Non sono uno che a fatto il 68; il 68 per me, allora avevo 8 anni, era scuola, mangiare, giocare, cercare di rendere a scuola, cosa rara da avvenire, il 68 era sentire strani discorsi alla TV, era sentire che c’erano persone che facevano strane barricate per le strade, era vedere strane macchine che bagnavano la gente in maniera violenta con degli idranti, era sentire la rabbia dei pochi che venivano intervistati, tutti ragazzi, era vedere fuochi nelle strade, barricate come facevo io con altri ragazzi nei prati giocando agli indiani, ma loro avevano il fuoco come ostacolo, altri avevano le macchine, si le macchine, le giravano sotto sopra come le mie automobiline. La televisione faceva vedere immagini di persone che parlavano, parlavano, protestavano contro il “sistema”, una parola che non riuscivo a capire, per me all’epoca, “sistema” era una parola facile da eseguire: sistema la cartella, sistema il cappotto, hai sistemato i libri i quaderni. Loro erano contro il sistema? Quale sistema era l’ho capito poi ma allora non era facile! Dalla televisione, parola altrettanto inquietante, corposa da dire, oggetto da ammirare temere e non toccare perché era da grandi, dalla televisione rigorosamente in bianco e nero, vennero fuori molte altre cose nello stesso periodo , o quasi, c’era in atto una guerra, o forse più, che nessuno voleva tutti desideravano finisse, eppure era sempre assieme al 68, agli studenti, alle auto in fiamme, ai cassonetti, alle barricate , alla rabbia, c’era la guerra, in Vietnam. Dalla televisione ricordo che era come entrare al cinema, fucili, carri armati, spari, uomini feriti, morti, elicotteri, sangue, bombe e bombardamenti, ma la costante era che “non era giusto, quello che era in atto doveva finire”, giù con resoconti giornalieri di attacchi, di morti, di dichiarazioni di tregua, ricordo anche, che si parlava di epidemie; si quelle cose che si attaccano dall’uno all’altro e che bisogna per forza farsi il vaccino, ricordo anche che c’erano le alluvioni, con lo straripamento, ben altra cosa da “esondazione” (termine attuale, il primo non va più di moda ma di certo rende meglio la gravità), c’erano le gelate la temperatura anomala, e il sole torrido, c’erano anche, se non ricordo male, sempre in quel periodo le carestie, la mancanza d’acqua, la fame nel terzo mondo, la richiesta quotidiana per tutti i casi o singolarmente, ora non ricordo più tanto bene, però ricordo che si parlava di aiuti nel Bangladesh, si, questo lo ricordo bene, ricordo bene che a scuola si facevano temi per la pace, c’era stato anche il primo uomo sulla luna, quanta emozione con Tito Stagno e Ruggero Orlando, praticamente eravamo là pur restando qua, come ora!, Temi a raffica sul futuro, sul 2000, sul progresso, poi ci veniva spiegata un po’ della Costituzione Italiana, la mia maestra la osannava ed era bello essere parte d’essa, per questo ancora la ringrazio, ricordo che c’era un programma diverso per ogni anno scolastico, ricordo che quei ragazzi che avevano fatto le barricate e avevano protestato, uniti avevano ottenuto; ora che ricordo meglio, assieme a quegli studenti c’era un’altra forza in gioco nella televisione, i metalmeccanici, che dopo tanti “scioperi” (alla FIAT mi pare), altra parola che poi ho approfondito meglio assieme alla parola, licenziamento e sindacato, si erano coalizzati per essere ancora più uniti, ottenendo così “diritti”. Strano periodo il 68 visto da me. Ricordo che ho appreso tante parole, parole che col passare degli anni ho sperimentato e vissuto sulla mia pelle , parole che sarebbe un bene per tutti tenere a mente, fare ricordare e spiegarne il valore riferito ad un periodo storico che si tende a togliere dalla storia perché produttivo intellettualmente e culturalmente, un periodo che ha reso possibile col sudore la voglia di cambiamento, col sangue di chi ha creduto in una lotta popolare per stare meglio, un periodo di passione vissuto da tutti perché si aveva chiaro il desiderio, si viveva per l’idea, si combatteva per l’idea e si poteva anche morire per l’idea, si stesse da una parte o dall’altra, c’era la voglia di fare e muovere, lottando per strada, in piazza, a scuola, al lavoro, ovunque c’erano focolai di ribellione, ovunque nelle sedi, nelle sezioni, in parrocchia, nei sindacati, esisteva fermento perché il malumore era generale, era di tutti e tutti ne erano parte integrante, ognuno stranamente trovava la forza per dire, chiedere, per capire dove stare, cosa fare e perché farlo, ci si organizzava, con manifestazioni e scioperi, si facevano proposte, sit in, assemblee, referendum, si