Creato da ElettrikaPsike il 17/12/2012

ElettriKaMente

Dillo, bella strega...se lo sai, Adorabile strega…Dimmi, conosci l’irremissibile? (I fiori del male, C. Baudelaire)

 

 

IL RELATIVISMO SI AUTODISTRUGGE

Post n°332 pubblicato il 23 Maggio 2022 da ElettrikaPsike
 

 

 

Il relativismo più sfrenato ed estremo,

esattamente per gli stessi meccanismi del paradosso della temperanza,

è destinato a suicidarsi.

Non può semplicemente esistere perché,

nel momento in cui si afferma,

scompare…

 

Dopo secoli di relativismi filosofici più o meno provocatori, il relativismo globale postmoderno che ammette ogni cosa come relativa, negando l’esistenza di fatti assoluti per promuovere solamente teorie soggettive ed ugualmente valide, è fondamentalmente una contraddizione in termini.

In effetti il relativismo contraddice il relativismo stesso, affermando implicitamente la veridicità assoluta di ciò che confuta: in poche parole esprime l’esistenza di un fatto in modo assoluto (e cioè l'esistenza del relativismo).

D'altro canto, anche se l’affermazione fosse relativa si autodistruggerebbe, perchè ovviamente perderebbe la validità che si propone di manifestare.

Ma al di là di una mera analisi logico-linguistica, se tutte le teorie sono davvero ugualmente valide e tutto ciò che possiamo dire sul mondo è sempre relativo, altro non resta da fare se non restare in un immobile stato di atarassia e tacere finchè morte non ci sotterri.

Portare alle estreme conseguenze il relativismo globale, infatti, come alcune volte si tenta di fare, non ci condurrebbe a grandi risultati: significherebbe semplicemente smettere di pensare, parlare, interagire.

La filosofia stessa, intesa come indagine ininterrotta su di un mondo fondamentalmente a noi sconosciuto, perderebbe la sua ragione d'essere e, con essa, qualsiasi ricerca scientifica, qualsiasi volontà o azione umana.

Allo stesso modo è del tutto impossibile anche pretendere di sospendere un giudizio critico (occhio, perchè "giudicare" è un verbo fondamentalmente differente da "sentenziare" o "condannare").

Ed è altrettanto impossibile sospendere di esprimere le proprie valutazioni, sempre che ci interessi essere vivi ed autocoscienti, dal momento che l’alternativa sarebbe sparire nell’assoluto indeterminato, in quella omogenea notte già splendidamente mostrata da Hegel, dove tutte le vacche sono indistintamente nere.

Ed allora, posto che la salvaguardia dell’unicità sia cosa buona e giusta (per me lo è, ma se per qualcuno non lo è, scriva serenamente un post, è libero, proprio come il portale che ci ospita) e che il relativismo, così come ci viene presentato, non significhi davvero nulla, va però detto che la verità assoluta non si può cogliere, desnuda, in questo mondo.

Per il senso comune di oggi - e per la quasi totalità di ieri - la realtà consisterebbe in ciò che effettivamente e concretamente percepiamo al di fuori di noi, nel nostro vasto mondo. Vale a dire, in quell’ambiente esterno (ed apparentemente oggettivo) composto di forme, oggetti ed eventi in cui noi tutti ci ritroviamo immersi, vivendo. E questo perché le percezioni sembrerebbero testimoniare che esista davvero questa realtà esterna disposta ad offrirsi ai nostri sensi.

Eppure, per non poche religioni (di ieri) e per un bel po’ di persone al di fuori dal senso comune (di oggi) oltre che per una buona fetta di scienza, filosofia e letteratura (di ieri e di oggi) l’ambiente, così come noi lo percepiamo, è semplicemente il frutto di una nostra invenzione. Vale a dire il risultato di elaborazioni interne scaturite dal flusso di stimoli esterni e veicolato dai recettori sensoriali.

Se la fisica tradizionale aveva considerato l’uomo come un semplice osservatore esterno ed assolutamente neutrale rispetto al mondo, la fisica dei quanti lo ha reintrodotto  all'interno dello spettacolo come attore, sceneggiatore ed anche regista, andando a scoprire che, essenzialmente, non esiste minimamente un “fuori" dalla totalità delle cose.

