Creato da ElettrikaPsike il 17/12/2012

ElettriKaMente

Dillo, bella strega...se lo sai, Adorabile strega…Dimmi, conosci l’irremissibile? (I fiori del male, C. Baudelaire)

 

Messaggi del 03/10/2022

LE STREGHE SON TORNATE!

 

Una rivolta è in fondo il linguaggio di chi non viene ascoltato.

(Martin Luther King)

 


Non entro in merito a discorsi politici anche perché, per parlare di politica e di politici, dovrebbe necessariamente esistere una politica di cui poter parlare (e dovrebbero esistere politici) ma così non è. Quindi, farò solo due semplici constatazioni: una sulla privacy ed una sull’aborto.

E, a scanso di equivoci, specifico che la strega sono io.

E’ palese, infatti, ed ormai evidente anche ai sassi che detesto vivere in una società burocrate ed ottusa. E detesto l’impero di un’affabulante dittatura digitale che ti toglie l'anima tra password e mille altre questioni pusille. Siamo impiccati a costrizioni senza senso per garantire la tutela di una privacy fantasma (inesistente quanto i politici) quando, poi, lo sappiamo tutti, a meno che non si scelga di restare offline, non è più prevista intimità né riservatezza in nessun luogo sulla terra. Eppure, persino un’invadenza da Grande Fratello orwelliano, da taluni, viene considerata quasi piacevole.

Se scegliamo di essere digitalmente attivi (e neanche troppo, perché non si tratta neppure di essere malati del web o di far parte delle categorie degli ossessivo-compulsivi da social) diciamo "q.b", giusto la dose necessaria per poter lavorare, interagire e sopravvivere in un sistema impostato sulla connessione globale 24h, siamo sotto scacco.

Molto semplicemente, i nostri grandi fratelli e sorelle conoscono tutto: ovviamente sanno dove abitiamo, quanti anni abbiamo e che occupazione svolgiamo in questo mondo; ma sanno anche quanto dormiamo, che cosa mangiamo, se respiriamo bene o male, che cosa ci piace, con chi ci accoppiamo e se non andiamo d'accordo con qualcuno. Sanno come ci vestiamo e che cosa racconta il nostro libretto sanitario, conoscono i nostri amici ed i nostri familiari, guardano le nostre foto e leggono i nostri testi. Ma a dirla tutta, alla fine, se per una serie di motivi ci sta bene o, più banalmente, scegliamo comunque di accettarlo, il problema non sussiste neppure. Il punto, però, è un altro: fatelo, se dovete, la porta è chiaramente aperta, ma almeno non sfracellateci l’anima con la tutela della privacy.

Come già a suo tempo Andrea Daniele Signorelli sostenne in un articolo, al momento ci ritroviamo tutti, più o meno consapevolmente, inseriti in una società paragonabile a quella descritta da Aldous Huxley nel suo romanzo Il mondo nuovo (di poco antecedente al famoso Big Brother di George Orwell) dove la “dittatura” sociale risulta esclusivamente impostata su quel tipo di controllo che “insegna alla gente ad amare la propria schiavitù”. Difatti anche oggi, proprio come accade in quel romanzo pubblicato nel 1932, ogni oppressione violenta ed esplicita smette di essere necessaria dal momento che la dittatura viene finemente impostata sulle sole regole dell’intrattenimento, dello svago e del consumismo senza soluzione di continuità…Ed è proprio questo potente sedativo composto da un divertimento plastificato e pigro ad indurre le persone ad adorare una tecnologia finalmente in grado di liberare dalla fatica di pensare e, talvolta, persino di esistere.

Così, se da un lato Orwell paventava l’ipotesi di un mondo di schiavi deprivato dell’informazione e con i libri al bando, dall'altro canto Huxley ne temeva uno in affannosa ricerca di sensazionalismo ed in cui i classici - pur essendo ancora salvi e presenti - non sarebbero stati più letti da nessuno o quasi, perché le persone sarebbero state ormai del tutto soggiogate da una cultura cafonesca e stordite da fin troppe informazioni assurde, caotiche, fuorvianti e fasulle. E da qui, per l'appunto, arriviamo al secondo punto: l'aborto.

Se nel cartone della Disney "Encanto" non si nomina Bruno, io qui (e per i già sopracitati motivi) non intendo affatto nominare la Meloni né riferirmi a lei o ad altri rappresentanti di una politica per me inesistente; ma molto semplicemente presentare una risposta scientifica riguardo a chi compara l’aborto all’omicidio.

E tengo a premettere, a scanso di equivoci, che personalmente non sono una sanguinaria: ho serie difficoltà a sopportare l'idea di eliminare un insetto e patisco se non vengono rispettate le piante in tutta la loro legittima dignità di organismi multicellulari dotati di nuclei e mitocondri nelle cellule; ma se si deve fare un ragionamento (quindi un discorso con un fondamento razionale ed un conseguenza logica) allora sarebbe bene prima individuare, e poi definire almeno con i termini corretti, gli oggetti del discorso.

