremo,

esattamente per gli stessi meccanismi del paradosso della temperanza,

è destinato a suicidarsi.

Non può semplicemente esistere perché,

nel momento in cui si afferma,

scompare…

 

Dopo secoli di relativismi filosofici più o meno provocatori, il relativismo globale postmoderno che ammette ogni cosa come relativa, negando l’esistenza di fatti assoluti per promuovere solamente teorie soggettive ed ugualmente valide, è fondamentalmente una contraddizione in termini.

In effetti il relativismo contraddice il relativismo stesso, affermando implicitamente la veridicità assoluta di ciò che confuta: in poche parole esprime l’esistenza di un fatto in modo assoluto (e cioè l'esistenza del relativismo).

D'altro canto, anche se l’affermazione fosse relativa si autodistruggerebbe, perchè ovviamente perderebbe la validità che si propone di manifestare.

Ma al di là di una mera analisi logico-linguistica, se tutte le teorie sono davvero ugualmente valide e tutto ciò che possiamo dire sul mondo è sempre relativo, altro non resta da fare se non restare in un immobile stato di atarassia e tacere finchè morte non ci sotterri.

Portare alle estreme conseguenze il relativismo globale, infatti, come alcune volte si tenta di fare, non ci condurrebbe a grandi risultati: significherebbe semplicemente smettere di pensare, parlare, interagire.

La filosofia stessa, intesa come indagine ininterrotta su di un mondo fondamentalmente a noi sconosciuto, perderebbe la sua ragione d'essere e, con essa, qualsiasi ricerca scientifica, qualsiasi volontà o azione umana.

Allo stesso modo è del tutto impossibile anche pretendere di sospendere un giudizio critico (occhio, perchè "giudicare" è un verbo fondamentalmente differente da "sentenziare" o "condannare").

Ed è altrettanto impossibile sospendere di esprimere le proprie valutazioni, sempre che ci interessi essere vivi ed autocoscienti, dal momento che l’alternativa sarebbe sparire nell’assoluto indeterminato, in quella omogenea notte già splendidamente mostrata da Hegel, dove tutte le vacche sono indistintamente nere.

Ed allora, posto che la salvaguardia dell’unicità sia cosa buona e giusta (per me lo è, ma se per qualcuno non lo è, scriva serenamente un post, è libero, proprio come il portale che ci ospita) e che il relativismo, così come ci viene presentato, non significhi davvero nulla, va però detto che la verità assoluta non si può cogliere, desnuda, in questo mondo.

Per il senso comune di oggi - e per la quasi totalità di ieri - la realtà consisterebbe in ciò che effettivamente e concretamente percepiamo al di fuori di noi, nel nostro vasto mondo. Vale a dire, in quell’ambiente esterno (ed apparentemente oggettivo) composto di forme, oggetti ed eventi in cui noi tutti ci ritroviamo immersi, vivendo. E questo perché le percezioni sembrerebbero testimoniare che esista davvero questa realtà esterna disposta ad offrirsi ai nostri sensi.

Eppure, per non poche religioni (di ieri) e per un bel po’ di persone al di fuori dal senso comune (di oggi) oltre che per una buona fetta di scienza, filosofia e letteratura (di ieri e di oggi) l’ambiente, così come noi lo percepiamo, è semplicemente il frutto di una nostra invenzione. Vale a dire il risultato di elaborazioni interne scaturite dal flusso di stimoli esterni e veicolato dai recettori sensoriali.

Se la fisica tradizionale aveva considerato l’uomo come un semplice osservatore esterno ed assolutamente neutrale rispetto al mondo, la fisica dei quanti lo ha reintrodotto  all'interno dello spettacolo come attore, sceneggiatore ed anche regista, andando a scoprire che, essenzialmente, non esiste minimamente un “fuori" dalla totalità delle cose.

