Creato da ElettrikaPsike il 17/12/2012

ElettriKaMente

Dillo, bella strega...se lo sai, Adorabile strega…Dimmi, conosci l’irremissibile? (I fiori del male, C. Baudelaire)

 

 

E SOLO PIU' LA NOTTE RIMASE A CASA

 

Dopo soltanto una ventina di giorni dall'uccisione di George Floyd, adesso ad Atlanta la storia si ripete e viene ucciso un altro uomo afroamericano.

Mentre l'America si muove contro le forze dell'ordine che non hanno ascoltato le suppliche di quell'uomo che non riusciva a respirare, soffocato dal ginocchio dell'agente che premeva sul suo collo, lo spettro di una nuova epidemia di razzismo potrebbe mostrare focolai più letali di qualsiasi virus.

Così, se una parte ora si appella ad una giustificazione che non giustifica nessuna morte, sostenendo che l'uomo si mostrava sotto gli effetti della droga e che, dopo aver tentato di vendere una banconota contraffatta, ha opposto resistenza all'arresto, i filmati di sorveglianza di un ristorante limitrofo e poi diffusi sui social mostrerebbero, invece, un uomo scortato dalla polizia che, barcollante, cade per due volte, del tutto incapace di reagire.

E Rayshard Brooks, il giovane afroamericano ucciso dagli spari della polizia, ora, sembra essere il suo erede. L'uomo viene trovato in stato di ubriachezza a dormire all'interno della sua auto, nel parcheggio di un ristorante. Anche qui due versioni: da una parte chi sostiene che Rayshard si sia giustificato con gli agenti, affermando di non avere intenzione di commettere alcuna violazione e di poter rincasare tranquillamente a piedi e, dall'altra, chi parla di una ribellione da parte sua e che infatti si sia dato alla fuga subito dopo aver sottratto la pistola a scarica elettrica ad uno degli agenti. In ogni caso, però, una cosa è senza dubbio certa, mentre scappava, quell'uomo è stato colpito alla schiena da tre colpi di arma da fuoco ed è stato lasciato a terra agonizzante prima di essere soccorso e portato in ospedale dove è comunque deceduto.

Una reazione da parte della polizia nella lotta al crimine sarebbe stata tanto incomprensibilmente cruenta se non fosse stata spinta dalla discriminazione razziale? Di sicuramente acclarato c'è che, per quanto possa sembrare incomprensibile e paradossale, l'America persevera nel tradire una sua metà oscura composta di sorgenti razziste più o meno dichiarate e di focolai insospettabili. 

Esiste la cancrena, in tante forme, a questo mondo; ma principalmente si chiama  ignoranza, perchè è da quella che poi vengono partoriti razzismo, dogmatismo, fanatismo, abuso e violenza. Tutti figli della stessa madre, espertissimi ad alimentarsi vicendevolmente.

 

 

E presi dall'ondata d'infuocate proteste antirazziste, ci sono passati dinanzi, senza fare più alcun scalpore nè particolare share, anche i giorni in cui ci si aspettava, in Italia, una recrudescenza dei contagi e dei sintomi di quell'altro virus, quello incoronato, che dal suo canto ha contribuito egregiamente nel falciare vittime senza fare discriminazioni nello scegliere i suoi ospiti.

Ma anche adesso - consci del fatto che, al di là del numero dei contagi, i quadri clinici dei pazienti positivi presentano chiaramente una sintomatologia molto più lieve e gestibile - ed anche per questo'altro argomento, abbiamo più versioni tra cui scegliere.

E' questo, infatti, il momento in cui si oscilla tra chi sostiene che tutto sia scomparso e sia semplicemente una ridicolaggine portare ancora avanti il discorso e chi, continuando, invece, a non vedere chiaro nei dati, nei rapporti dichiarati dai media e soprattutto nelle cause determinanti questo alleviamento della sintomatologia clinica, non ritiene il virus per nulla estinto. Senza contare i gruppi babbani dei contesti medico-scientifici che predicano che tutto non sia proprio mai esistito.

