Quelli che ci salvarono di Jenna Blum, ed. Neri Pozza, 512 pagine, è un bellissimo libro, molto speciale, perchè è una storia che racconta di guerra, di Shoah, di nazismo, ma anche di amore, l'amore proibito per un ebreo, l'amore per la propria figlia da difendere ad ogni costo, anche con il silenzio più assoluto, anche quando tutto è finito e la protagonista puà finalmente essere liberaIl libro inizia in Germania, a Weimar, nel 1939. La guerra è appena iniziata e Anna, una diciottenne orfana di madre, che vive con il padre, un uomo privo di affetto, amico dei gerarchi nazisti, conosce Max Stern, un medico ebreo trentaseienne, che le salva il cane del padre, e se ne innamora. Quando Stern è costretto a fuggire, ricercato dalle SS non solo perché ebreo ma per la sua attiva partecipazione alla rete di resistenza antinazista, Anna decide di ospitarlo nella propria casa, in un sottoscala dimenticato, di nascosto dal padre, che non fa mistero delle proprie simpatie per il regime. Max e Anna diventano amanti. Aiutata dalla fornaia Mathilde, membro della resistenza, Anna tenta di procurarsi dei documenti falsi per espatriare in Svizzera con Max. Ma proprio quando i documenti sono pronti e Anna sta per annunciare a Max di essere incinta, il padre scopre il nascondiglio e fa arrestare il medico, che viene internato nel campo di concentramento di Buchenwald, costruito nei boschi intorno alla città. Dopo un duro confronto col padre, Anna scappa di casa e si rifugia da Mathilde, la fornaia: non rivedrà mai più né suo padre, che presto si trasferirà a Berlino, né Max, il suo grande amore. È un giorno del 1942, un giorno di calma anormale, quando l’Obersturmführer, l’ufficiale nazista di Buchenwald, fa il suo ingresso nella panetteria di Mathilde, dove Anna ormai vive con la piccola Trudie, la bambina avuta da Max .Il «il bravo dottor Max Stern», come lo chiamano a Weimar, non manda messaggi da mesi e, quando pensa a lui, Anna non può scacciare dalla mente il pensiero dei tanti modi che uno ha per morire a Buchenwald: dissenteria, impiccagione, malnutrizione, i capricci omicidi dei kapò, il semplice sfinimento per il lavoro nel fango e nella neve…L’Obersturmführer, un uomo enorme dall’andatura affettata, gli occhi chiari come quelli di un cane da slitta, attraversa la stanza e annuncia con agghiacciante tranquillità quello che Anna temeva di sentire: che lei è sospettata di attività sovversiva dal momento che Mathilde Staudt, die Dicke, la fornaia grassona che la proteggeva e che portava i dolci e il pane ai prigionieri del campo, è stata scoperta con un carico di armi nascosto sotto al pane e destinato ai nemici della società, ai criminali politici, agli assassini.Anna balbetta qualche menzogna credibile, quando l’Obersturmführer si dirige deciso verso di lei e la prende per il mento...È l’istinto di sopravvivenza, o forse la conoscenza innata di un antico sistema di baratto, che spinge Anna a portare l’ufficiale nazista nel vecchio letto di Mathilde. L’Obersturmführer non si disturba a spogliarsi: si scrolla di dosso il cappotto, grugnisce e si allunga sopra di lei. Quando ha finalmente concluso, dice che verrà una volta la settimana per fare l’inventario del pane. E verrà da solo.Anna è salva… Salvata dal nemico.Ma non si finisce forse con l’amare sempre coloro che ci salvano?Quelli che ci salvarono è un romanzo che penetra nel lato oscuro del desiderio, dove il senso di colpa cede all’intensità stessa del sentimento.Quelli che ci salvarono ci offre uno straordinario ritratto di donna «la cui umanità non si irrigidisce mai in un’astratta perfezione» (San Francisco Chronicle)Il libro termina con la scoperta da parte di Trudy del passato eroico di Anna e di che fine aveva fatto il suo vero padreJenna Blum ha pubblicato il suo primo racconto, The Legacy of Frank Finklestein, all’età di sedici anni. Il racconto vinse il primo premio del Seventeen Magazine’s National Fiction Contest. Da allora ha pubblicato short stories sulle maggiori riviste letterarie americane: Faultline, The Kenyon Review, The Bellingham Review, Glamour, Mademoiselle. Nel 2005, il suo romanzo d’esordio Quelli che ci salvarono ha ricevuto l’Harold U. Ribalow Prize per i romanzi sulla storia e la cultura ebraica.Ha lavorato per la «Shoah Foundation» e proviene da una famiglia tedesca per parte di madre ed ebraica per parte di padre.Quelli che ci salvarono ha ottenuto negli Stati Uniti uno straordinario successo di pubblico e di critica.http://www.jennablum.com/
