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Operazione Odessa


Operazione Odessa La fuga dei gerarchi nazisti verso l'Argentina di Peron di Uki Goñi, ed Garzanti Collezione storica, 2003Ho terminato di leggere nei giorni scorsi questo libro di 480 pagine scritto da un giornalista argentino, figlio e nipote di ambasciatori, nato nel 1953, che, dopo gli studi negli Stati Uniti, in Argentina, in Messico e in Irlanda, è tornato a vivere a Buenos Aires nel 1975.Ha collaborato a diverse testate giornalistiche argentine, inglesi e statunitensi ed è autore anche di un saggio sulla dittatura argentina tra il 1976 ed il 1983 e di un altro sui rapporti tra Peron ed il regime nazista. Per chi ama la storia come me, questo libro è stata una vera sorpresa, ricca di notizie , di dati e di vicende inedite, molto importanti per saperne di più su di un passato non troppo lontano ma ancora tanto sconociuto ed oscuro.L'autore, grande giornalista ed attento storico, ha portato alla luce molti segreti inconfessati ed inconfessabili e con questo libro ha rotto il muro del silenzio costruito intorno a una delle pagine più oscure e controverse della storia recente.Dopo la sconfitta di Hitler,  numerosi gerarchi nazisti trovarono rifugio in Argentina: criminali come fra cui Ante Pavelic, Eichman, Barbie, Hans Fischbock e Mengele, passati da Genova tra il 1949 ed il 1951, o Friedrich Rauch, l'ufficiale che aveva svuotato per conto del Führer la Banca centrale tedesca.Ma lungo la cosidetta "rotta dei topi" fuggirono anche criminali ustascia croati, collaborazionisti belgi e filonazisti francesi.A organizzare la fuga fu la misteriosa ed efficentissima Organisation der ehemalingen SS-Angehörigen, nome in codice Odessa.Per anni furono molte le persone che andarono alla ricerca dei segreti di Odessa ( diventata famosa con un celebre film tratto dal libro dello scrittore britannico Frederick Forsyth Dossier Odessa ), ma mancavano ancora diversi tasselli importanti. Per la prima volta, dopo approfondite indagini in Sud America e grazie all'utilizzo di materiali inediti dei servizi americani ed europei, diventati finalmente di dominio pubblico, oltre a circa 200 interviste, Uki Goñi è riuscito a ricostruire l'intera filiera.Estremamente interessante è tutta una serie di rivelazioni che riguardano gli accordi tra il governo del presidente argentino Juan Carlo Peron e la chiesa cattolica argentina, in particolare il cardinale Antonio Caggiano, che si recò con il vescovo Augustìn Barrère in Vaticano, dove incontrò il cardinale Tisserant ed organizzò la fuga in Argentina di criminali di lingua francese; le complicità delle autorità elvetiche, le basi italiane, le azioni degli agenti segreti di Himmler a Buenos Aires e in Europa, il trasferimento del tesoro di stato della Croazia, frutto della spoliazione di 600 mila ebrei e serbi, in ArgentinaUn libro lungo e complesso, diviso in 21 capitoli, dove Goñi narra, come in un romanzo giallo, avventuroso e a volte drammatico, le varie vicende ed i diversi protagonisti di un storia  incredibile, ma vera, purtroppo.Ho letto tutto il libro con molto interesse ma alcuni capitoli  hanno decisamente attirato molto la mia attenzione, in particolare quelli riguardanti le connivenze svizzere, compreso il ruolo avuto dalla Croce Rossa nel rilascio dei documenti per emigrare in sud America, i "santuari" romani, conventi chiese ed il Vaticano stesso, che accolsero protessero e fecero fuggire criminali di guerra e collaborazionisti, ed Erich Priebke, che svolse un ruolo di primo piano nell'eccidio delle Fosse Ardeatine a Roma, dove morirono assassinati 335 cittadini italiani, ma su cui incombevano anche altre " ombre inquietanti", tra cui il rastrellamento di oltre 2000 ebrei romani spediti ad Auschwitz e condannati allo sterminio, l'estorsione di 50 chili di oro alla comunità ebraica della città e la grossa quantità di oro saccheggiato alla Banca d'Italia dopo l'occupazione nazista di Roma.Mi è piaciuta moltissimo anche la conclusione del libro con le riflessioni dell' autore, di cui riporto qui alcune parti salienti tra le più significative:" Questo libro è il frutto di sei anni  di ricerche, interviste e scavi in archivi mai esplorati prima. E' stata una caccia personale e ha prodotto più frutti di quanto mi attendessi all'inizio. Soprattutto non credevo sarebbe stato possibile ottenere una così vasta massa di documenti incriminanti. I fascicoli essenziali in Argentina o erano andati distrutti o sono tuttora gelosamente custoditi, ma restano comunque disseminati qua