Io, da fautrice della teoria del "dividi a metà e appellati ai fatti, studiando le fonti e la storiografia ma lasciando parlare l'intuito", per il momento sono solo soddisfatta di non aver dovuto assistere a ciò che mi premeva evitare: un nuovo lockdown condito di lamenti, sentimentalismi e soap opera in chiave musical; per il resto, mi limito come sempre a parlare di ciò che ho visto e che ho potuto constatare personalmente. Vale a dire la serietà di un'infezione con un'alta carica virale che - di fatto - poteva degenerare, e che in molti casi è degenerata, in aggravamenti inaspettati e di difficile gestione ma che, ad ora, si è certamente indebolita, benchè la causa di questa sintomatologia più lieve ancora non si possa scientificamente affermare (condizioni ambientali più favorevoli - umidità e temperatura - che condizionano la persistenza e la resistenza del virus? varietà genetica della popolazione che determina la ciclicità epidemica dove nelle fasi iniziali si ammalano soprattutto i pazienti più fragili che tendono poi immediatamente ad aggravarsi?) e nonostante questo affievolimento dei sintomi si presenti in una situazione in cui apparentemente anche i contagi sembrano diminuiti, a dispetto dell’allentamento delle misure di contenimento (ma anche questo, alla fine, è potenzialmente irrilevante, in quanto l'andamento transitorio è insito nelle epidemie e caratterizzante della maggioranza di esse).

Pertanto, risulta inutile voler riempire tutti questi punti interrogativi con illazioni pour parler, perchè davvero potrebbero colorare qualsiasi pronostico con sviluppi completamente differenti e distanti fra loro.

 

L'amico woodwnship

in una fase pandemica precedente, asseriva come fosse

 un bene che la notte tornasse presto ad essere una notte poeticamente viva e fracassona.

E scriveva nel suo blog un tagliente, cristallino e sentito

Vorrei che si capisse una volta per tutte che è tutto

in questo non sfiorarsi di ombre...

Infatti. E' tutto lì.

 

Perchè ci fu un tempo in cui anche la notte rimase a casa, aspettando di potersi dilatare con l'eco dei vetri gettati nella differenziata e di potersi esprimere nello scontro diretto dei baci tra bottiglie come in quelli tra gli adolescenti, ammassati l'uno sull'altro, amanti neofiti e proseliti d'un muretto o di un lampione, impazienti che il divieto dell'intreccio non sia più vietato...

Rimase a guardare, allora, insieme a noi, anche la notte,

nello spazio di una strana primavera,

aspettando pazientemente di accogliere ancora le luci delle auto che sfumano nel buio ed il ronzio dei motorini accesi.

E rimase, poi, con noi in silenzio, in attesa di ascoltare le note lagunari di quelle musiche estive che si dilatano come gocce quando piovono nel mare, ed il vociare stanco e vivo delle donne e degli uomini che rientrano dopo un lungo turno di lavoro o che si affrettano ad uscire in strada perché, per loro, è arrivato il momento dello svago.

Il tempo per divertirsi, per spiegarsi, per vedersi, per mostrarsi, per essere fuori da casa.

Quel tempo sta tornando e sì, sarebbe anche un bene che la notte potesse riprendere ad essere totalmente ciò che era; ma forse, dopotutto, non lo sarebbe.

Forse la notte dovrebbe poter semplicemente uscire, ma senza gli uomini.

Quegli uomini che, probabilmente, non meritano nemmeno di averla, la notte...

Però, si sa, che per amore anche solo di quell'unico, saremo beneficiati tutti.

Ed allora, grazie.

Grazie a tutti quei pochi o tanti esseri umani belli che rendono possibile anche agli altri di partecipare - del tutto immeritatamente - ad una bellezza a loro estranea, perchè sempre più insultata.

Grazie a loro. Perchè è solo per questi pochi, o tanti, bellissimi esseri umani che anche le porte chiuse si aprono e diventano paesaggi.