era propositivi, esisteva insomma una coscienza popolare, dove ci si specchiava nel programma di un partito, lo stesso aveva un leader carismatico da seguire, aveva un volto, una connotazione chiara e netta da portare avanti, uniti per attuarla per viverla e donarla a tutti. Avevo 8 anni allora e sentivo la televisione, ora è cambiato tutto, la televisione è a colori ci sono tantissimi canali e ho il telecomando ( che per fortuna uso poco perché non vedo quasi mai la televisione, al più è un sottofondo) i ragazzi sono diversamente abili, li hanno spenti con la televisione, pare, però, che qualcuno che non segue la televisione, si stia organizzando al pari di un rave, unendosi per fare un po’ di casino per le strade, forse non lo sa il perché, ma di certo c’è casino e ci sarà! I metalmeccanici sono ancora scioperanti e forse tra una ventina d’anni, con l’aiuto di un sindacato che deve ancora nascere, perché nel frattempo quello esistente è più che defunto , riusciranno ad ottenere l’aumento del salario o ad averlo garantito; i fiumi ancora straripano, perché nel frattempo anziché lavorare sul territorio per migliorare lo si sta devastando in lungo e in largo, la scuola ha fatto un dietrofront insegnando per anni sempre lo stesso programma con ragazzi che arrivano alle medie col programma incompleto della terza elementare. Dopo le scuole superiori, le università devono preparare i ragazzi all’alfabetizzazione, con mini corsi d’italiano e grafia, però, nel frattempo, ci siamo evoluti tecnologicamente, abbiamo la “telematica” cosa che a ricordare si diceva dovesse essere pronta per gli anni 80, tutto sarebbe stato più veloce per tutti ma non mi sembra sia andata poi così bene. Ricordo che nel 70 si parlava già di riciclaggio dei rifiuti, a Roma la prima cosa che vidi di carta riciclata era la tessera del tram, (termini - Cinecittà) ricordo che era brutta a vedere ma era una conquista, già mi aspettavo di vedere carta riciclata per bollette del gas, luce, telefono o di quant’altro di burocratico e cartaceo abbiamo, credevo che il governo di allora, (ma anche i successivi) sposasse questa nobile causa imponendo a tutti gli enti di uniformarsi affinché dessero l’esempio, nulla di tutto questo, abbiamo ancora carta derivata da alberi da foreste che calano di estensione giorno dopo giorno, togliendo ossigeno al mondo; si parlava pure di energie alternative esistenti nel territorio, ed eccoci qui con la Francia che ci stacca la spina, si parlava di utilizzare fonti interne sfruttando le nostre risorse, abbiamo l’eolico, abbiamo gas, abbiamo petrolio, abbiamo acqua dove potere attingere, invece siamo ancorati al petrolio arabo e al gas dei paesi dell’est, abbiamo risorse interne di agricoltura ma importiamo dall’estero, abbiamo latte da vendere e lo dobbiamo buttare, abbiamo industrie gioiello che ci invidiano, abbiamo cervelli, ricercatori, scienziati che ci soffiano e per finire abbiamo la globalizzazione, altra parole a me ostile per l’uso improprio che se ne fa. Abbiamo la storia che ci ha insegnato che si può cambiare non tutto ma buona parte si, se lo si vuole, certo avremmo potuto imparare come dal 68 a oggi passando per il 77, gli anni di piombo, mani pulite, terremoti, un variare di governi uguali e tanto altro; di guerre ne sono finite, tante sono in corso, di altre non ne sapremo mai nulla perché, dove non ci sono interessi economici, non sono di rilevanza per cui è inutile seguirle; altre guerre, quelle che abbiamo in casa continuano imperterrite ad andare avanti, morti di mafia, ndrangheta, morti bianche, persone buttate a mare, respinte perché credevano d’arrivare in un popolo libero dal razzismo, libero dalla paura dell’altro, un popolo aperto allo straniero; guerre sante interne, un Papa retrogrado che fa un balzo indietro o meglio attua appieno i canoni classici dell’inquisizione col sorriso falso di chi sa di prenderti per i fondelli, vestendosi come una prima donna, addobbato di pellicce ed ori, si va pavoneggiando, ben sapendo d’essere altro dentro e fuori di sé; guerre di sorrisi e strette di mano tra politici pseudo rivali che hanno il solo scopo di offendere la dignità dei cittadini, creando astio in chi crede nella solidarietà e nell’unione: guerre a chi spara la più grossa di bugia, col solo scopo di arricchirsi e accaparrarsi voti di consenso. Avevo 8 anni e nel mio piccolo sognavo di crescere migliorandomi, crescere rispettoso nei confronti di tutti, vedevo un futuro lontano ma allo stesso tempo vicino, lo toccavo, lo respiravo, sono passati 40 anni, non so se sono migliorato o peggiorato ma ancora questo profumo mi accompagna nel quotidiano. Claudio