Un punto di vista ipotizzabile dall’esterno, quindi, per la teoria quantica non c’è, perché il mondo visto da un fantomatico "al di fuori", semplicemente, non può essere colto. Esistono, infatti, solo innumerevoli prospettive sviluppate in seno ad una conoscenza individuale e soggettiva del mondo e tutte, ovviamente, parziali.

Secondo Heinz von Foerster, filosofo e fisico dell'intelligenza artificiale, all’esterno dell’individuo non ci sono né la luce, né i colori, né i suoni; ma solo onde elettromagnetiche e variazioni periodiche nella pressione dell’aria.

Non resterebbero, quindi, il caldo o il freddo ma solo  molecole dotate di una maggiore o minore energia cinetica e tutti gli uomini sarebbero sistemi chiusi ed autoreferenziali in cui non c’è una distinzione tra interno ed esterno perchè quello che l'uomo conosce del proprio ambiente sarebbe solamente (e sempre) la sua peculiare risposta alle varie perturbazioni.

Quelle che, comunemente, ogni essere umano ritiene caratteristiche oggettive della realtà esterna, risulterebbero invece sue personali costruzioni, nonchè operazioni di stabilizzazione interna di un ambiente - già di per sé - privo di forma e pienamente caotico.

Per uscire dallo spettro di un solipsismo assoluto, però, lo scienziato ci fornisce anche una chiave.

Sebbene, infatti, nulla possa essere comunicato, è pur vero che le reciproche e ricorsive interazioni tra gli uomini condurrebbero verso una certa stabilizzazione comune riguardo agli argomenti e ai contesti trattati inducendoli a mantenere atteggiamenti stabili e ad imbastire un certo equilibrio reciproco.

Per von Foerster, quindi, gli uomini penserebbero soltanto di abitare all'interno di una realtà indipendente da loro, mentre vivrebbero all’interno delle proprie elaborazioni cognitive, organizzando un mondo che loro stessi costruiscono.

Sarebbe il sapere umano, dunque, a riordinare il flusso informe in esperienze ripetibili e soprattutto valide. Ma questo non significa che non esista una realtà al di fuori della nostra conoscenza umana. Essa esiste; semplicemente non la possiamo cogliere nella sua essenzialità pura ed oggettiva. Il mondo fuori da noi, infatti, si manifesterebbe nella sua oggettività disgiunta soltanto come una forma intuita.

Già Vico, nell'età dei lumi, affermava il suo verum ipsum factum - si conosce solo ciò che si crea - ma la conoscenza del mondo per lui risultava essere esclusiva prerogativa di Dio mentre all’uomo non restava che la possibilità di conoscere quelle porzioni limitate da lui  create.

E lo stesso Kant, poi, con la frattura gnoseologica tra pensiero e realtà, confinava la conoscenza umana nell'esclusiva sfera del fenomenico, eliminando del tutto  la possibilità da parte dell’uomo di conoscere il noumeno: la cosa in sé che, tuttavia, esiste.

Ma benché il relativismo, così come viene presentato, non possa significare nulla nemmeno per se stesso e benché esistano innumerevoli punti di vista totalmente incapaci di cogliere un’oggettività al di là di essi, è altresì vero che cercare di raggiungere il più possibile la verità che non possiamo cogliere è comunque un nostro compito.

E qualsiasi sforzo, alla fine, è pur sempre apprezzabile ed apprezzato.

Se non fosse altro per il fatto che qualsiasi passo che ci riesca ad avvicinare ad essa, anche solo di un millimetro, è già qualcosa. O, meglio, tanta roba.

 

 

 

 

N.B.

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Commenti al Post:
cassetta2
cassetta2 il 23/05/22 alle 17:06 via WEB
Me lo fai un post sul pluralismo?
 