Un punto di vista ipotizzabile dall’esterno, quindi, per la teoria quantica non c’è, perché il mondo visto da un fantomatico "al di fuori", semplicemente, non può essere colto. Esistono, infatti, solo innumerevoli prospettive sviluppate in seno ad una conoscenza individuale e soggettiva del mondo e tutte, ovviamente, parziali.

Secondo Heinz von Foerster, filosofo e fisico dell'intelligenza artificiale, all’esterno dell’individuo non ci sono né la luce, né i colori, né i suoni; ma solo onde elettromagnetiche e variazioni periodiche nella pressione dell’aria.

Non resterebbero, quindi, il caldo o il freddo ma solo  molecole dotate di una maggiore o minore energia cinetica e tutti gli uomini sarebbero sistemi chiusi ed autoreferenziali in cui non c’è una distinzione tra interno ed esterno perchè quello che l'uomo conosce del proprio ambiente sarebbe solamente (e sempre) la sua peculiare risposta alle varie perturbazioni.

Quelle che, comunemente, ogni essere umano ritiene caratteristiche oggettive della realtà esterna, risulterebbero invece sue personali costruzioni, nonchè operazioni di stabilizzazione interna di un ambiente - già di per sé - privo di forma e pienamente caotico.

Per uscire dallo spettro di un solipsismo assoluto, però, lo scienziato ci fornisce anche una chiave.

Sebbene, infatti, nulla possa essere comunicato, è pur vero che le reciproche e ricorsive interazioni tra gli uomini condurrebbero verso una certa stabilizzazione comune riguardo agli argomenti e ai contesti trattati inducendoli a mantenere atteggiamenti stabili e ad imbastire un certo equilibrio reciproco.

Per von Foerster, quindi, gli uomini penserebbero soltanto di abitare all'interno di una realtà indipendente da loro, mentre vivrebbero all’interno delle proprie elaborazioni cognitive, organizzando un mondo che loro stessi costruiscono.

Sarebbe il sapere umano, dunque, a riordinare il flusso informe in esperienze ripetibili e soprattutto valide. Ma questo non significa che non esista una realtà al di fuori della nostra conoscenza umana. Essa esiste; semplicemente non la possiamo cogliere nella sua essenzialità pura ed oggettiva. Il mondo fuori da noi, infatti, si manifesterebbe nella sua oggettività disgiunta soltanto come una forma intuita.

Già Vico, nell'età dei lumi, affermava il suo verum ipsum factum - si conosce solo ciò che si crea - ma la conoscenza del mondo per lui risultava essere esclusiva prerogativa di Dio mentre all’uomo non restava che la possibilità di conoscere quelle porzioni limitate da lui  create.

E lo stesso Kant, poi, con la frattura gnoseologica tra pensiero e realtà, confinava la conoscenza umana nell'esclusiva sfera del fenomenico, eliminando del tutto  la possibilità da parte dell’uomo di conoscere il noumeno: la cosa in sé che, tuttavia, esiste.

Ma benché il relativismo, così come viene presentato, non possa significare nulla nemmeno per se stesso e benché esistano innumerevoli punti di vista totalmente incapaci di cogliere un’oggettività al di là di essi, è altresì vero che cercare di raggiungere il più possibile la verità che non possiamo cogliere è comunque un nostro compito.

E qualsiasi sforzo, alla fine, è pur sempre apprezzabile ed apprezzato.

Se non fosse altro per il fatto che qualsiasi passo che ci riesca ad avvicinare ad essa, anche solo di un millimetro, è già qualcosa. O, meglio, tanta roba.

 

 

 

 

N.B.

Le immagini utilizzate sono state reperite da internet ma non è stato possibile risalire alla loro fonte. Qualora il legittimo proprietario ne rivendicasse la proprietà, verrebbero immediatamente rimosse. 


 
 
 

LIBERTA’E ANARCHIA NON SONO GEMELLE

Post n°331 pubblicato il 25 Aprile 2022 da ElettrikaPsike
 

 

 

 

 

Come già esposto in altri momenti, sarei curiosa di sapere quanti fra coloro che predicano sentitamente come integerrimi pastori, saccheggiando parole qui e là, conoscono poi anche il significato di ciò che effettivamente affermano.

Oltre alla precedente “tolleranza”, anche “libertà” è una delle tante parole abusate quanto mistificate.

Dal dizionario, semplicemente si legge: "stato di autonomia essenzialmente sentito come diritto e, come tale, garantito da una precisa volontà e coscienza di ordine morale, sociale, politico."

