Creato da ElettrikaPsike il 17/12/2012

ElettriKaMente

Dillo, bella strega...se lo sai, Adorabile strega…Dimmi, conosci l’irremissibile? (I fiori del male, C. Baudelaire)

 

 

Autunno, sempre con me

Post n°296 pubblicato il 09 Dicembre 2019 da ElettrikaPsike
 

 

 

  Manca davvero poco ma, di fatto, almeno a sentire i brividi di freddo che pungono sotto le sciarpe e a vedere gli alberi che mimetizzano la perdita del fogliame con le luci d'oro degli addobbi di Natale, ci siamo già, quindi...

 

Au revoir, automne, toujours avec moi.

 

Finché ci sarà l‘autunno, diceva van Gogh, non avrò abbastanza mani, tele e colori per dipingere la bellezza che vedo.

 

 

Ma l’autunno non è sempre, pur tornando per sempre (personalmente io stessa desidererei vivere come se fosse, in me, sempre settembre…) e difatti van Gogh scelse (o forse non fu lui a scegliere, ancora non è così chiaro) di non aspettarlo più, morendo nel mese di luglio - in estate piena - allo sfacciato sole che esaspera ogni aridità, nelle sensibilità più estreme. E probabilmente ormai del tutto sperduto in quel lungo vuoto d'autunno durato per troppi mesi dentro la mente…

Io capisco chi ama l’autunno, e per me quegli sfarzi di luci ambrate e sanguigne, di sfumature migranti, scarlatte e imporporate fino allo sfrigolio increspato del ruggine e del giallo amamelide o cadmio sono crampi al cuore, che epurano estromettendo sfoglie di angoscia, mentre gli spasmi acuti che sento scricchiolare, nelle croccanti fragilità di tante foglie scivolate lungo il vento dai rami, sono calorosi scoppiettii di fuochi accesi negli occhi della mente e nel sorriso.

Grazie Autunno, d'incendiarmi l'anima.

 

E grazie alla poesia di wood che mi ha dato modo di celebrare ancora un po' la mia passione per questa stagione stregata... 

Grazie allo splendido artista John Bramblitt - ed al riguardo, dal momento che mi sono scordata di precisarlo - ecco la nota aggiuntiva e doverosa di misteropagano che ha postato nei commenti:

"Val la pena ricordare che John Bramblitt è un artista non vedente...il che la dice lunga su come possono essere recepite e trasmesse le emozioni che descrivi.. sono colori della mente. Quindi dell'abilità di immaginazione e non di meno di sentirsi parte della natura nella misura in cui il nostro animo non ne dimentica i pattern".

E poi, grazie ancora a lei, alla nostra misteropagano per tutti gli addobbi natalizi senza i quali...il Libero-Natale non sarebbe mai così libero...

 

 

 

 

 

 

                                                                               AUGURI A TUTTE/I, 

                                                                                                       EleP.


 
 
 

SUL PERDONO ED ALTRE CERTEZZE

Post n°295 pubblicato il 16 Novembre 2019 da ElettrikaPsike
 

 

 

 

 

Giorni fa, ho letto in un post sul blog di woodenship, una lirica in “confessione di reato” - e sinceramente non so dire (ma non è neppure rilevante saperlo) se l’ammissione fosse effettiva o se fosse un espediente letterario, tra l'altro di alto valore stilistico - ad ogni modo, il punto su cui ora voglio scrivere non riguarda né il contenuto né la forma di quel post, quanto alcune parole visibili tra gli innumerevoli commenti dei suoi lettori.

Al di là, infatti, dell’indiscussa bellezza fragile e zelantemente tratteggiata, di quell’etica esteticamente riprodotta in versi, già peraltro espressa con i miei commenti sottostanti all'opera, ciò che ha catturato la mia attenzione, sequestrandola non piacevolmente, è il concetto di “perdono” più volte apparecchiato dai suoi lettori. Un concetto menzionato e maneggiato o, meglio, padroneggiato con una destrezza senza paura. E, tra l’altro, mi sembra proprio da quegli stessi utenti che già in altre occasioni dichiaravano di poter escludere aprioristicamente che cosa avrebbero o non avrebbero fatto nel loro futuro.

Che dire? Beati coloro che possono vantare simili consapevolezze nella vita…

O forse no, nessuna beatitudine.