 
ElettrikaPsike
ElettrikaPsike il 27/05/22 alle 23:01 via WEB
Ciao cassetta...ma filosofico? Perché se lo chiedi di pluralismo giuridico o politico abbiamo rteo. Lui ha un blog specifico per questi argomenti. Fammi capire, quindi non ti è bastata la mappazza sul relativismo e vuoi un riassunto di ontologia con le varie teorie sulla pluralità o meno di elementi che fondano l'essere? Mmm...;-)
 
   
rteo1
rteo1 il 29/05/22 alle 11:35 via WEB
I due campi del "sapere" sono interconnessi, e anche con tutto lo "scibile umano". Il nostro essere "relativi" ci impedisce di coglierne le relazioni, ma il "ragiobamento", soprattutto filosofico, consente di illuminare il labirinto di Teseo. Se e quando riterrai di accogliere la richiesta di Cassetta ti leggerò con piacere, e non escludo di dare anche un mio contributo "relativo". Buona domenica, e recupera le energie e la salute.
 
     
ElettrikaPsike
ElettrikaPsike il 03/06/22 alle 17:49 via WEB
Ti ringrazio! Non so se fosse una reale richiesta quella di Cassetta ma, nel caso, certamente mi farebbero comodo i tuoi interventi e, ripeto, per qualsiasi integrazione di tipo giuridico e politico ti passerò più che volentieri la palla. A presto!
 
rteo1
rteo1 il 24/05/22 alle 08:14 via WEB
Complimenti per l'ottimo contributo alla riflessione. Certamente non è un tema risolvibile da parte di coloro che sono per natura "relativi", ma almeno se ne parla, anche rispetto a coloro che, invece, ritengano di conoscere l'assoluto. Tu dici che "Il relativismo più sfrenato ed estremo,...è destinato a suicidarsi". Dunque dovrebbe resistere soltanto il "relativismo moderato" ? Credo, invece, che il "suicidio" dipenda soltanto dal fatto che si estremizzino i comportamenti, al di là che siano o meno espressioni del "relativismo". Relativamente a questo, e in modo più specifico, ritengo (salvo mutare idea, sempre possibile) che la "verità" sia solo quella che ponga l'uomo nell'insieme, e non al centro come ancora si pretende di fare. Infatti è proprio la sua collocazione al centro e al di sopra, come osservatore e non come compartecipe, che fa emergere la necessità dell'assolutismo. Invece è tutto e solo "relativo" perchè proviene da un essere relativo. Protagora sosteneva che "l'uomo è la misura di tutte le cose", e aveva ragione. Solo in parte ? può anche darsi, ma di certo è che l'assolutismo è anch'esso un relativismo perchè è il prodotta della convinzione di una entità relativa. Certamente pensare all'assoluto, al Tutto, che è anche molteplice e diversità, fa bene e bisogna coltivare tale ricerca ma occorre evitare ad ogni costo di assolutizzare anche le proprie convinzione per combattere il relativismo. Evitare, perciò, fondamentalismi tra i convinti che tutto sia relativo e coloro che, invece, siano convinti che l'uomo debbaa tendere all'universalità. Ma bisogna comunque stare attenti perchè anche l'universalità potrebbe essere relativa.
 