profumo
Non sono uno che a fatto il 68; il 68 per me, allora avevo 8 anni, era scuola, mangiare, giocare, cercare di rendere a scuola, cosa rara da avvenire, il 68 era sentire strani discorsi alla TV, era sentire che c’erano persone che facevano strane barricate per le strade, era vedere strane macchine che bagnavano la gente in maniera violenta con degli idranti, era sentire la rabbia dei pochi che venivano intervistati, tutti ragazzi, era vedere fuochi nelle strade, barricate come facevo io con altri ragazzi nei prati giocando agli indiani, ma loro avevano il fuoco come ostacolo, altri avevano le macchine, si le macchine, le giravano sotto sopra come le mie automobiline. La televisione faceva vedere immagini di persone che parlavano, parlavano, protestavano contro il “sistema”, una parola che non riuscivo a capire, per me all’epoca, “sistema” era una parola facile da eseguire: sistema la cartella, sistema il cappotto, hai sistemato i libri i quaderni. Loro erano contro il sistema? Quale sistema era l’ho capito poi ma allora non era facile! Dalla televisione, parola altrettanto inquietante, corposa da dire, oggetto da ammirare temere e non toccare perché era da grandi, dalla televisione rigorosamente in bianco e nero, vennero fuori molte altre cose nello stesso periodo , o quasi, c’era in atto una guerra, o forse più, che nessuno voleva tutti desideravano finisse, eppure era sempre assieme al 68, agli studenti, alle auto in fiamme, ai cassonetti, alle barricate , alla rabbia, c’era la guerra, in Vietnam. Dalla televisione ricordo che era come entrare al cinema, fucili, carri armati, spari, uomini feriti, morti, elicotteri, sangue, bombe e bombardamenti, ma la costante era che “non era giusto, quello che era in atto doveva finire”, giù con resoconti giornalieri di attacchi, di morti, di dichiarazioni di tregua, ricordo anche, che si parlava di epidemie; si quelle cose che si attaccano dall’uno all’altro e che bisogna per forza farsi il vaccino, ricordo anche che c’erano le alluvioni, con lo straripamento, ben altra cosa da “esondazione” (termine attuale, il primo non va più di moda ma di certo rende meglio la gravità), c’erano le gelate la temperatura anomala, e il sole torrido, c’erano anche, se non ricordo male, sempre in quel periodo le carestie, la mancanza d’acqua, la fame nel terzo mondo, la richiesta quotidiana per tutti i casi o singolarmente, ora non ricordo più tanto bene, però ricordo che si parlava di aiuti nel Bangladesh, si, questo lo ricordo bene, ricordo bene che a scuola si facevano temi per la pace, c’era stato anche il primo uomo sulla luna, quanta emozione con Tito Stagno e Ruggero Orlando, praticamente eravamo là pur restando qua, come ora!, Temi a raffica sul futuro, sul 2000, sul progresso, poi ci veniva spiegata un po’ della Costituzione Italiana, la mia maestra la osannava ed era bello essere parte d’essa, per questo ancora la ringrazio, ricordo che c’era un programma diverso per ogni anno scolastico, ricordo che quei ragazzi che avevano fatto le barricate e avevano protestato, uniti avevano ottenuto; ora che ricordo meglio, assieme a quegli studenti c’era un’altra forza in gioco nella televisione, i metalmeccanici, che dopo tanti “scioperi” (alla FIAT mi pare), altra parola che poi ho approfondito meglio assieme alla parola, licenziamento e sindacato, si erano coalizzati per essere ancora più uniti, ottenendo così “diritti”. Strano periodo il 68 visto da me. Ricordo che ho appreso tante parole, parole che col passare degli anni ho sperimentato e vissuto sulla mia pelle , parole che sarebbe un bene per tutti tenere a mente, fare ricordare e spiegarne il valore riferito ad un periodo storico che si tende a togliere dalla storia perché produttivo intellettualmente e culturalmente, un periodo che ha reso possibile col sudore la voglia di cambiamento, col sangue di chi ha creduto in una lotta popolare per stare meglio, un periodo di passione vissuto da tutti perché si aveva chiaro il desiderio, si viveva per l’idea, si combatteva per l’idea e si poteva anche morire per l’idea, si stesse da una parte o dall’altra, c’era la voglia di fare e muovere, lottando per strada, in piazza, a scuola, al lavoro, ovunque c’erano focolai di ribellione, ovunque nelle sedi, nelle sezioni, in parrocchia, nei sindacati, esisteva fermento perché il malumore era generale, era di tutti e tutti ne erano parte integrante, ognuno stranamente trovava la forza per dire, chiedere, per capire dove stare, cosa fare e perché farlo, ci si organizzava, con