 

 

 

 

NOTA ULTIMA E DEFINITIVA PER I BABBANI DI MEDICINA E DELLA LINGUA ITALIANA:

Un virus che clinicamente non esiste più non è un virus non più esistente; semplicemente è un virus che da un punto di vista clinico dimostra di riportare nei pazienti positivi una condizione sintomatologica meno grave rispetto a quelle riportate all’inizio della diffusione del virus. Se il virus fosse scomparso del tutto - quindi non clinicamente; ma effettivamente - la registrazione dei contagi sarebbe pari a zero.

L'elemento finale che determina la conclusione di un ciclo epidemico è l’immunizzazione della popolazione; ma ovviamente va tenuto in conto che ogni virus in grado di causare una epidemia è anche un virus in grado di adattarsi a condizioni ambientali e a popolazioni differenti, manifestando per conseguenza un differente andamento di diffusione.

 

 
 
 

Fase 2 lato B...

 

 

 

Alla fine i nostri coordinatori amministrativi, o politici che dir si voglia, si sono accordati e la Fase 2 - secondo tempo - il 18 maggio ha aperto le danze, inchinandosi alle porte dell'estate.

E, sapete com'è, va bene tutto, e bisogna pur dare credito a chi è preposto al monitoraggio del pluri-menzionato R0, il numero di riproduzione di base indicante la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva in ambito epidemiologico; ma è anche vero che qualche perplessità rimane. E rimane soprattutto se si pensa alla situazione di una nazione come la nostra, che fino all'altro ieri cantava dai balconi, con una sanità ridotta all'osso a stremarsi dentro gli ospedali e che elargiva generosamente similitudini belliche ma che, poi, proprio con i primi vagiti di caldo disposti a baciare chisto paese d' o sole e d' 'o mare, addò tutt' 'e pparole - doce o amare che siano - sò sempre parole d'ammore, pur con un nord ancora decisamente "in red" ed un notevole quantitativo di scellerati più o meno dichiarati nella frantumazione delle regole (e non solo di quelle), miracolosamente ritiene sia il caso di affrettarsi.

E va bene che è necessario non azzerare l'economia, e vanno più che bene le esigenze di chi necessita urgentemente di lavorare; ma tutto questo è un conto, mentre le vacanze e gli svaghi ad oltranza con il via libera agli incontri con amici, nemici e indifferenti in contemporanea all'apertura indiscriminata delle frontiere per salvare il turismo estivo...sinceramente sono altro.

Si salvi l'economia, ma anche le persone che la producono, però.

Ma le domande sono semplici e si riducono a due, a questo punto: il rischio adesso è improvvisamente diventato meno elevato perché è diventato più conveniente considerarlo tale, oppure - forse - già da prima il rischio, seppure certificato, era un rischio tuttavia calcolato? Non ci è dato avere una risposta assoluta, al momento, un domani, chissà.

D'altronde, una cosa è cristallina: sia mai che agli italiani si possano negare le fatidiche ferie d'agosto, e sia mai che non si possano fare anche le cenette il venerdì sera con gli amici o si debbano evitare le sedute in palestra con l'accurato abbigliamento training per convincersi d'essere fighi...

Tutto bene, avremo tutto salvo. Bagni, costumi nuovi, cene con chi ci pare, cinema e tutte le corse che si potranno fare finché ci sarà un soffio di fiato e una strada da calpestare da qui all'eternità; ma per favore, per gentilezza, per onestà o per un avanzo d'intelligenza non parliamo mai più di guerra.

Non riempiamoci la voce di parole ad effetto, perché la maggior parte di chi ha creduto di vivere in uno stato di emergenza anche solo vagamente paragonabile ad un'emergenza bellica, proprio non ha idea di che cosa sia una guerra. Ed evidentemente non ricorda nemmeno di aver letto che cosa significhi parlare di diritti, in un tempo reale di guerra reale. Si chiama buon gusto, eleganza, cultura...ma anche, se preferite, semplice ed umile buon senso.