 
ElettrikaPsike
ElettrikaPsike il 27/05/22 alle 23:39 via WEB
Ciao rteo! Intanto mille grazie per il tuo contributo (il mio lasciava un po' a desiderare, oltretutto con molti refusi; ma non è un buon momento da un punto di vista di energie e salute). Riguardo alla tua domanda ti dico...no, in realtà nemmeno la sua forma moderata lo salverebbe in quanto gli farebbe comunque perdere la validità che si propone di manifestare. Ma come dici tu stesso, il problema non risiede affatto nel relativismo in sé e per sé, ma dipende solo dalla estremizzazione (e dai fondamentalismi di ogni tipo e natura). E naturalmente la collocazione dell'uomo al centro della scena e al di sopra di ogni palco é il punto da cui poi si sviluppa ogni problema. Avrei potuto sintetizzare e dire "l'uomo è parzialmente misura di tutte le cose", ma di certo avrei dovuto anche specificare ciò che hai spiegato tu (ed anche per questo ti ringrazio) e cioè che l'assolutismo è anch'esso un relativismo in quanto prodotto della convinzione di una entità relativa. Va detto però che anche questa affermazione potrebbe essere soggetta a confutazione perché chi crede nell'assolutismo non contempla neppure l'uomo come entità relativa. In tal senso, se ci appelliamo alla comune (e quindi identica) natura ed essenza umana, anche noi non possiamo che essere "assolutisti", ma considerando poi le differenze ideologiche e le particolarità singole di ogni individuo, ecco che potremmo definirci "relativisti". Per semplificare, pensiamo solo a Terenzio, con il suo celebre "Sono un uomo, pertanto niente di ciò ch'è umano ritengo estraneo a me". Ad ogni modo, lo stesso Socrate, pur superando il relativismo sfrenato dei sofisti, in alcune cose concordò con Protagora. Si può anche affermare che lo stesso socratico "Conosci te stesso" dell'oracolo di Delfi, sia una conseguenza della formula di Protagora che riassume la teoria sofistica nell’uomo come misura di tutte le cose. Quindi si, il giudizio umano ha il compito di rimettere in questione tutto e di rifiutare anche un'evidenza che è soltanto apparenza, dal momento che la verità non si basa su dogmatismi, ma si trova nella sua ricerca stessa = filosofare. D'altra parte, però, come si potrebbe procedere senza una sorta di valori comuni, senza un'etica di riferimento, visto che ogni individuo va messo anche in relazione agli altri individui, ed ogni azione si ripercuote sugli altri? Ed ecco che, con Platone viene individuato un riferimento oggettivo dei valori e della conoscenza proprio nelle idee. Di fatto, non è possibile identificare totalmente conoscenza e sensazione, come il relativismo di Protagora faceva, perché noi sappiamo che un oggetto o una figura geometrica, prendiamo ad es. un cubo, pur apparendo differente secondo diverse prospettive, resta un cubo. Quindi la percezione in questi casi non è una misura valida. Protagora, poi, cade in una contraddizione teorica (o logica) perché sostenendo che tutte le opinioni sono vere, deve ammettere la verità anche del punto di vista di chi nega lo stesso relativismo sofistico. Inoltre, il relativismo non spiega perché alcune opinioni riguardanti eventi futuri si verifichino mentre altre vengono smentite. Ed anche questo sembra suggerire che non tutte le opinioni abbiano identico peso.
 
misteropagano
misteropagano il 24/05/22 alle 09:31 via WEB
iNTANTO un bentornata storno ametista:* questo non si distrugge
 
 
ElettrikaPsike
ElettrikaPsike il 27/05/22 alle 23:41 via WEB
Intanto grazie misti... ed anche per l'ametista vale quello che ti ho scritto nell'ultimo commento ;-)
 
Utente non iscritto alla Community di Libero
ARGYRIA il 25/05/22 alle 15:50 via WEB
Ehm...mi ci vuole una doppia lettura, sta volta. Però però filosofi e fisici a parte, ti dirò che io la penso abbastanza come te, e a "giudicare" in effetti non si fa nè bene nè male, è solo una considerazione, un punto di vista. Altro è "sentenziare" o "condannare" come dici giustamente tu. Stessa cosa x il relativismo, tanti punti di vista ma una sorta di indirizzo comune "oggettivo" che ci dia l'orientamento es. non uccidere, non rubare ecc...
 
 
ElettrikaPsike
ElettrikaPsike il 27/05/22 alle 23:43 via WEB
Come ho appena risposto a rteo, infatti, avrei potuto dire che l'uomo è "parzialmente misura di ogni cosa..." A presto Argyria ;-)
 
legrillonnoirdestael
legrillonnoirdestael il 27/05/22 alle 22:24 via WEB
Raggiungere la verità che non ppssiano cogliere significherebbe vedere Maya senza veli ma dal momento che non ci é dato vederla nuda a questo mondo, come dice il Vangelo gnostico che sovente citi, l'unico modo per provare a raggiungerla è rimetterci all'intuito esprimendola attraverso le arti.
 