Ma la libertà non implica un’assenza di regole ed un’accettazione incondizionata del caos.

Difatti si distingue nettamente da un'altra parola, quell’anarchia che, al contrario, è l’ideologia sociale e politica che propugna l’abolizione totale dell’autorità costituita ed accentrata nonchè ogni forma di costrizione esterna, promuovendo al loro posto l’assenza di un governo e di un ordine regolamentato.

Se, da un lato, gli atteggiamenti che promuovono la libertà umana riconoscono l’esigenza fondamentale di una condizione grazie alla quale ogni individuo possa decidere di pensare ed esprimersi senza costrizione, ricorrendo alla possibilità d'ideare e svolgere azioni mediante la scelta autonoma dei fini e degli strumenti che ritiene più utili; dall’altro, dovendo necessariamente salvaguardarla per la totalità dei soggetti (e quindi non garantirla soltanto per alcuni) tali atteggiamenti devono necessariamente mantenere, seppure riducendola al minimo indispensabile, anche la possibilità di una coercizione.

Se la totalità (e, lo ripeto ancora, tutti, non solo qualcuno, pochi o tanti che siano) deve essere quanto più possibile libera, la limitazione non può essere totalmente evitata e questo proprio al fine d’impedire a chicchessia di esercitare una costrizione arbitraria a danno di altri. Ammettendo anarchicamente un'assoluta libertà, infatti, si dovrebbe ammettere anche il libero omicidio, la libera sopraffazione e, in definitiva, la libera distruzione da chiunque ne avesse desiderio e volontà.

Così va da sé che, mentre l’anarchia tenderebbe all’annullamento radicale di tutte le leggi, i movimenti che salvaguardano i principi liberali richiedono, invece, una correzione del tiro verso una loro minimizzazione, relativa alle sole norme fondamentali.

Ed ora, già anticipando obiezioni fuorvianti, cavillose e, permettetemi, talora lievemente ottuse (se non si conosce il significato, prima di risentirsi sarebbe il caso di scoprirlo) mi porto avanti rispondendo subito alle sepolcrali rimostranze “ma se si inizia a fare leggi in maniera arbitraria, benché minime, allora…et cetera).

E' infatti piuttosto chiaro che, così facendo, si stanno volutamente ponendo premesse scorrette. Perché, di fatto, non siamo costretti in un mondo in bianco e nero o chiusi in un rigido aut-aut che ci chiede di scegliere tra la mamma e il papà.

Le norme non devono essere decise in maniera arbitraria o costruttivista e sono suscettibili di essere scoperte. E non lo devo sicuramente dire io, qui ed oggi nel 2022, dal momento che ci ha già pensato meglio e prima (di me e di noi tutti) Hayek, con il suo Nobel per l’Economia, nel ’74.

La stessa fede - leggasi riconoscimento - nell’esistenza di normative di mera condotta suscettibili di essere scoperte (e, quindi, non frutto di costruzione arbitraria) poggia sul fatto che la grande maggioranza di queste norme sia assolutamente accettata. Vale a dire, nello specifico, quelle norme individuali sulle quali ci troviamo tutti piuttosto d'accordo (al di là naturalmente dei sofisti, sorprendentemente provocatori nel VI secolo a.C. o dei loro pretestuosi imitatori odierni nei ragionamenti per assurdo e fatta la dovuta eccezione dei casi limite riguardanti i criminali ed alcuni ambiti psichiatrici).

Di conseguenza, paradossi e casi clinici esclusi, è comune ritenere illecito l’omicidio, il furto, il sopruso etc.

E benché per qualche secolo, pur non essendo le gemelline di Shining, Libertà e Anarchia si siano comunque tenute per mano nel fine comune di ottenere una diminuzione della burocrazia, un'abbassamento del carico fiscale et similia, resta invariabilmente fermo che se libertà si vuole e se libertà dev’essere, per evitare che si verifichi una coercizione, sarà sempre implicitamente richiesta quella minima forma di limitazione che garantisca il rispetto delle norme di mera condotta.

E lo sta affermando un'insofferente, una che si arrampica ogni giorno sulle barricate con il fantasma del dandismo per épater les bourgeois, una che vive male anche solo l’esistenza della regola di un badge aziendale ed è innamorata, da sempre, di capitan Harlock...

Quindi, vi prego, basta cavilli che ci arenano in un baratro inutile ed oltremodo noioso.