Conte dichiara che stiamo affrontando un rischio calcolato, ben consapevoli del fatto che la curva epidemiologica potrebbe tornare a salire; ma che è comunque necessario declinare i principi di sicurezza e di salute in maniera diversa o non potremo mai ripartire. Sembra, quindi, essere evidentemente chiaro a tutti che in un mondo perfetto si sarebbero forse dovuti aspettare la scoperta e la distribuzione del vaccino prima di proseguire con i vari allentamenti ma altrettanto evidentemente questa non sembra essere una prospettiva che ci si possa permettere se si vuole evitare di ritrovarci con un tessuto produttivo e sociale fortemente danneggiato.

Ipse dixit. E noi ne prendiamo sicuramente atto.

Da parte mia, però, trovo un po' strano che nel giro di pochi giorni, nonostante l'uscita dal lockdown e senza aver lontanamente raggiunto alcuna immunità di gregge (per raggiungere la quale, infatti, i guariti dovrebbero raggiungere una soglia del 66%), le stime siano realisticamente tanto rosee, con una soglia di R0 inferiore a 1, dove ogni persona infetta meno di un’altra persona...

Ma anche ammesso e, sia messo agli atti, non del tutto concesso che i dati siano completi, che la curva dei contagi ad oggi sia trasparente - e che molti casi, invece, non siano stati registrati semplicemente perché i sintomi non vengono denunciati e la corsa impaurita in ospedale sia diminuita per timore di non poter ritornare al lavoro - o, ancora, che rifletta effettivamente in tempo reale il numero dei risultati dei tamponi, il virus in ogni caso non scompare con un battito di ciglia solo perché le persone reclamano a voce un po' più alta i propri diritti. E questo indipendentemente dalle fazioni opposte di medici, scienziati e ricercatori suddivisi tra chi afferma, sorridente, l'indebolimento del virus e chi scuotendo la testa risponde che non esiste proprio e che è un enorme sciocchezza affermarlo dal momento, poi, che la sequenza dell'infezione non è nemmeno sostanzialmente cambiata...

Di fatto, in ogni caso, è chiaro che il virus non scompare tanto in fretta neppure quando la soglia dell'immunità viene realmente raggiunta. E sia chiaro anche che si sta solo presupponendo che gli anticorpi sviluppati abbiano una lunga durata; ma ancora non si può sapere. E qualora, poi, si riuscisse effettivamente ad azzerare il rischio tangibile di una nuova epidemia, c'è da tenere in conto il fatto che quella ancora in atto continuerebbe comunque a diffondersi per altri mesi prima di arrivare al suo naturale esaurimento, anche dopo il raggiungimento della sacrosanta immunità di gregge.

Oltre a questo, poi, non posso nemmeno non constatare che per un passaggio sensato alla "Fase 2 - secondo tempo" sarebbe stato necessario almeno disporre di un certo grado di intendimento che, di fatto, nelle menti di alcuni - più di alcuni italiani (ed "alcuni" sono già sufficienti) si dimostra essere una merce ben più rara delle mascherine anti Covid. E nonostante gli elogi collettivi, a cui si aggiunge la voce del presidente dell'Istituto superiore della sanità, evidentemente convinto che tutti siano perfettamente in grado di contenere l'epidemia, avendo ormai appreso ogni lezione, a me sembra, invece, che senza uno strattone a destra, un buffetto a sinistra e un calcetto da ogni dove, il gregge vada un po' dove gli pare, con una soglia dell'attenzione e la capacità di mantenere anche solo quelle distanze sociali e quelle norme igieniche dettate dalla più basilare educazione, francamente, di molto sotto la media. E non mi riferisco solo agli adolescenti e al loro connaturato istinto alla riduzione di ogni distacco fisico.

Dunque, se sono comunque troppi gli ominidi che dimostrano quotidianamente una carenza intellettiva difficilmente mascherabile (con o senza mascherina chirurgica, DPI, FFP2 o 3 che sia) è ovviamente difficile pretendere che tali esemplari capiscano - o vogliano capire, il che alla fine è lo stesso - che cosa s'intenda per quella corretta autogestione che la seconda parte della Fase 2 presuppone.

Quindi, che altro aggiungere? Vedremo, vivendo, come finirà il racconto. Io non intendo certo spoilerare; ma una cosa ve l'anticipo soltanto perché riguarda me.

