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Shlomo Venezia


Ho sentito parlare per la prima volta Shlomo Venezia qualche anno fa in un documentario dedicato ai superstiti di Auschwitz. Shlomo era uno dei pochissimi ebrei sopravvissuti dei Sonderkommando che lavoravano nei forni crematori del campo di sterminio nazistaShlomo non parlò per anni della sua tremenda esperienza, ma ad un certo punto, nel 1992, decise di infrangere quel silenzio quando si rese conto che vi era un ritorno dei simboli nazisti, delle parole e delle idee che avevano generato lo sterminio di milioni di personeContro il negazionismo, cominciò a raccontare ciò che aveva fatto e visto e le sue parole e la sua memoria diventarono prima una lunga intervista con una giornalista francese e poi un libro, pubblicato nel 2007 da Rizzoli, Sonderkommando Auschwitz La verità sulle camere a gas, una testimonianza unica ed eccezionaleHo letto la scorsa settimana questo libro di 216 pagine accompagnate da alcune foto personali di Shlomo e dai disegni di David Olère, pittore e cartellonista a Parigi, che fece anche lui parte dei Sonderkommandos e disegnò al ritorno dal lager tutto l'orrore di cui era stato testimoneUn libro che ho letto con estrema attenzione, un libro tragico e difficile, pieno di dolore e di tristezza e di storia. Shlomo, ebreo italiano nato a Salonnico, nel 1924, fu arrestato con la madre il fratello e le sorelle nel marzo 1944 e fu deportato a Birkenau su un carro bestiame. Profonda è la sua amarezza per non aver potuto far nulla per salvare la sua famiglia mentre era in Grecia e per non essere scappato quando avrebbe potuto, in territorio greco, proprio perchè non era solo ed aveva avuto paura che i nazisti avrebbero fatto del male ai suoi se lui li avesse abbandonati.In effetti quando arrivarono al campo di sterminio la madre e le sue sorelle più piccole scomparvero subito nella massa di vittime destinate al campo crematorioQuel campo dove lui avrebbe passato tanto tempo ad accompagnare i prigionieri alle camere a gas, in un lavoro organizzato e metodico, atroce per noi che leggiamo, ma normale per lui e gli altri deportati ebrei che furono usati per mantenere funzionante la spietata macchina nazista della morte di massaLe sue parole " tutto mi riporta al campo, qualunque cosa faccia, qualunque cosa veda, il mio spirito torna sempre nello stesso posto, non si esce mai per davvero dal crematorio" rivelano in tutta la loro angoscia e desolazione l'annientamento dell'uomo e del suo spirito Shlomo ha avuto il coraggio di ritornare in quel luogo di morte per accompagnare i giovani studenti romani e spesso si reca nelle scuole per incontrare i  ragazzi che nulla sanno del nazismo e degli orrori dello sterminio e della shoah, nonostante debba ogni volta combattere contro i fantasmi del suo passato, come quei terribili ricordi che gli sono rimasti addosso, come il fetore dei morti bruciati che usciva dai camini ed ammorbava l'aria per chilometri intorno al campo, come la violenza e la brutalità dei Kapos e delle SS nazisteHo letto altri libri ed altre testimonianze di sopravvissuti in passato ma il libro di Shlomo è senza dubbio uno dei più toccanti ed utili per non dimenticare cosa è veramente stato l'olocausto degli ebrei voluto dalla follia  nazista