Basta nascondersi dietro il bon ton ad ogni costo, accettando di farci calpestare scarpe nuove e sogni con la scusante di dover rispettare prepotenze maleducate e malamente truccate da forme fasulle di libertà.

Basta giustificare atti rovinosamente sopraffattori in nome di un'irragionevole liceità a distruggere ogni diritto o concetti zen e cristiani, estratti come conigli o fazzoletti bianchi senza essere mai neppure entrati nel cilindro del buon senso.

Una cosa è ignorare e non raccogliere le provocazioni, altra cosa è subire reiteratamente che il proprio orto venga ridotto in immondizia, continuando a raccogliere l'altrui letame. Perchè se una cosa è tentare di guarire il veleno dell’odio versando sangue compensativo, ben altra, però, è farsi uccidere.

E se proprio vogliamo, anche lo spirito cristiano incarnato nella figura del Nazareno, pronto al sacrificio per portare un esempio ed un messaggio in un mondo incredulo, ci dice altro. Difatti, quando vide calpestati e stravolti dai profanatori i significati etici di cui era il Verbo, lo stesso Gesù non disse esattamente “bravi, fratelli, continuate così” ma rovesciò i tavoli dei cambiavalute e cacciò i mercanti (dal tempio dello spirito) senza troppi eufemismi.

Quindi, basta. Se qualcuno vorrà enucleare concetti nuovi ben venga, ma rimestare tra il già detto e il decomposto non è salutare e, per di più, a dirla tutta anche maleodorante.

 

 

 

 

IL SUO TESCHIO E' UNA BANDIERA

CHE VUOL DIRE LIBERTA'...

 

 


 

 
 
 

UCRAINA 2022

Post n°330 pubblicato il 26 Marzo 2022 da ElettrikaPsike
 

 

(...)

LA GUERRA NON È ADDESTRAMENTO…

QUI UCCIDONO DAVVERO

QUESTI SONO I TUOI FRATELLI E FIGLI.

VERRÀ INSEGNATO LORO A SPARARE ALLE PERSONE CON UN CANNONE.

I FIGLI DOVREBBERO NASCERE PER QUESTO?

METTI CROCI AL COLLO DEI RAGAZZI

PER IL BENE DI IDEE BIZZARRE.

 

ALCUNI NON TORNERANNO MAI A CASA, I CAMPI SONO PIENI DI TOMBE,

I VIVI SONO STORPI

UCCELLI SENZA ALI.

 

STORMI DI SANGUE NERO…

 

INTORNO AL VIBURNO BRUCIAVA E BRUCIAVA,

 

COSTOLE ROTTE,

TEMPIE TAGLIATE,

 

TUTTI I RAMI SONO DANNEGGIATI E CADDERO GOCCE DI ROSSO

E DI SALE.

 

“NON DORMIRE, AIUTO. CI SPARANO ALLE SPALLE."

 

MANCA UNA LETTERA SCRITTA,

PER LA SUA SINCERITÀ,

COSCIENZA NON CORROTTA

CHE ANCHE NEL FUOCO NON BRUCI…

 

 

Dai versi di Lyudmila Legostaeva


 


 
 
 

IL PARADOSSO DI MADONNA TOLLERANZA

Post n°329 pubblicato il 25 Febbraio 2022 da ElettrikaPsike
 

 

 

 

Non sempre la tolleranza è una virtù.

Non sempre l’intolleranza è un vizio.

(Norberto Bobbio)

 

Mi piacerebbe sapere, però, quanti tra coloro che la invocano o la predicano, ne conoscono profondamente il significato.

Dal dizionario si può evincere che la tolleranza sia una manifestazione di rispetto nei riguardi dei comportamenti e delle idee altrui, anche quando i primi e le seconde si dimostrino in pieno contrasto con le nostre convinzioni.

Derivando dal verbo latino “toleràre”, la forma durativa di tòllere significa, appunto, “sostenere, reggere”; ma alla fine dei conti non significa altro se non sopportare, sebbene con rispetto, comportamenti e principi ideologici altrui, anche quando sono in aperto contrasto con i nostri.

"Sopportare", quindi. E sopportare non significa affatto abbracciare felicemente o senza sforzo alcuno comportamenti lontanissimi da noi ed ideologie radicalmente opposte alle nostre. E, per diretta conseguenza, non significa nemmeno abdicare alle nostre convinzioni in modo passivo o abulico.