Comunque vada, infatti, miei cari - amici, nemici o indifferenti - vicini e lontani, io esprimerò il mio desiderio: che nessuno blateri lamentele al gusto d'ipocrita benevolenza.

 

 

Non stressate, non voglio nemmeno una parola, e men che meno un coro...

Restiamo muti, se tra 15 o 20 giorni, saremo di nuovo - e tutti - costretti alla clausura.

Stenderemo un dignitoso e pietoso silenzio e ce la faremo passare senza tante sceneggiate.

Senza palcoscenici e soprattutto senza fare gli attori,

che tanto ccà nisciuno è... Totò.




 
 
 

TRA NUOVE FASI ED ETERNE LEGGENDE

 

4 MAGGIO

1949-2020

 

 

One dream, one soul, one prize

One goal, one golden glance

...

No mortal man can win this day.

 

It's a challenging the doors of time.

I's a kind of magic.

 

                

 

 

Un sogno, un'anima, un prezzo

Un goal, uno sguardo dorato

...

Nessun mortale può vincere questo giorno.

 

Sta sfidando le porte del tempo.

E' una specie di magia.

 

 

Oggi tutti accostano - chi sconsideratamente, chi più attentamente e chi, come me, solo apparentemente - questa data ad una nuova fase, almeno teorica, della primavera 2020; ma anche chi non è calcisticamente color granata, non può fingere di non sapere e di non ricordare che il 4 maggio è legato anche ad un'altra maledetta primavera, quella del '49.

Quando scompariva, nello schianto sulla splendente Superga, la squadra leggendaria di Torino. Una squadra che era diventata leggenda perché aveva osato sfidare gli dèi, scalando le vette più lucenti, riservate agli immortali, dimostrando di non poter perdere...o, meglio, di saper sempre vincere, indipendentemente da tutto, ogni suo avversario. E di saperlo fare in modo eroico.

Così, era già storia prima di diventarlo, quel gruppo di giovani atleti che, come tutti gli eroi, non possono che essere nell'immaginario e nei ricordi di tutti per forza anche belli, come ci ha sempre ricordato Guccini. Maroso, Loik, Mazzola e gli altri, una squadra favolosa, perché richiesta ovunque, acclamata ovunque, iconica per tutti. Leggendaria.

Accompagnata da quell’alone di magia che li rendeva diversi, inaspettati, speciali: dimostrazione vivente di una possibilità inesauribile di lieto fine, di forza magica, di vittoria. Ma si sa che se la storia ci insegna che gli eroi sono tutti giovani e belli, ci insegna anche che chi osa sfidare le divinità non  trova mai una giusta fine. E nella primavera del 1949, il 4 maggio, morì la squadra quasi al completo, allenatori, dirigenti e giornalisti, schiantandosi nell’ultimo volo sopra il muraglione della basilica di Superga.

E fu quello, forse, davvero l'unico cruente modo per arrestarne il potenziale e per finire in modo drastico la favola.

Ma come accade sempre a chi, attirando l’attenzione invidiosa delle divinità ne provoca l’ostilità mortifera, anche il Grande Torino ha ricevuto in dono la gloria che gli dèi offesi, pur nella loro superbia, accordano ai mortali che li hanno emulati, trasformandoli in un’eterna leggenda.

E’ per questa magia, dunque, che il Torino ha fatto parte della storia, non solo del calcio.

Ed è solo per questa magia che una squadra che tanti anni fa scatenò l’ira dagli dèi, alla fine, è pur sempre risorta. Sempre con estrema fatica ed in condizioni disperate; ma non ha mai voluto nè potuto soccombere. It’s a kind of magic…

 

 

 

 
 
 

IN QUESTO PERIODO ANOMALO

 

 

Da quando è iniziato questo periodo anomalo - quasi lontano dalle leggi spazio-temporali, apparentemente molto chiaro, ma in realtà più confuso di quanto si abbia voglia di pensare - ho prima guerreggiato contro gli atteggiamenti di sconsiderato assalto ai viveri e ai disinfettanti, ricordando chiaramente che il panico travolge e trasforma la coscienziosità e la prudenza in follia, ammalando e abbassando le difese immunitarie anche laddove gli anticorpi avrebbero fronteggiato corone ed eserciti di virus ed, infine, sono riuscita, pur commuovendomi per qualche suggestione empatica, a non farmi sedurre da un buonismo che non mi appartiene.

