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Aimé Césaire


Giovedì 17 aprile  il poeta franco-caraibico Aimé Césaire, anticolonialista e padre fondatore del movimento della "negritude", che promuove l'orgoglio nero, è morto all'età di 94 anni in Martinica, il suo paese nataleAimé Fernand David Césaire  naque a Basse-Pointe, Martinica, Caraibi, il 26 giugno 1913. Compì gli studi in Martinica, poi a Parigi, presso il Líceo Louis-le-Grand; perfezionò gli studi universitari sempre a Parigi, presso l'École normale supérieure. Qui conobbe il senegalese Léopold Sédar Senghor, divenuto poi presidente del Senegal, e il guaianese Léon Gontran Damas. Grazie alla lettura di opere di autori europei che raccontavano del continente africano, i ragazzi scoprirono insieme i tesori artistici e la storia dell'Africa nera. Fondarono nel 1934 la "négritude",la negritudine, nozione che comprende i valori spirituali, artistici, filosofici dei neri d'Africa. «La négritude è la negazione della negazione dell’uomo nero, è il rifiuto della assimilazione, il rifiuto di una certa immagine del nero pacifico, incapace di costruire una civiltà» Questa stessa nozione diventerà successivamente l'ideologia delle lotte dei neri per l'indipendenza. Césaire nel corso della sua produzione letteraria chiarirà che questo concetto supera il dato biologico e vuole riferirsi a una delle forme storiche della condizione umana. Tornato in Martinica nel 1939, fondò la rivista "Tropiques" ed entrò in contatto con André Breton ed il surrealismo. Césaire aveva come ideale la liberazione della sua isola natale dal giogo del colonialismo francese: grazie a lui la Martinica diventò nel 1946 un Dipartimento d'oltremare della Francia, a tutti gli effetti parte dell'Europa. Césaire si impegnò attivamente in qualità di deputato della Martinica all'Assemblea generale francese e fu a lungo - dal 1945 al 2001 - sindaco di Fort-de-France, la capitale, e membro - fino al 1956 - del Partito comunista francese. L'anziano scrittore si ritirò dalla vita politica nel 2001, a 88 anni, lasciando la guida di Fort-de-France al suo delfino Serge Letchimy, che fu eletto a furor di popolo.Nel 2005, Cesaire si  rifiutò di incontrare l'allora ministro dell'Interno Nicholas Sarkozy, a causa del sostegno del suo partito, l'Ump, a una legge che proponeva di riconoscere l'eredità positiva lasciata dal dominio coloniale francese, provvedimento successivamente abrogato, e per la sua presa di posizione contro a proposito dei movimenti di protesta degli immigranti in Francia nel 2005 - 2006Césaire era dello stesso cuoio duro dei suoi antenati trascinati dall’Africa al Caribe: gli schiavi che riempivano le navi dei corsari della carne umana. Ma erano gli schiavi che avevano avuto il coraggio di spezzare le catene, i giacobini neri, così scomodi per gli altri che sulle rive della Senna scaldavano i cuori con parole come fratellanza libertà ed eguaglianza .Dal punto di vista letterario Aimé Césaire è stato un poeta tra i più celebri rappresentanti del surrealismo francese; in qualità di scrittore è autore di drammi che raccontano la sorte e le lotte degli schiavi dei territori colonizzati dalla Francia, ad esempio Haiti, e le imposizioni subite dai popoli coloniali di diverse origini agli inizi del 20esimo secolo. Il poema più noto di Césaire è "Cahier d'un retour au pays natal", Diario del ritorno al Paese natale, del 1939,edito in Italia da Jaca book nel 1978 e poi nel 2004; tragedia in versi di ispirazione surrealista, che è da molti considerata come un'enciclopedia della sorte degli schiavi neri nonchè l'espressione della speranza della liberazione di questi ultimi, in cui si legge "la mia negritude non è una torre né una cattedrale, ma affonda le sue radici nella rossa carne della mia terra". Attraverso una ricca produzione di poesia drammatica e  teatrale ha dedicato i propri sforzi in modo particolare al recupero dell'identità antillana, non più africana e certamente non bianca. Tra le sue varie raccolte poetiche le più importanti sono "Les armes miraculeuses", Le armi miracolose, 1946, "Et les chiens se taisaient" , E i cani tacevano, 1956, "Ferraments",Catene, 1959, e "Cadastre",1961. Nel 1955 pubblicò il "Discours sur le colonialisme", Discorso sul colonialismo, che venne accolto al pari di un manifesto di rivolta perchè paragonava il rapporto tra coloni e colonizzati a quello che c'era tra i nazisti e le loro vittime. A partire dagli anni '60, per evitare che la sua attività raggiungesse solamente gli intellettuali africani e non le grandi masse, lasciò la poesia per dedicarsi alla formazione di un teatro negrofilo popolare. Tra le sue opere teatrali più rilevanti ci sono  "La tragédie du roi Christophe",La tragedia del re Christophe, 1963, edito da Einaudi "Une saison au Congo", Una stagione in Congo, 1967, ispirata al dramma di Lumumba, e "Une tempête", Una tempesta, 1969, reinterpretazione del dramma di Shakespeare La Tempesta. L'ultima sua opera pubblicata in Italia è "Negro sono e negro resterò, conversazioni con Françoise Vergès", Città Aperta Edizioni, 2006.