Avevo sentito parlare di Helga Schneider alcuni anni fa quando fu pubblicato il suo libro Il rogo di Berlino ma non avevo mai letto nulla di lei. Poi recentemente questa scrittrice di origine tedesca che vive in Italia è stata ospite in televisione di due trasmissioni che seguo sempre con interesse, quella quotidiana di Corrado Augias su Rai3 intorno alle tredici e quella di Fabio Fazio al sabato e alla domenica sera.Sono andata a conprare il suo ultimo libro "HEIKE RIPRENDE a RESPIRARE", Salani Editore, 123 pagine, un libro per ragazzi, ed ho trovato anche " Il ROGO di BERLINO", ed Adelphi, 229 pagineHo letto tantissimi libri sulla seconda guerra mondiale, su Hitler ed il nazismo, sulla Shoah e sugli ebrei vittime dei campi di sterminio, sui sopravvissuti ai campi di sterminio ed anche qualche cenno qua e là sulle brutalità dei russi arrivati in Germania da vincitori, nel 1945, ma questi due libri sono la prima testimonianza da me letta di una ariana vittima essa stessa di quell'epoca feroce e crudele che provocò tanti milioni di vittime ovunque in EuropaHelga Schneider è nata in Polonia nel 1937. Ha vissuto in Germania, in Austria e ora vive in Italia a Bologna dal 1963. Ha pubblicato, oltre a Il rogo di Berlino, Porta di Brandeburgo, Il piccolo Adolf non aveva le ciglia e Lasciami andare, madre.Ha iniziato a scrivere nel 1995 con Il rogo di Berlino, autentico caso editoriale di grande successo dove racconta la storia della sua infanzia trascorsa a Berlino negli anni bui del nazismo. Nel 1941, quando ha 4 anni e il suo fratellino Peter neppure 2, la madre che ha il marito al fronte, li abbandona per diventare prima ausiliaria delle SS, poi guardiana al campo femminile di Ravensbruck e successivamente di Auschwitz-Bierkenau.La descrizione dei mesi passati nelle cantine del palazzo dove vive a Berlino, una città completamente distrutta dalle bombe, la visita nel bunker di Hitler dovuto alla zia acquisita, sorella della nuova compagna di suo padre, collaboratrice di Goebbels, che ne faceva un'operazione propagandistica, e la caotica fine della guerra, sono un esempio di tutto quello che Helga vive e che viene vissuto anche da chi la sta leggendo: la guerra, la distruzione, la morte, la fame, la crudeltà, l'orrore e la violenza di un periodo inimmaginabile per chi non era lò con lei, ma anche la voglia, la necessità, nonostante tutto, di esserci e di sopravvivere, per raccontarlo.Nel 1963 viene a vivere a Bologna, dove si sposa e dove lavora, essendo diventata cittadina italiana. Nel 1971 scopre che la sua vera madre è ancora viva e decide di andarla a trovare. Ha saputo che vive a Vienna, ma quell'incontro dura solo mezz'ora. La madre la portò in una stanza dove conservava l'uniforme, la divisa nazista che indossava il giorno in cui venne arrestata ad Auschwitz. A distanza di tanti anni era ancora fiera di quel passato e tentò anche di farla indossare ad Helga e di regalarle una manciata d'oro, forse come risarcimento della sua latitanza materna durata 30 anni. Inorridita, Helga scappa e torna a Bologna con un gran peso nel cuore. Nel 1998 decide su invito di un amica di andare a rivedere la madre anzianissima per l'ultima volta; ma questo incontro la sgomenta e la fa star male fisicamente. Helga vuole sapere, vuole capire come può un essere umano abbandonare due figli piccoli per inseguire un sogno di morte. Come si può assistere agli orrori che si svolgono quotidianamente sotto i propri occhi senza alcun turbamento? Insomma vuole capire a tutti i costi, se è in grado di tagliare definitivamente il legame con lei o se non riuscirà mai a liberarsene del tutto. Da questo incontro traumatizzante e lacerante nasce il libro Lasciami andare, madre del 2001; nel 2002 è stato pubblicato anche un suo libro per ragazzi, Stelle di cannella, e nel 2004 i due libri L'usignolo dei Linke e L'albero di Goethe.