Personalmente non comprendo, infatti – nel senso che non includo e non faccio mie – queste certezze, perché, insieme a qualcun altro, mi trovo ancora in cerca di quel centro di gravità permanente che possa riuscire a non farmi mai cambiare idea…e fino a quando io stessa sarò in movimento - viva - non potrò avere pretesa alcuna di possesso sulla sfera dell’indeterminato (benché i miei risvolti ossessivo-compulsivi, a dire la verità, disperatamente tentino di padroneggiare l’ipotetico, nella speranza di risolverne il paradosso…ma questa è tutta un’altra storia).

Inoltre, al di là del non poter riconoscere la lapidaria certezza di chi è convinto di sapere cosa potrà o non potrà fare in una circostanza sconosciuta, pur assecondando l’ansia compulsiva di voler credere disperatamente che sia possibile raggiungere simili verità, non condivido (ed in questo caso neppure assecondo) la pretesa di potersi arrogare il diritto (perché di privilegio nemmeno parlerei) di accordare o meno il perdono a chicchessia.

Oh, si, lo so. Va di moda di questi tempi parlare di “perdono”.

E tutte queste persone sicure di chi sono e sicure di dove vanno, di cosa sia giusto e cosa sbagliato, di cosa vada fatto e cosa vada detto, ne parlano continuamente.

E, per carità, ne parlano anche in termini magnanimi - io ti perdono di qua, io perdono di là, dicono molto ammirevolmente - anche se si tratta di gravi torti subiti, anche quando (e se) si tratta di crimini che hanno letteralmente dimezzato loro la vita.

Ma il punto è completamente un altro.

Sia che costoro decidano di accordare il perdono, sia che non lo vogliano accordare, infatti, la questione - molto più semplice - è che proprio nessuno si trova nella posizione di perdonare.

Seriamente, chi mai pensano di essere tutti questi esseri umani, per sentirsi tanto convinti che tale funzione - in un modo come nell’altro - possa fare parte delle loro competenze?

Sarò più chiara e diretta: chi siamo noi, di grazia, per pensare di poter accordare o meno il perdono a qualcuno, indipendentemente dalla colpa e dal reato, veri o presunti che siano da un punto di vista etico, quando il solo condono possibile - di esclusiva natura giuridica - è quello già pienamente predisposto dalla legge?

E la mia risposta è una domanda…Ma siete realmente sicuri, sicuri che esista davvero una persona che vada perdonata…?

 

 

Come si può in genere perdonare loro, se essi non sanno ciò che fanno?

Non si ha proprio niente da perdonare.

Ma sa mai un uomo pienamente ciò che fa? E se questo rimane sempre perlomeno un dubbio, allora gli uomini non hanno mai qualcosa da perdonarsi, e l’essere clemente è - per il più ragionevole - una cosa impossibile.

Da ultimo: anche se i malfattori avessero veramente saputo ciò che facevano, noi avremmo avuto comunque il diritto di perdonare solo se avessimo avuto il diritto di accusa e di punizione.

Ma questo non l'abbiamo.

Friedrich Nietzsche

 


 
 
 

L'ARCOBALENO SULL'ACQUA

 

 

...E POI...


E poi ti dicono che i soldi sono uno straordinario mezzo per la felicità...e che scegliere una bicicletta rossa pieghevole quando e se puoi avere, al suo posto, una barca è semplicemente roba da immaturi.

E che anche il fatto di preferire l'emozione di un arcobaleno di luce, quando appare come un miracolo della fisica attraverso una fontana, a quella di una cena prenotata in un ristorante stellato è un atteggiamento quasi da stolti e da folli.

Perché i soldi danno sicurezza, i soldi aiutano in caso di necessità, i soldi gratificano e qualificano, i soldi servono...e non volerne glorificare tutta questa onorevolenza è testardamente una cosa da bambini, ed in ultima e spietata analisi, significa essere alienati, privi di assennatezza e sprovvisti di pragmatismo.

Anche perché, in aggiunta, i soldi coadiuvano anche tutto il nostro benessere e ti comprano la joie de vivre.

Io non lo so, forse sono una bambina eterna perché davvero, per quanto mi renda conto in ogni mio giorno che le bollette vadano saldate e che l'elettricità costi cara, non penso sia affatto necessaria la sovrabbondanza per pagarle. E riguardo alla mia gioia di vivere, probabilmente è di un tipo che non si troverebbe neppure su quel menu a tante stelle.