Biologicamente, un embrione viene considerato "vita umana" nel momento in cui - intorno al terzo mese di gravidanza - sviluppa quell'insieme di strutture finalizzate a ricevere, trasmettere ed elaborare gli stimoli che viene unanimemente definito "sistema nervoso". E che, tra le altre cose, conferisce anche la capacità di provare dolore.

Nei primi 3 mesi, quindi, scientificamente non si può parlare dell'embrione in termini di persona umana, ma puramente di "vita biologica"; pertanto va da sè che la convinzione che l'aborto equivalga ad un omicidio contiene in se stessa un errore logico. Ma andiamo oltre.

L’embrione è certamente vivo, se il termine viene inteso come vita biologica; ma la vita biologica, contrariamente alla tesi di chiunque sostenga che abbia inizio nel momento del concepimento, è in realtà già preesistente alla formazione stessa dell'embrione, dal momento che ogni embrione non è altro che il risultato di processi biochimici fra organismi già di per se stessi vivi.

Qualsiasi coppia di ovulo-spermatozoo non ancora uniti, infatti, è già vita biologica! Ed in sé contiene tutta l’informazione necessaria per la costruzione di un nuovo esemplare (quella stessa informazione che poi viene contenuta nell’embrione da loro formato). Per questo motivo, una qualsiasi coppia di ovulo-spermatozoo ha l’identica “dignità” e lo stesso “valore” di vita biologica posseduta dall’embrione, in quanto biologicamente è equipollente ad esso.

Di conseguenza, se la soppressione di un gruppo di cellule biologicamente vive viene considerata un omicidio, allora non soltanto chi ha praticato un aborto, ma anche chiunque abbia utilizzato mezzi contraccettivi e persino qualsiasi individuo che abbia optato per l’astensione e la castità – compreso, quindi, ogni singolo uomo e donna di chiesa che ne ha fatto voto – è un assassino.

Non potendo, però, considerare l’umanità intera come omicida, va da sé che le conseguenze assurde di questo ragionamento possono avere luogo solamente perché sono il frutto di una premessa iniziale (aborto = omicidio) scorretta e falsa. Ed anche appellandoci al campo della filosofia, e chiamando in causa l’ambito della possibilità all’interno delle questioni di potenza ed atto, il ragionamento antiscientifico non potrebbe, in ogni caso, uscire dall’assurdo. Vediamo dettagliatamente il perché.

Ammettendo pure l’innegabile possibilità che un organismo non ancora umano (e quindi tanto l’embrione fecondato quanto, ripetiamolo, qualsiasi coppia di ovulo- spermatozoo) in un futuro lo diventi attraverso l’acquisizione di quelle specifiche caratteristiche che ancora non possiede, resta il fatto che la sola potenzialità non può essere sufficiente a considerarlo aprioristicamente come se quelle caratteristiche le avesse già acquisite.

Per semplificare al massimo, prendiamo in prestito l’esempio del filosofo bioetico John Harris: dal momento che gli esseri umani sono, senza tema di smentita, tutti mortali, si potrebbe anche pensare che ognuno di noi è già - potenzialmente - un cadavere; ma potremmo mai, per questo motivo, attribuirci fin da oggi lo statuto di morti, anziché di esseri viventi, solo in virtù di una condizione che, per quanto vera domani, allo stato attuale delle cose è incontrovertibilmente falsa? No.

E non si può fare per un banalissimo motivo: non è logicamente corretto far derivare i diritti attuali da proprietà esclusivamente future.

Se dovessimo considerare un embrione per ciò che sarà domani, allo stesso modo dovremmo, allora, trattare come un defunto ogni essere vivente che incontriamo per strada oppure offrire una stampella ed un aiuto per attraversare la strada alla quindicenne di oggi in prospettiva del fatto che un giorno sarà anziana e considerare maggiorenne un bambino delle elementari in quanto, almeno potenzialmente, già possessore di un (futuro) diritto al voto…

Il ragionamento è lo stesso. Pensiamoci, quindi, prima di dichiarare qualcosa che non si conosce o, semplicemente, non si comprende. E poi accettiamone anche le conseguenze: se vale per una cosa, vale per tutte. Siete disposti a considerarvi morti già da oggi? 

E dai, su...dal momento che siamo sempre online, cerchiamo di essere anche connessi qualche volta.

 

P.S.

Per approfondimenti, leggete Luc Montagnier, premio Nobel per la medicina, 2008; oppure rivolgetevi direttamente a Chiara Lalli, docente di Logica e di Filosofia della Scienza alla Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “La Sapienza” di Roma.

 

 

 
 
 

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