Le Petit Prince è uno dei miei più lontani ricordi di una lettura giovanile intensa. Era un libro piccino con dei buffi disegni tracciati dall'autore, lo scrittore francese Antoine de Saint-Exupéry, che raccontava la storia di un buffo piccolo principe capitato su uno strano pianetaUna bellissima favola che ancora i nostri ragazzi leggono con piacere quando vengono a prendere i libri in bibliotecaMa l'autore di questo piccolo capolavoro della narrativa era un famoso pilota di aerei di linea, con il sud america, e di guerra, durante la seconda guerra mondiale, che scomparve in modo misterioso durante una missione sul MediterraneoA lungo si fantasticò della sua morte fino a quando, alcuni anni fa, dei pescatori trovarono impigliate nelle loro reti alcune parti del suo aereo con la placca di immatricolazioneMa cosa fosse veramente successo quel giorno lontano, continuava ancora a restare un mistero insoluto comunqueEd ora, dopo ben 64 anni, un pilota tedesco ha confessato di aver abbattuto l'aereo dello scrittore francese ed ha dichiarato che se avesse saputo che era lui, l'eroe dell'aviazione francese, famoso e conosciuto anche in Germania, non avrebbe sparato !Il 31 luglio 1944 Horst Rippert, questo il suo nome , pattugliava ad alta quota con il suo Messerschmitt il cielo sopra Tolone. Era un cecchino solitario, che attendeva qualche nemico isolato. Era quello in effetti un periodo molto difficile, con allarmi insistenti, perchè correva voce che gli alleati stessero per aprire un secondo fronte, dopo quello in Normandia, e sarebbero quindi sbarcati in Provenza. Da alcune settimane erano aumentati gli scontri con velivoli nemici impegnati in operazioni di ricognizione: degli aerei lenti, poco armati, vittime ideali per il pilota nazista.Rippert, che aveva 25 anni, aveva anche una fama di asso del volo però ; non era ancora ai livelli di Adolf Gallang, che con cento vittorie, veniva chiamato «l’acrobata del circo di Hitler», ma era comunque un pilota molto valido, spericolato e deciso, un vero maestro nelle tattiche di combattimento. Il tedesco però aveva avuto in precedenza un serio problema che per mesi lo aveva tenuto bloccato a terra; c'era infatti chi pensava che lui non fosse ariano, ma che avesse del sangue ebreo, eredità di antenati russi. Il suo caposquadriglia però, che era considerato una leggenda della Luftwaffe, aveva spiegato alle autorità superiori naziste che pochi nell’aviazione, decimata da cinque anni di guerra, avevano ancora le sue qualità. E perfino Goering, appuntandogli la Ritterkreutz, si era in seguito scusato. Que giorno vide improvvisamente spuntare tra le nubi spesse, in rotta verso Marsiglia, un Lightning P-38 con i colori della Francia libera, un «Mosquito» come veniva affettuosamente chiamato dai piloti alleati, affezionati a quell’aereo perfetto per le missioni segrete e la ricognizione fotografica. L'aereo ronzava placido, basso, a duemila metri, e compiva grandi virate incerte come se cercasse la via per il ritorno. Stava di certo portando a termine la sua missione di ricognitore. Rippert, manovrando, si mise in coda, ma l'aereo alleato continuava a bordeggiare, senza allarmarsi. «Mi sono lanciato nella sua direzione e ho tirato, non verso la fusoliera ma mirando alle ali - ha raccontato il pilota -. Colpito, lo zinco è esploso, e lui giù, dritto nel mare. Nessuno si è gettato con il paracadute, nessuno è ricomparso tra le onde».Nell’aeroporto in Corsica, la base alleata da dove l’aereo era decollato al mattino, lasciarono trascorrere alcune ore per il ritorno dei ricognitori, fino alle 14,30; poi un ufficiale del comando segnò sul libro mastro delle missioni la formula di rito: «Pilot did not return and is presumed lost», il pilota non è rientrato e si presume sia disperso. Quel pilota che non era tornato alla base non era un pilota qualsiasi: si chiamava Antoine de Saint- Exupéry, l’autore di Vol de nuit , di Pilote de guerre , del Petit Prince Alla base tedesca erano in ascolto delle frequenze francesi ed appresero subito dalle comunicazioni con i ricognitori che il celebre scrittore era stato dato per disperso. Rippert e i suoi compagni collegarono i due episodi ed intuirono che il Mosquito abbattuto poteva essere quello scomparso. «Ho sperato e continuato a sperare, assurdamente, che non fosse lui. A scuola avevamo adorato tutti i suoi libri, sognato con le sue avventure nell’emisfero Sud. Come sapeva descrivere il cielo, le paure e le emozioni dei piloti! Era leggendolo che molti di noi avevano scoperto la passione di volare. Se avessi saputo che in quella carlinga era lui, giuro, non avrei sparato. Su tutti, ma non su di lui!».Per questo il gruppo di giovani piloti tedeschi decise, allora, in quel funesto giorno del 1944, di mantenere il segreto sul fatto che uno di loro avesse ucciso il poeta del cielo Le circostanze della morte di Saint- Exupéry divennero ben presto un grande mistero: chi disse che fosse caduto sulle Alpi, per un guasto, chi abbattuto, chi suicida, chi scomparso semplicemente nel silenzio. Anche quando i rottami del suo aereo furono estratti dal mare e ricomposti al museo di Le Bourget ci sono voluti due storici, Jacques Pradel e Luc Vanrell, che hanno dovuto andare alla ricerca dei superstiti della squadriglia tedesca, fingendosi autori di un libro sui Messerschmitt, per scoprire la verità.Non sono riusciti a infrangere quel patto del silenzio, fino a quando lo stesso Horst Rippert, che oggi ha 88 anni, ha confessato tutto. Forse grazie all'età o forse per la sua stessa coscienza, ha trovato il coraggio di dire come effettivamente andarono le cose quel giorno sui cieli di Francia e la memoria dell'uomo e dello scrittore insieme potranno finalmente trovare pace e tranquillità nel profondo del mare e nei cuori di tutti i suoi lettori appassionati e curiosi !