Avere soldi serve...avere soldi fa...avere soldi è...

Certo. Peccato, però, che poi parlare con la luna e riceverne risposta non sia un lusso che si può acquistare con un assegno. E nemmeno puoi comprare un'ispirazione con maestosi contanti.

Uno sguardo innamorato e lo scodinzolio di un cane li incontri per strada senza neanche pagarli, ed i soldi non ti abbracciano di sogni quando sei a letto.

La giovinezza vera, poi, ed una pelle che trattiene tutta la luce della felicità, non te le vende nessun chirurgo al mondo.

E nemmeno la possibilità di sentirti un dio, con una sofferta medaglia olimpica al collo - pure se d'oro o d'argento - è una cosa che si possa prenotare con la carta di credito.

Sarò una bambina, sì, e pure folle, ma a me fa sentire felicemente in pace vedere un arcobaleno che si forma dentro una fontana e mi sento ricca e completa quando mi stringo ad una certezza e ad un ricordo innamorato.

E sì, anche mangiarmi un gelato vicino al mare e poi addormentarmi con un venticello fresco in una giornata calda d'estate o leggermi un libro tra le foglie rosse dell'autunno e tenere fra le mani una tazza di cioccolata calda d'inverno sono esperienze che amo e che prevedono un costo.

Lo so...

Tuttavia é un prezzo sostenibile, ed in questi termini, senza tante scuse senza scusa, lo sappiamo bene  tutti che non è affatto necessario essere "ricchi" per poterlo pagare...

 

 

 

 

N.B.

 

E POI... 

 

ASPETTANDO COLORATAMENTE

SAMHAIN,

HALLOWEEN

o, semplicemente,

el dias de los muertos,


 

ricordiamoci che quando la vita sembra tacere, in realtà si sta solo rigenerando e rinnovando sottoterra.

E se per noi l'ultimo giorno di ottobre non è

- come per la tradizione celtica - 

la vigilia di un nuovo anno,

nulla ci vieta, peró, di credere ugualmente al dissolvimento temporaneo delle leggi del tempo e dello spazio...

e di far vincere i colori, 

anche da nuove ed insospettabili prospettive...


 

 

 
 
 

LA LUNA E IL SOLE SONO TE

 

 

 

 

A volte, quando ti manca una persona che hai amato, sembra inevitabile dire che tutte le cose intorno a noi ci raccontino di lei.

 

Le poesie ce lo confermano, ma lo si trova scritto anche nei testi di molte canzoni che non esitano ad intonare come il sole ci parli di lei e come anche la luna e il vento facciano altrettanto...Ma in realtà io non credo neppure che sia questa la vicinanza che avvertiamo.

Con il tempo, infatti, mi sono convinta che accade l'esatto contrario:

sono le persone

- e siamo anche noi stessi, con ogni risvolto della mente ripiegato su chi non c'è -

a parlarci attraverso le cose.

Ed anzi, ancor meglio, non solo sono loro a parlarci attraverso le cose; ma sono proprio queste stesse a diventare le nuove forme, oltre che i custodi, di ogni nostra essenza amata. Di ogni persona fisicamente lontana ma di cui si sente forte la presenza dell'assenza.

Così la luce diventa luce che illumina o colora ma solamente secondo il "suo" nome; ed una casa, una porta o le venature nel legno di un armadio diventano la piega e il disegno del suo sorriso piuttosto che del suo sguardo caldo, ed anche quella strada che appena s'intravede oltre il davanzale, con quel velo di vento che dal vicolo della memoria spalancata ti solleva le tende, ti riporta improvvisamente il suo profumo.

Perché è il profumo la vera voce dell'anima, ancor prima degli occhi.

No, le cose non ci dicono proprio nulla, siamo noi a parlare attraverso di esse.

E quando siamo fortunati, perché abbastanza empatici da saperli accogliere, allora coloro che non sono con noi ritornano, e lo fanno attraverso il mondo.

Non ho bisogno che ogni mia assenza amata sia un racconto che mi suggeriscono la luna o il sole, perché saranno invece loro - la luna ed il sole - spontaneamente ad eclissarsi per prestare a chi amo un nuovo aspetto.