I Libri di Helga Schneider
Avevo sentito parlare di Helga Schneider alcuni anni fa quando fu pubblicato il suo libro Il rogo di Berlino ma non avevo mai letto nulla di lei. Poi recentemente questa scrittrice di origine tedesca che vive in Italia è stata ospite in televisione di due trasmissioni che seguo sempre con interesse, quella quotidiana di Corrado Augias su Rai3 intorno alle tredici e quella di Fabio Fazio al sabato e alla domenica sera.Sono andata a conprare il suo ultimo libro "HEIKE RIPRENDE a RESPIRARE", Salani Editore, 123 pagine, un libro per ragazzi, ed ho trovato anche " Il ROGO di BERLINO", ed Adelphi, 229 pagineHo letto tantissimi libri sulla seconda guerra mondiale, su Hitler ed il nazismo, sulla Shoah e sugli ebrei vittime dei campi di sterminio, sui sopravvissuti ai campi di sterminio ed anche qualche cenno qua e là sulle brutalità dei russi arrivati in Germania da vincitori, nel 1945, ma questi due libri sono la prima testimonianza da me letta di una ariana vittima essa stessa di quell'epoca feroce e crudele che provocò tanti milioni di vittime ovunque in EuropaHelga Schneider è nata in Polonia nel 1937. Ha vissuto in Germania, in Austria e ora vive in Italia a Bologna dal 1963. Ha pubblicato, oltre a Il rogo di Berlino, Porta di Brandeburgo, Il piccolo Adolf non aveva le ciglia e Lasciami andare, madre.Ha iniziato a scrivere nel 1995 con Il rogo di Berlino, autentico caso editoriale di grande successo dove racconta la storia della sua infanzia trascorsa a Berlino negli anni bui del nazismo. Nel 1941, quando ha 4 anni e il suo fratellino Peter neppure 2, la madre che ha il marito al fronte, li abbandona per diventare prima ausiliaria delle SS, poi guardiana al campo femminile di Ravensbruck e successivamente di Auschwitz-Bierkenau.La descrizione dei mesi passati nelle cantine del palazzo dove vive a Berlino, una città completamente distrutta dalle bombe, la visita nel bunker di Hitler dovuto alla zia acquisita, sorella della nuova compagna di suo padre, collaboratrice di Goebbels, che ne faceva un'operazione propagandistica, e la caotica fine della guerra, sono un esempio di tutto quello che Helga vive e che viene vissuto anche da chi la sta leggendo: la guerra, la distruzione, la morte, la fame, la crudeltà, l'orrore e la violenza di un periodo inimmaginabile per chi non era lò con lei, ma anche la voglia, la necessità, nonostante tutto, di esserci e di sopravvivere, per raccontarlo.Nel 1963 viene a vivere a Bologna, dove si sposa e dove lavora, essendo diventata cittadina italiana. Nel 1971 scopre che la sua vera madre è ancora viva e decide di andarla a trovare. Ha saputo che vive a Vienna, ma quell'incontro dura solo mezz'ora. La madre la portò in una stanza dove conservava l'uniforme, la divisa nazista che indossava il giorno in cui venne arrestata ad Auschwitz. A distanza di tanti anni era ancora fiera di quel passato e tentò anche di farla indossare ad Helga e di regalarle una manciata d'oro, forse come risarcimento della sua latitanza materna durata 30 anni. Inorridita, Helga scappa e torna a Bologna con un gran peso nel cuore. Nel 1998 decide su invito di un amica di andare a rivedere la madre anzianissima per l'ultima volta; ma questo incontro la sgomenta e la fa star male fisicamente. Helga vuole sapere, vuole capire come può un essere umano abbandonare due figli piccoli per inseguire un sogno di morte. Come si può assistere agli orrori che si svolgono quotidianamente sotto i propri occhi senza alcun turbamento? Insomma vuole capire a tutti i costi, se è in grado di tagliare definitivamente il legame con lei o se non riuscirà mai a liberarsene del tutto. Da questo incontro traumatizzante e lacerante nasce il libro Lasciami andare, madre del 2001; nel 2002 è stato pubblicato anche un suo libro per ragazzi, Stelle di cannella, e nel 2004 i due libri L'usignolo dei Linke e L'albero di Goethe.