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Valerio Massimo Manfredi


Da diversi anni leggo i libri di Valerio Massimo Manfredi, uno scrittore che mi piace tantissimoLa biografia dell'autore è altrettanto interessante quanto lo sono le storie dei suoi romanzi ambientati con estrema precisione e descrizione in passati storici molto affascinanti, in partcolare quello degli antichi RomaniNato in provincia di Modena nel 1943, Valerio Massimo Manfredi si è laureato in Lettere Classiche all'Università di Bologna e si è specializzato in Topografia del mondo antico all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. E' stato professore di archeologia all'Università Bocconi di Milano ma ha insegnato e tenuto conferenze anche nei più prestigiosi atenei italiani e stranieri. Ha inoltre condotto spedizioni scientifiche e scavi archeologici in molte località d'Italia e all'estero. Collabora come antichista a "Panorama" e a "Il Messaggero". Ha pubblicato numerosi articoli e saggi, fra cui: Senofonte - Anabasi, La strada dei Diecimila, Le isole fortunate, Akropolis; con Luigi Malnati, Gli Etruschi in val Padana; con Lorenzo Braccesi, Mare greco e I greci d'Occidente; con Venceslao Kruta, I celti d'Italia. Come autore di narrativa ha pubblicato i romanzi: Palladion, Lo scudo di Talos, L'Oracolo, Le paludi di Hesperia, La torre della solitudine, Il faraone delle sabbie, la trilogia Aléxandros, opera tradotta in tutto il mondo, Chimaria, L'ultima legione e Il Tiranno, tutti pubblicati da Mondadori. Con Francesco Guccini e Giorgio Celli ha pubblicato Storie d'inverno e negli Oscar la raccolta di racconti I Cento Cavalieri e L'isola dei morti. È autore di soggetti e sceneggiature per cinema e   televisione con prestigiose produzioni internazionali.  Collabora come antichista a "Il Messaggero" e a "Panorama”, come giornalista per "Archeo", "Focus" ed altre riviste del settore.I suoi testi di narrativa sono tutti bellissimi, ricchi di avventure e di personaggi pieni di fascino e di storia.Ecco gli ultimi due che ho letto :
L'armata perduta  pag 413 , Premio Bancarella401 a.C. Spossata da trent'anni di guerra tra Atene e Sparta, la Grecia è in ginocchio. Nel momento di più profonda crisi di quei valori che resero grande la civiltà ellenica, il comandante Clearco arruola un esercito di mercenari greci. Quale sia la vera missione di questo esercito che passerà alla storia come l'armata dei "Diecimila" non è chiaro. Si sa che dovrà addentrarsi profondamente in territori misteriosi e ostili, nel cuore stesso dell' impero persiano; si sa che è al soldo del principe Ciro, fratello del Gran Re Artaserse. La motivazione ufficiale, sgominare tribù ribelli, non convince nessuno. Alla spedizione, come di consueto, sono aggregate anche numerose donne.  Valerio Massimo Manfredi fa raccontare la grande epopea dell'"Anabasi" di Senofonte - resoconto dell'incredibile marcia di ritorno di quell'esercito dall'odierno Iraq attraverso l'Armenia fino al mar Nero - da una donna. E' Abira - una ragazza che abbandona il polveroso villaggio di Beth Qadà per seguire il guerriero a cavallo Xeno che un giorno le è apparso come un giovane dio, con una promessa d'amore, di avventura, di vita diversa nello sguardo - a narrare quell'eroica impresa di uomini, quella titanica sequela di battaglie campali, di agguati, di marce forzate per deserti roventi e gelide montagne, torrenti vorticosi e tundre innevate: e attraverso i suoi occhi innocenti ma avidi di conoscenza come quelli di ogni donna innamorata tutto acquista un'altra luce. L'irruenza, i complotti, la furia cieca degli uomini appaiono sempre, in queste pagine, come filtrati dalla ferma dolcezza, dalla infinita capacità di sacrificio delle donne. E così la fredda lucidità di Xeno, la disumana ferocia di Menon di Tessaglia, il realismo amaro di Sophos si mescolano all'amorosa dedizione di Abira, alle raffinate seduzioni di Melissa, alla muta capacità di sopportazione di Lystra. Sembra che gli esseri umani siano costruiti per superare ogni prova e qualsiasi avversità, ma non è davvero così. C'è un limite che non si può, non si deve oltrepassare. In battaglia come nei sentimenti. Il colpo di scena finale che scioglie questa grandiosa avventura ci dirà quale sia questo limite e quale fierezza alberghi nel petto di diecimila indomiti guerrieri o di una sola donna innamorata.