I medici sono diventati improvvisamente eroi per la doxa, gli esseri umani sono diventati trepitanti anime immacolate ed incarcerate senza colpa nè reato e tutti sembrano non riuscire più a contenersi, orfani di abbracci, desiderosi di vicinanza con chicchessia.

Ecco. Tutto questo è molto sentimentale e anche rassicurante; ma io non sono per nulla sentimentale, semmai romantica - che poi è proprio il contrario - e le cose le vedo in un altro modo. 

I medici, e tutti i sanitari in genere, sono da sempre in prima linea e, per definizione, chi cura, a contatto diretto con un contagio o con situazioni precarie e in emergenza di tempo, è sempre esposto a rischi: fa parte del mestiere essere chiamati a decisioni eticamente dolorose, razionalmente scomode ed abitualmente lavorare in condizioni difficili. E questo tutti i giorni, in tempi di pace come in tempi di guerra, sotto il sole della primavera o sotto le bombe, in tempi di contaminazioni o di scarsità - di mezzi, di personale, di presidi - perchè si chiama medicina, il lavoro è questo. Ed il giuramento di Ippocrate non è un vezzo storico.

Peccato, però, che per la doxa i medici diventino eroi, all'improvviso, solo quando egoisticamente le fa comodo e che siano glorificati quando il singolo ingrato teme per la propria salvezza, così come lo diventano in ugual modo i poliziotti, ma solo dopo che sono stati lì a difenderlo o i vigili del fuoco, se arrivano in tempo, quando gli crolla addosso il fragile tetto della sua vanagloria.

Ed è per questo che voglio ancora ricordare a tutti che, proprio fra coloro che squittiscono ringraziamenti a destra e a manca, ci sono moltissimi di quegli individui intransigenti e boriosi, pretenziosi e pretestuosi che fino all'altro ieri blateravano accuse di malasanità, impugnando l'arma del reclamo ad ogni minuto di ritardo prima di una visita e ad ogni conto da pagare, ignorando completamente l'essere umano che stava dietro la divisa sanitaria con la stanchezza di turni infiniti o l'esigenza umana di assentarsi senza preavviso per andare al funerale del proprio genitore e che, probabilmente, di nuovo, dal primo giorno in cui finirà l'emergenza torneranno ancora, senza un minimo di assennatezza, vergogna o umiltà a vomitare le loro inutili rimostranze.

Io, di questi ringraziamenti dettati solo dall'opportunità e dalla paura, me ne faccio talmente poco che nemmeno li sento.

Sono ben altri i grazie che si possono dimostrare senza tanti stucchevoli sentimentalismi, tra un'accusa e l'altra. Sarebbe già più che sufficiente, infatti, che invece dell'eroismo si riconoscesse almeno l'umanità nelle persone.

E per quanto riguarda gli abbracci, vi ricordo che in tempi non sospetti, vale a dire fino all'altro ieri, l'unico desiderio di buona parte della popolazione mondiale era quello di sgomitare il vicino di casa anche per arrivare prima all'ascensore e ricordo che questa gente, adesso tutta farcita di buoni sentimenti e piena di rosea fratellanza, era disposta ad usare anche le spranghe per avvalersi di un parcheggio.

E adesso? Saranno, forse loro quegli stessi che si sentono morire per l'insopprimibile desiderio di abbracciare il loro prossimo?

Non ho la risposta e forse nemmeno m'interessa averla; ma aggiungo ancora una cosa.

In tutto questo è anche piuttosto penoso pensare che sia la televisione a dover offrire consigli su come impiegare il tempo in casa.