e là, elementi sufficienti per ricomporre il puzzleSono approdato a questo argomento da un certo angolo prospettico, avendo trascorso i miei anni formativi come giornalista in una posizione senza uguali, quella cioè di poter raccontare i crimini contro l'umanità perpetrati dalla dittatura argentina del 1976-83 nel momento in cui avvenivano, in un paese che preferì al contrario distogliere lo sguardo dall'orrore.Il clima imperante a Buenos Aires era dunque presumibilmente uguale a quello che doveva respirarsi a Berlino nei primi anni Quaranta, in una società che fingeva di ignorare lo sterminio di massa in atto all'epoca. Quando tutto ciò ebbe fine, circa 20 000 persone erano "scomparse" nei campi della morte argentini.Cin il ritorno della democrazia, i capi della dittatura finirono alla sbarra, ma una serie di amnistie speciali precluse rapidamente la possibilità di ulteriori azioni giudiziarie e quanti  erano già stati condannati furono rilasciati. 20 anni dopo, esasperato dallo stato di impunità che ancora circondava questi crimini - nonchè dai sanguinosi attentati contro l'ambasciata israeliana ed il centro ebraico AMIA a Buenos Aires negli anni ' 90 - sentii il dovere di scavare nel passato, di andare alle origini dell'inveterata abitudine degli argentini di chiudere gli occhi dinanzi all'orrore.All'inizio avevo sperato di trovare prove dell'influenza nazista sulle sanguinarie politiche poste in atto dalla dittatura. Ma la verità che alla fine mi si parò davanti era diversa ed inquietante: i nazisti non avevano influenzato in alcun modo significativo i generali argentini responsabili dei genocidi degli anni '70. Il germe della malvagità era già presente ancor prima del loro arrivo. Di fatto, come dimostrano gli interrogatori postbellici di Walter Schellenberg,il capo dell'Ufficio esteri dei servizi segreti di Himmler, i capi nazisti avevano già definito il regime militare argentino  del periodo bellico " fondato su una visione del mondo simile alla nostra". ...L'establishment burocratico argentino è sempre rimasto dell'idea che fosse opportuno occultare la complicità del paese con il nazismo anziché confessarla e ristabilire la verità dei fatti.In quanto paese per gran parte di discendenza europea, gli echi della battaglia rimbombarono molto forti in Argentina, ma nessuno temette seriamente che il conflitto sarebbe approdato sulle nostre coste. Neanche l'economia soffrì. I governanti argentini, che durante la guerra videro le casse del paese riempirsi grazie alle vendite di grano e carne alla Gran Bretagna, stavano segretamente negoziando con la Germania un accordo commerciale postbellico...Un'altra chiave essenziale per comprendere la disponibilità dei governanti argentini a salvare i fuggiaschi nel dopoguerra fu il vincolo instaurato non con i nazisti tedeschi, ma con i loro associati. Negli anni postbellici lo stesso Peron strinse forti legami  con collaborazionisti francesi e ustascia croati, che furono i primi a essere salvati allorché la chiesa cattolica argentina, in combutta con Peron e il Vaticano, ne organizzò la fuga nel 1946 nel corso dei colloqui segreti a Roma. Solo dopo che questi uomini furono al sicuro in Argentina, la missione di Fuldner iniziò a incentrarsi sul salvataggio dei criminali di guerra tedeschi ed austriaci nel 1948. ... i collaborazionisti francesi, i rexisti belgi e gli ustascia croati avevano legami religiosi con gli argentini. Questi uomini riconciliavano il cattolicesimo con l'hitlerismo..."Tutto l'insieme di questa sua ricerca è maestoso ma deprimente, per la serie di connivenze e di interessi incrociati che fruttarono l'impunità e spesso una vita agiata a individui che si erano resi responsabili delle peggiori atrocità in tempo di guerra. A tutto ciò contribuì l'acquiescenza dei servizi segreti occidentali, che permisero la fuga di gran parte dei criminali già in arresto; l'ignavia della Croce rossa, che fornì documenti di viaggio senza il minimo controllo; l'interesse politico ed economico (la necessità di tecnici specializzati, per esempio nel settore aeronautico) di Perón e del suo entourage, che organizzò una vera e propria rete di espatrio clandestino; la malintesa e molto sospetta carità cristiana di alcuni fra i più alti esponenti del Vaticano (vescovi austriaci, argentini e croati, con la provata complicità di Pio XII e del cardinale Montini, futuro Paolo VI), tanto attivi nell'organizzare una via di salvezza per i criminali cattolici quanto nel negare aiuti sostanziali agli ebrei sottoposti a sterminio pochi anni prima.