Difatti la tolleranza esiste (e può, essenzialmente, esistere) solo fintanto che è reciproca. E ciò vale a dire che esiste solo fino a quando non si trasforma in lassismo, prima, ed infine in schiavitù.

Va da sè, quindi, che questo virtuoso atteggiamento - che non è lassismo, né tantomeno schiavitù - da un lato rende possibile che ognuno possa mantenere la propria idea ponendo in essere comportamenti consoni alle proprie volontà; ma dall’altro mantiene anche viva la regola di una lecita e necessaria limitazione di tutte quelle idee o di quei comportamenti che, implicitamente o esplicitamente, se posti in essere negherebbero proprio il concetto della tolleranza stessa...

Ed ecco servito, per chiunque ne è orfano, il paradosso insito nella tolleranza, già postulato, ai tempi, da Karl Popper. La tolleranza indiscriminatamente illimitata smette d’essere tolleranza perché nel divenire smisurata porterebbe all'eliminazione della propria esistenza.

Se estendiamo un atteggiamento d'illimitata tolleranza a coloro che sono intolleranti

e se non siamo disposti a difendere una società tollerante

laddove venga messa in rischio dall'attacco degli intolleranti,

allora

- per una conseguenza logica e diretta -

i tolleranti saranno distrutti

e, cosa ancor più grave,

la tolleranza stessa con essi.

 

Siamo arrivati fino ad oggi, al mio compleanno in questo 2022, e se ne continua ogni giorno a parlare, tentando di confutare il paradosso.

Ma già agli inizi degli anni settanta, anni prima che io nascessi, John Rawls aveva provato a replicare senza successo all'affermazione di Popper, obiettando che una società che non riconosce la tolleranza agli intolleranti è, per definizione, a sua volta intollerante. Ciononostante, proprio lo stesso Rawls, e già allora, dovette ammettere che fosse inevitabilmente necessario riconoscere all’interno del concetto stesso di tolleranza una clausola per la sua opportuna auto-conservazione.

Di conseguenza, appare piuttosto cristallino che la tolleranza - che non è lassismo, non è anarchia e non è schiavitù - debba certamente includere una sopportazione rispettosa degli intolleranti; ma soltanto finché non costituiscano attivamente un pericolo per la società e le istituzioni della libertà.

Sic et simpliciter.

 

 

N.B.

 

E, dal momento che, come diceva il nostro caro Wilde, 

il pubblico è stupendamente tollerante e perdona tutto...tranne il genio...

Si perdonerà, con tolleranza,

un:

TANTI AUGURI A ME!

 

Fetta di torta?

 

 

P.S.

Già, proprio a 4 passi dalla primavera.

Ma anche a 4 passi da una brutta primavera ucraina...

 

 


 
 
 

FANTA-CREDINI E GENI

Post n°328 pubblicato il 04 Febbraio 2022 da ElettrikaPsike
 

 

In seguito alle ennesime manifestazioni, anche torinesi, dei "no vax" con i loro espliciti richiami ai campi di sterminio, ed in risposta ad alcuni messaggi ricevuti nei giorni scorsi a proposito dell'argomento,  ho deciso di chiarire in una sola volta, tramite post, la mia posizione.

Io, naturalmente, cercherò di spiegarmi nel modo più asettico ed elementare possibile ma è altresì legittimo che, nonostante tutto, qualcuno possa non comprendere; in quel caso però non sarà più una mia responsabilità.

Resta  comunque fermo che chiunque lo vorrà, qualora avesse già esaurito tutte le opzioni in suo possesso, potrà tranquillamente ancora chiedere l’aiuto da casa.

 

Non discernere l'orrore dei campi di sterminio da una campagna vaccinale che salva vite umane è un folle ed indecente paradosso.


Ed il perché sarebbe già immediatamente intuibile e facilmente comprensibile ma, all’occorrenza, è anche semplicemente spiegabile:

Al di là di tutta l’inqualificabile questione, infatti, l’accostamento non ha un senso né da un punto di vista logico, né per il contesto,  né per la causa e, naturalmente, nemmeno per gli effetti.