E' difficile da credere che sia necessario che qualcuno ti ricordi che si può leggere - tanto per cambiare - o accostarsi anche solo vagamente all'arte e all'attività del sogno, invece di cucinare e pulire tapparelle compulsivamente dalle cinque del mattino alle cinque della sera no stop.

Davvero esiste una volontà umana che si pregia di esistere solo attraverso la possibilità di leggersi un caffè al bar e si manifesta nella sola espressione di aggirarsi tra le bancarelle di un mercato rionale al mattino e guardare contenitori televisi al pomeriggio?

Mi augurerei di no, ma evidentemente la risposta è si.

Basta, ho concluso con la mia crociata fuori dal coro di Mameli.

Ma, in sintesi, dovessi dire, ancora adesso, come continuo a vedere tutta questa roba...direi che la risposta l'ho trovata saltellando fra le pagine de Il Maestro e Margherita di Bulgakov.

 

Fu allora che qualcosa mi successe. Il diavolo sa che cosa, ma Stravinskij deve averlo capito da tempo. Cioè, mi piombò addosso l'angoscia ed ebbi strani presentimenti...  

Il secondo stadio fu quello dello stupore.

In ogni riga di quegli articoli si sentiva qualcosa di estremamente falso e incerto, nonostante il loro tono minaccioso e sicuro.

Mi sembrava che gli autori di quegli articoli dicessero cose diverse da quelle che avrebbero voluto dire...

Poi, capisce, giunse il terzo stadio, quello della paura. Paura di fronte ad altre cose, che non riguardavano assolutamente né gli articoli, né il romanzo. 

Mi perdoni, - replicò con dolcezza lo sconosciuto - per dirigere bisogna avere un piano esatto per un periodo abbastanza lungo. Mi permetta perciò di chiederle come l'uomo può dirigere, se non solo gli manca la possibilità di fare un piano perfino per un periodo ridicolamente breve come, diciamo, un millennio, ma non è neppure in grado di rispondere del proprio domani... -

Ma succede anche di peggio: uno magari ha appena deciso di andare a Kislovdsk - qui il forestiero guardò Berlioz strizzando gli occhi -

una cosuccia da nulla, si direbbe, ma non riesca a fare neppure quella, perché scivola e va a finire sotto un tram!

 

N.B.

 

Ah, si, e auguri per domani; ma ricordiamoci che per avere una risurrezione è necessario prima morire a noi stessi e che non c'è cambiamento nè rinascita se si continuano ad immolare e crocifiggere agnelli, credendo di fare cosa gradita a chi, a sua volta, si è immolato per portare la vita, o se si continua a lavarsene le mani - esattamente come Pilato - perchè se il marcio è dentro, l'Amuchina non serve. Nemmeno pagata a caro prezzo.

Buona Risurrezione a tutte/i,

EleP.

 

 


 
 
 

E LA GENTE RIMASE A CASA...

Post n°300 pubblicato il 21 Marzo 2020 da ElettrikaPsike
 

 

 

 

 

AND THE PEOPLE STAYED HOME

 

"E la gente rimase a casa.

E lesse libri,

ed ascoltò,

si riposò e fece esercizi

e fece arte e giocò

ed imparò nuovi modi di essere.

E poi si fermò

ed ascoltò più profondamente.

Qualcuno meditava,

qualcuno pregava,

qualcuno danzava. 

Ed alcuni incontrarono la propria ombra.

La gente cominciò a pensare in modo differente,

e la gente guarì.

E in assenza di persone che vivessero

in modi ignoranti,

pericolosi

senza senso e senza cuore,

anche la terra cominciò a guarire.

E quando il pericolo passò

e le persone si riunirono ancora,

si addolorarono per i morti

e fecero nuove scelte,

 sognarono nuove immagini

e crearono nuovi modi per vivere

e la terra guarì completamente,

proprio come erano guariti loro."

 

 

Erroneamente attribuita alla poetessa ottocentesca

la paternità della poesia è, invece, riconducibile a K.O’Meara. 

 

L'immagine utilizzata per il post è il quadro di Edward Hopper

"Una finestra sulla solitudine".


 
 
 
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