 
ElettrikaPsike
ElettrikaPsike il 27/05/22 alle 23:45 via WEB
...se non fosse altro per il fatto che qualsiasi passo che ci riesca ad avvicinare ad essa, anche solo di un millimetro, è già qualcosa ;-)
 
Utente non iscritto alla Community di Libero
Arwen71 il 27/05/22 alle 23:48 via WEB
Be' Ele la tua sintesi sull'uomo parzialmente misura delle cose mi è piaciuta e soprattutto mi ha facilitato la rilettura :) Baci.
 
 
ElettrikaPsike
ElettrikaPsike il 28/05/22 alle 04:56 via WEB
Bene, sono contenta ;-) a volte i commenti sono utili quanto e più dei post. Besitos Moni.
 
woodenship
woodenship il 27/05/22 alle 23:57 via WEB
Wow! Quanta carne riesci a mettere sul fuoco in un unico post! Credo che, nel tentativo di farla cuocere bene tutta, rischierei di farla carbonizzare. Allora che fare? Magari potrei rifugiarmi in quel"in medio stat virtus" di aristotelica memoria. In fondo in fondo: estremizzare col relativismo o con l'assoluto, non si può che precipitarsi nel gorgo del dogmatismo. E, credo: di tutto abbiamo bisogno di questi tempi, tranne che del dogmatismo. Dunque ritengo che ci sia necessità di un certo relativismo. La molteplicità è parte imprescindibile, assieme all'unicità, alla resilienza ed alla varietà, di quel sofisticato complesso di bilanciamenti che permettono sopravvivenza ed evoluzione alla specie. Quindi concordo con te sulla necessità di lottare contro il relativismo che dilata all'assurdo la verità delle cose, frantumandola all'infinito. Però non possiamo dimenticare della sua importanza se preso in giuste dosi e ben amalgamato con gli altri elementi: la conoscenza non può prescindere dalla molteplicità dei punti di vista, come l'esperienza dalla soggettività o la capacità di scelta dalla varietà... Ma, del resto, il relativismo cos'è, se non un cercare prospettive dettate dalle soggettività, per poter giungere alla comprensione delle dinamiche che muovono l'agire umano? Oltre che filosofia è anche storia.........un bacio scintillante di stelle augurali......w.......
 
 
ElettrikaPsike
ElettrikaPsike il 28/05/22 alle 05:54 via WEB
Assolutamente si, mio caro wood. Infatti l'ho scritto anche in risposta al commento di rteo. La mia non era una lotta contro il relativismo, ma contro qualsiasi forma di dogmatismo. Difatti, ho sottolineato l'importanza di una continua ricerca di risposte senza mai considerarsi "arrivati", che altro non è se non il filosofare stesso. E proprio la ricerca di prospettive dettate dalle soggettività per giungere alla comprensione (che tu giustamente indichi) non è un artificioso e annichilente relativismo da sofisti...Grazie infinite per avermi dato modo, con il tuo commento, di chiarire meglio il pensiero. P.S. Non sono così sicura di aver messo bene a cuocere la carne del post...sarà perché sono vegetariana? ;-p
 
ravenback0
ravenback0 il 28/05/22 alle 04:51 via WEB
Non sono Foerster ma molto umilmente penso anch'io che il solo modo per cogliere una realtà oggettiva che esiste al di fuori della nostra conoscenza è solo intuitivo. Sul resto ogni forma di estremizzazione, come dicevate anche nei commenti diventa sempre paradossale, sia che si tratti di relativismo o assolutismo o qualsiasi altra cosa. Sempre interessanti i tuoi post :)
 
 
ElettrikaPsike
ElettrikaPsike il 28/05/22 alle 05:56 via WEB
Grazie Max. E, come sempre, mi fa piacere riconoscere l'utilità effettiva dei confronti nei commenti...
 
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