L'impero dei draghi   , Pagine 424 Anatolia, anno 260 dopo Cristo. L'assedio dei Persiani ha stremato la resistenza della città romana di Edessa. L'imperatore Publio Licinio Valeriano guida personalmente la delegazione che esce dalle mura per trattare la pace con il suo avversario, Shapur di Persia. Ma nessuna trattativa verrà intavolata, nessuna pace sancita. L'incontro è una trappola e con Valeriano finiscono nelle mani del nemico il capo della sua guardia personale, Marco Metello Aquila, legato della Seconda Legione Augusta, eroe dell'impero, leggenda vivente, per tutti i soldati romani soltanto il comandante Aquila, e dieci dei suoi uomini più valorosi e fidati. Il loro destino è segnato, la vergogna della cattura incisa per sempre in un bassorilievo sulle rupi di Nasq-i-Rustam: marciranno ai lavori forzati, come i più miserabili dei malfattori, in una miniera da cui nessuno è mai riuscito a evadere, un campo di lavoro in Persia, in una miniera, chiamto Aus Daiwa. Là incontrano un vecchio minatore, Uxal, disposto ad aiutarli nella fuga e si preparano per l'evasione, ma l'imperatore muore di stenti ed affaticato dal lavoro. Ne nasce una scena molto commovente in cui i legionari, pur di tributare gli onori funebri al loro imperatore rischiano la vita e vengono puniti. Nonostante l'accaduto evadono da quella prigione nascondendosi per giorni nel letto di un fiume in secca e cercando di raggiungere la città più vicina per ritornare a Roma e per vendicare la morte dell'imperatoreTrovano quindi rifugio in un'oasi dove è atteso un misterioso strano personaggio, con lineamenti orientali a loro sconosciuti, braccato dai Persiani,  . È il principe diseredato di uno dei tre regni in cui è divisa la Sera Maior, il mitico regno della seta, la Cina. I Romani ne diventano la milizia privata con il compito chi scortarlo nel suo paese  Ha inizio così un'epopea straordinaria attraverso le foreste dell'India, le montagne dell'Himalaya, i deserti dell'Asia centrale fino al cuore della Cina. Solo lì il piccolo gruppo si rende conto di avere scortato un principe che dovrà battersi contro un usurpatore feroce e la setta di invincibili guerrieri che lo protegge, le sanguinarie Volpi volanti.Quel pugno di Romani dovrà affrontare prove sovrumane, combattimenti di spaventosa violenza, ma insieme conoscerà una civiltà eccelsa, una cultura meravigliosa, uomini intelligenti e tolleranti, donne bellissime e appassionate. E quando alla fine Marco Metello scoprirà di non essere il primo Romano ad aver raggiunto quel mondo remoto, quando nello scontro finale si giocherà tutto; l'amore, la sopravvivenza stessa dei due più grandi imperi mondiali, saranno gli spettri di un'armata scomparsa secoli prima ad accorrere sotto le insegne del comandante Aquila per combattere la battaglia definitiva.Con L'impero dei draghi, uscito nel 2005, Valerio Massimo Manfredi  ha raggiunto i vertici della sua potenza narrativa. Tutti i suoi grandi temi, l'amicizia, l'onore, la forza del gruppo, il senso della patria, la fedeltà ai propri valori, il rispetto profondo per quelli degli altri uomini e degli altri popoli, il viaggio nei territori di una natura incantevole e spietata, si fondono grazie a una scrittura trascinante e a un incredibile talento nel plasmare la dura materia storica nell'essenza stessa dell'avventura, in un romanzo semplicemente superbo.Secondo me le recensioni dei due libri sono perfette ma i due libri sono decisamente migliori e al termine delle vicende narrate ero commossa e profondamente colpita da questi uomini valorosi e dalle donne protagoniste, coraggiose e tanto importanti in un' epoca così lontana da noi e così inimmaginabile