Così adesso posso dirtelo che luna, vento, sole e pioggia, nel tempo sono stati anche te

ed ogni tanto lo sono ancora.

Proprio come il calore dorato delle focacce uscite dal forno di notte sono l'estate e come le risa abbronzate dei ragazzini, i baci di vetro delle bottiglie quando vengono dilatati nella notte o la corsa roca di un motorino lungo il viale che non vediamo

- ma che immaginiamo sorridendo al buio appena prima di sorridere al sonno -

diventano in una sola eco la storia completa di tutte le giovinezze del mondo.

 

Tutte le giovinezze del mondo poi perdute,

ed abbandonate in unico giorno di serietá e prudenza, su di un'isola che non c'è.

 

 

 

 

 
 
 

Una di quelle sere

 

 

 

 

..Cosí, anche quella, era stata una delle tante sere in cui, indipendentemente dalle indicazioni segnalate dal calendario, ho sentito il mese di settembre scorrermi nel sangue.

Perchè, per me, Settembre torna ogni volta in cui la vista è rischiarata e percepisco senza possibilità di errore che la magia esiste ancora, mentre spazio libera ed assorta dentro un tempo senza il tempo.

E mentre passeggio tra i ricordi del tutto orfana di filtri, in benedetta ed omogenea continuità, posso toccare anche la giovinezza "meravigliosamente giovane" - quella, per intenderci,  dei primi baci e delle prime letture dei poeti maledetti - per poi, ad un tratto, ritrovarmi iscritta in quarta ginnasio e immediatamente al liceo senza nessuna segnaletica da seguire. 

Ed é in una sera come quelle che mi posso vedere a 16 anni, quasi 17, seduta sul letto ad attendere il mio compleanno, una telefonata, un'interrogazione di arte.

Mi vedo e sono davvero lì, perché dopotutto quella ragazzina sono ancora io.

Guardandola, però, calcolo che sono passati...quanti? Più di una ventina d'anni.

E se li conto so ancora piú precisamente che ne sono trascorsi 28 da allora, da quella mia giovinezza  meravigliosamente adolescente e, ad un tratto, penso che una decade, in fondo, trascorre in una notte e che "vent'anni fa" sono pochi ed anche trenta lo sono, ma non solo...

Forse anche quando saranno 40 e poi 50 anni fa, non sembreranno mai tanti.

Essere ragazze divenute donne, talvolta, ci fa realmente sentire tanto più vecchie e in alcuni casi più sagge della celtica Cailleach, eppure in altri momenti e sotto differenti luci, ci fa guardare dentro ad uno specchio con stupore, convincendoci di trovarci forse sulla Luna, perché il Tempo realmente ci ha graziato, facendoci restare proprio com'eravamo, pur non chiedendoci - almeno esplicitamente - l'anima in cambio.

Ma altre volte ancora, accade che si faccia impercettibilmente intuire, nella stanchezza o nel dolore dentro gli occhi, il futuro di una vecchiaia che sarà, ed allora si profila netta e fredda la paura che l'incantesimo possa infrangersi.

E nonostante non si creda alle regole di coloro che pensano sia indiscutibilmente obbligatorio invecchiare, e non si voglia affatto dare un credito allo scorrere di Messere Tempo, ugualmente si teme che alla fine del giorno possa vincere l'incredulitá sulla fiducia spropositata e che, con essa, possano trionfare anche le convinzioni rassegnate di chi crede soltanto a quel che vede o può contare con le dita. 

E forse lo si teme perchè, in buona sostanza, si ha una sola livida paura:

quella che la magia smetta di esistere.

Perchè intimamente si é consapevoli che se questo mai accadesse nulla potrebbe avere piú un senso, dacché tutte le cose, anche le più concrete, solide ed apparentemente lontanissime dall'utopistico immateriale, sono comunque sottomesse ad essa. 

Ed intimamente si sa che è solo credendoci che si può restare giovani per sempre.

Perché, semplicemente, tutto è asservito alla magia.

E prima di ogni altra cosa l'incantesimo più grande ed il più antico. Quello che per tutto segnò un inizio ed una fine, che da tutti noi viene protratto, e che tanto tempo fa, dal soffio di un respiro, venne chiamato Vita.

 

 

 

 

 

 

 

 
 
 

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