Quelli che ci salvarono
Quelli che ci salvarono di Jenna Blum, ed. Neri Pozza, 512 pagine, è un bellissimo libro, molto speciale, perchè è una storia che racconta di guerra, di Shoah, di nazismo, ma anche di amore, l'amore proibito per un ebreo, l'amore per la propria figlia da difendere ad ogni costo, anche con il silenzio più assoluto, anche quando tutto è finito e la protagonista puà finalmente essere liberaIl libro inizia in Germania, a Weimar, nel 1939. La guerra è appena iniziata e Anna, una diciottenne orfana di madre, che vive con il padre, un uomo privo di affetto, amico dei gerarchi nazisti, conosce Max Stern, un medico ebreo trentaseienne, che le salva il cane del padre, e se ne innamora. Quando Stern è costretto a fuggire, ricercato dalle SS non solo perché ebreo ma per la sua attiva partecipazione alla rete di resistenza antinazista, Anna decide di ospitarlo nella propria casa, in un sottoscala dimenticato, di nascosto dal padre, che non fa mistero delle proprie simpatie per il regime. Max e Anna diventano amanti. Aiutata dalla fornaia Mathilde, membro della resistenza, Anna tenta di procurarsi dei documenti falsi per espatriare in Svizzera con Max. Ma proprio quando i documenti sono pronti e Anna sta per annunciare a Max di essere incinta, il padre scopre il nascondiglio e fa arrestare il medico, che viene internato nel campo di concentramento di Buchenwald, costruito nei boschi intorno alla città. Dopo un duro confronto col padre, Anna scappa di casa e si rifugia da Mathilde, la fornaia: non rivedrà mai più né suo padre, che presto si trasferirà a Berlino, né Max, il suo grande amore. È un giorno del 1942, un giorno di calma anormale, quando l’Obersturmführer, l’ufficiale nazista di Buchenwald, fa il suo ingresso nella panetteria di Mathilde, dove Anna ormai vive con la piccola Trudie, la bambina avuta da Max .Il «il bravo dottor Max Stern», come lo chiamano a Weimar, non manda messaggi da mesi e, quando pensa a lui, Anna non può scacciare dalla mente il pensiero dei tanti modi che uno ha per morire a Buchenwald: dissenteria, impiccagione, malnutrizione, i capricci omicidi dei kapò, il semplice sfinimento per il lavoro nel fango e nella neve…L’Obersturmführer, un uomo enorme dall’andatura affettata, gli occhi chiari come quelli di un cane da slitta, attraversa la stanza e annuncia con agghiacciante tranquillità quello che Anna temeva di sentire: che lei è sospettata di attività sovversiva dal momento che Mathilde Staudt, die Dicke, la fornaia grassona che la proteggeva e che portava i dolci e il pane ai prigionieri del campo, è stata scoperta con un carico di armi nascosto sotto al pane e destinato ai nemici della società, ai criminali politici, agli assassini.Anna balbetta qualche menzogna credibile, quando l’Obersturmführer si dirige deciso verso di lei e la prende per il mento...È l’istinto di sopravvivenza, o forse la conoscenza innata di un antico sistema di baratto, che spinge Anna a portare l’ufficiale nazista nel vecchio letto di Mathilde. L’Obersturmführer non si disturba a spogliarsi: si scrolla di dosso il cappotto, grugnisce e si allunga sopra di lei. Quando ha finalmente concluso, dice che verrà una volta la settimana per fare l’inventario del pane. E verrà da solo.Anna è salva… Salvata dal nemico.Ma non si finisce forse con l’amare sempre coloro che ci salvano?Quelli che ci salvarono è un romanzo che penetra nel lato oscuro del desiderio, dove il senso di colpa cede all’intensità stessa del sentimento.Quelli che ci salvarono ci offre uno straordinario ritratto di donna «la cui umanità non si irrigidisce mai in un’astratta perfezione» (San Francisco Chronicle)Il libro termina con la scoperta da parte di Trudy del passato eroico di Anna e di che fine aveva fatto il suo vero padreJenna Blum ha pubblicato il suo primo racconto, The Legacy of Frank Finklestein, all’età di sedici anni. Il racconto vinse il primo premio del Seventeen Magazine’s National Fiction Contest. Da allora ha pubblicato short stories sulle maggiori riviste letterarie americane: Faultline, The Kenyon Review, The Bellingham Review, Glamour, Mademoiselle. Nel 2005, il suo romanzo d’esordio Quelli che ci salvarono ha ricevuto l’Harold U. Ribalow Prize per i romanzi sulla storia e la cultura ebraica.Ha lavorato per la «Shoah Foundation» e proviene da una famiglia tedesca per parte di madre ed ebraica per parte di padre.Quelli che ci salvarono ha ottenuto negli Stati Uniti uno straordinario successo di pubblico e di critica.http://www.jennablum.com/