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Il compagno Duch


Molti anni fa andai a vedere un film che non ho mai dimenticato : Urla del Silenzio  di Roland Joffé, 1984, con Sam Waterston, Haing S. Ngor, John Malkovich, Julian Sands, Craig T. Nelson, Spalding Gray, Bill Paterson, Athol Fugard.  Gran Bretagna.Era ambientato in Cambogia nel 1975, il periodo del terrore iniziato dopo il ritiro americano quando i khmer rossi di Pol Pot imposero un regime di spaventosa crudeltà. Sidney Shanberg, un giornalista del New York Time, raccontava la vita del suo interprete Dith Pran durante cinque anni di orrori e violenze, prima di riuscire a fuggire negli Usa. Dith Pran è morto lo scorso marzo 2008 ma la sua storia vera, grazie a quel film, è stata conosciuta nel mondo intero, dopo anni di silenzi e di sofferenze indicibiliÈ cominciato proprio in questi giorni, in un tribunale cambogiano, sotto l’egida delle Nazioni Unite, il processo a Kaing Guek Eay, detto "il compagno Duch", il primo Khmer del regime di Pol Pot a finire alla sbarra per crimini contro l’umanità.Di questi sette attualmente solo tre, purtroppo, sono ancora vivi. Lo ha riferito un giudice del tribunale impegnato nell’inchiesta sulle violenze di massa compiute tra il 1975 e il 1979.Kang  è uno dei cinque leader del vecchio regime oggi in carcere.  Fra i teste chiave nel dibattimento vi sarà anche Vann Nath, uno dei sette sopravvissuti alla prigione S-21 nella quale tra il 1975 e il 1979 morirono più di 17 mila persone."Duch" ha 66 anni e dovrà rispondere di «crimini di guerra» e di «crimini contro l’umanità». Sul suo capo pende l’accusa di aver ordinato torture, stupri e più di cento omicidi al giorno.È il primo procedimento in assoluto a carico di un esponente di prima fila dei khmer rossi e si terrà presso il Tribunale speciale della Corte di Cambogia, un organismo creato e sostenuto dalle Nazioni Unite, al quale è affidato il compito di giudicare i crimini compiuti dal regime di Pol Pot negli anni ’70. Nel 2010 dovrebbe iniziare il processo a carico di altre quattro figure di primo piano del regime: Khieu Samphan, 77 anni,ex capo di Stato; Ieng Sary, 83 anni, ministro degli Esteri; Ieng Thirith, 76 anni, moglie di Sary e ministro per gli Affari sociali; Nuon Chea, 82 anni, ideologo del regime e soprannominato «fratello numero 2».Pol Pot, il sanguinario dittatore conosciuto come «fratello numero 1», è morto il 15 aprile 1998, senza aver mai risposto delle atrocità commesse. Il tribunale chiamato a giudicare i crimini in Cambogia è stato creato nel maggio 2006, dopo otto anni di trattative tra Phnom Penh e le Nazioni Unite, che hanno fatto mettere in dubbio la volontà del governo di renderlo operativo.Il Consiglio supremo della magistratura ha approvato la nomina di 17 giudici cambogiani e 13 di altri Paesi. Il dramma cambogiano resta ancora una ferita aperta nel Paese: secondo un recente sondaggio l’80% delle persone si sente «vittima dei crimini» compiuti dai Khmer Rossi, alcuni dei quali però, soprattutto fra gli esponenti di secondo grado e i quadri del vecchio regime, occupano attualmente un ruolo attivo nella vita politica del Paese. Essi non hanno alcun interesse ad approfondire indagini per crimini commessi nel passato per connivenza, paura o perchè convinti della follia rivoluzionaria di Pol Pot, che non ha esitato a sterminare quasi due milioni di persone pur di creare «l’uomo nuovo» in Cambogia. Gli imputati hanno anche una età avanzata: alcuni sono gravemente malati e vi è il rischio concreto che non vedano nemmeno la fine del processoMa il genocidio del popolo cambogiano, uno dei più crudeli del XX° secolo, tenuto nascosto per anni con il consenso  e l'ipocrisia degli Usa, non può restare ancora impunito e dimenticato. Auguriamoci quindi che questo tribunale faccia giustizia dei millioni di vittime innocenti uccise dalla follia di un regime di pazzi sanguinari