Gli errori (madornali) di fondo su cui si poggia sono essenzialmente 3:

 

1. La presunzione di correttezza nell’affermare che il vaccino possa essere nocivo per la salute, teoria basata su opinioni puramente personali e senza alcuna evidenza o validità medico-scientifica 

(e già con questo decade tutto: seriamente di cosa parliamo? ammesso e non concesso, infatti, che il rischio paventato superasse realmente il beneficio del vaccino, prima andrebbero comunque avanzate le prove ed infine, solo in seguito, fatte seguire le rimostranze; ma i sogni profetici, le sedute spiritiche e le opinioni fantasiose, come tutti sappiamo, e persino coloro che “ci fanno”,  non sono affatto prove, non hanno validità scientifica e malauguratamente non fanno letteratura medica).


2. L'evidente fraintendimento dei termini "libertà", "anarchia", "dittatura" e "discriminazione" che, purtroppo, ha permesso di accostare due questioni di abissale differenza per contesti, cause, moventi storici e, soprattutto sviluppi ed esiti, con associazioni fuori luogo.


3. La presunzione di essere vittime di una violazione di diritto e di una soppressione della libertà individuale senza accorgersi di essere, in egual misura, carnefici nel violare il diritto alla salute e alla libertà di tutti quelli che, legittimamente e motivatamente, non la pensano come loro.


 

P.S.

Sapete qual è la differenza che divide una mente brillante ed avanti anni luce che si accorge anticipatamente di teorie complottistiche e scopre prima degli altri tutto il marcio in Danimarca da una visionaria e alquanto fanta-credina (leggasi: fantasioso-credulona)?

La prima parla dopo aver compreso, l’altra continua a portare avanti le sue idee senza preoccuparsi di verificare se siano basate o meno sui 3 punti di cui sopra.

 

 

 

 

N.B.

Volevo solo aggiungere che il post è stato articolato intorno ad un particolare argomento e va circoscritto all’argomento trattato:

vale a dire il paragone fuori luogo.

“Fanta-credini” si è tutti, nel momento in cui dimostriamo di esserlo, con atteggiamenti che giustificano l’appellativo, indipendente da ciò che professiamo. Non si sentano, quindi, esentati i “credini” della scienza.

Pensiamo solo al modo in cui è stata gestita l’informazione sui vaccini (prima un certo tipo era da considerarsi adatto ad una fascia anagrafica e specifico solo per alcune categorie di soggetti, poi, all’occorrenza, il discorso è stato modificato e non si sono solo adattati ma addirittura ribaltati i parametri di riferimento).

Idem per i tamponi: i rapidi erano il diavolo, i molecolari l’acqua santa (con buona pace del fatto che i rapidi fossero anche gli stessi con cui si regolavano i viaggi in aeroporto, ad esempio) ma adesso, in ultimo, vengono del tutto equiparati.

Le varianti, poi, sono oggettivamente e facilmente sovrapponibili alle influenze stagionali ed il sospetto che il tampone fai da te acquistato in farmacia, in quanto ad affabilità, sia paragonabile ad un gratta e vinci, di fatto resta.

Questo per dire che nessuno deve sentirsi escluso, quando si tratta di evidente follia.

 

 

 
 
 

AREA PERSONALE

 

ARCHIVIO MESSAGGI

 
 << Ottobre 2022 >> 
 
LuMaMeGiVeSaDo
 
          1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30
31            
 
 

CERCA IN QUESTO BLOG

  Trova
 

JE SUIS CENACOLO'

 

Per chi ama scrivere,

per chi ama leggere.

Per chi è innamorato delle parole:

 

JE SUIS CENACOLO' 2015

Il Contest Letterario a colpi di BIC

blog.libero.it/WORDU/

Un Blog di PAROLE…

C H E    A R R I V A N O,

C H E    P A R T O N O,

C H E    R E S T A N O.  

Come un grifo, tra terra e cielo.

 

 

IL CENACOLO SI E' CONCLUSO ED ORA...

ABBIAMO IL LIBRO!

  

 

http://issuu.com/wu53/docs


 

ULTIME VISITE AL BLOG

cuspides0ElettrikaPsikeamici.futuroieriDott.Ficcagliacassetta2diogene51marinovincenzo1958legrillonnoirdestaelNINAARGY80arwen971ravenback0woodenshipje_est_un_autremisteropagano
 

ULTIMI COMMENTI

CHI PUÒ SCRIVERE SUL BLOG

Solo l'autore può pubblicare messaggi in questo Blog e tutti possono pubblicare commenti.
I messaggi e i commenti sono moderati dall'autore del blog, verranno verificati e pubblicati a sua discrezione.
 
RSS (Really simple syndication) Feed Atom
 
 

 

                        

                                                             https://twitter.com/elettrikapsike