manifestazioni e scioperi, si facevano proposte, sit in, assemblee, referendum, si era propositivi, esisteva insomma una coscienza popolare, dove ci si specchiava nel programma di un partito, lo stesso aveva un leader carismatico da seguire, aveva un volto, una connotazione chiara e netta da portare avanti, uniti per attuarla per viverla e donarla a tutti. Avevo 8 anni allora e sentivo la televisione, ora è cambiato tutto, la televisione è a colori ci sono tantissimi canali e ho il telecomando ( che per fortuna uso poco perché non vedo quasi mai la televisione, al più è un sottofondo) i ragazzi sono diversamente abili, li hanno spenti con la televisione, pare, però, che qualcuno che non segue la televisione, si stia organizzando al pari di un rave, unendosi per fare un po’ di casino per le strade, forse non lo sa il perché, ma di certo c’è casino e ci sarà! I metalmeccanici sono ancora scioperanti e forse tra una ventina d’anni, con l’aiuto di un sindacato che deve ancora nascere, perché nel frattempo quello esistente è più che defunto , riusciranno ad ottenere l’aumento del salario o ad averlo garantito; i fiumi ancora straripano, perché nel frattempo anziché lavorare sul territorio per migliorare lo si sta devastando in lungo e in largo, la scuola ha fatto un dietrofront insegnando per anni sempre lo stesso programma con ragazzi che arrivano alle medie col programma incompleto della terza elementare. Dopo le scuole superiori, le università devono preparare i ragazzi all’alfabetizzazione, con mini corsi d’italiano e grafia, però, nel frattempo, ci siamo evoluti tecnologicamente, abbiamo la “telematica” cosa che a ricordare si diceva dovesse essere pronta per gli anni 80, tutto sarebbe stato più veloce per tutti ma non mi sembra sia andata poi così bene. Ricordo che nel 70 si parlava già di riciclaggio dei rifiuti, a Roma la prima cosa che vidi di carta riciclata era la tessera del tram, (termini - Cinecittà) ricordo che era brutta a vedere ma era una conquista, già mi aspettavo di vedere carta riciclata per bollette del gas, luce, telefono o di quant’altro di burocratico e cartaceo abbiamo, credevo che il governo di allora, (ma anche i successivi) sposasse questa nobile causa imponendo a tutti gli enti di uniformarsi affinché dessero l’esempio, nulla di tutto questo, abbiamo ancora carta derivata da alberi da foreste che calano di estensione giorno dopo giorno, togliendo ossigeno al mondo; si parlava pure di energie alternative esistenti nel territorio, ed eccoci qui con la Francia che ci stacca la spina, si parlava di utilizzare fonti interne sfruttando le nostre risorse, abbiamo l’eolico, abbiamo gas, abbiamo petrolio, abbiamo acqua dove potere attingere, invece siamo ancorati al petrolio arabo e al gas dei paesi dell’est, abbiamo risorse interne di agricoltura ma importiamo dall’estero, abbiamo latte da vendere e lo dobbiamo buttare, abbiamo industrie gioiello che ci invidiano, abbiamo cervelli, ricercatori, scienziati che ci soffiano e per finire abbiamo la globalizzazione, altra parole a me ostile per l’uso improprio che se ne fa. Abbiamo la storia che ci ha insegnato che si può cambiare non tutto ma buona parte si, se lo si vuole, certo avremmo potuto imparare come dal 68 a oggi passando per il 77, gli anni di piombo, mani pulite, terremoti, un variare di governi uguali e tanto altro; di guerre ne sono finite, tante sono in corso, di altre non ne sapremo mai nulla perché, dove non ci sono interessi economici, non sono di rilevanza per cui è inutile seguirle; altre guerre, quelle che abbiamo in casa continuano imperterrite ad andare avanti, morti di mafia, ndrangheta, morti bianche, persone buttate a mare, respinte perché credevano d’arrivare in un popolo libero dal razzismo, libero dalla paura dell’altro, un popolo aperto allo straniero; guerre sante interne, un Papa retrogrado che fa un balzo indietro o meglio attua appieno i canoni classici dell’inquisizione col sorriso falso di chi sa di prenderti per i fondelli, vestendosi come una prima donna, addobbato di pellicce ed ori, si va pavoneggiando, ben sapendo d’essere altro dentro e fuori di sé; guerre di sorrisi e strette di mano tra politici pseudo rivali che hanno il solo scopo di offendere la dignità dei cittadini, creando astio in chi crede nella solidarietà e nell’unione: guerre a chi spara la più grossa di bugia, col solo scopo di arricchirsi e accaparrarsi voti di consenso. Avevo 8 anni e nel mio piccolo sognavo di crescere migliorandomi, crescere rispettoso nei confronti di tutti, vedevo un futuro lontano ma allo stesso tempo vicino, lo toccavo, lo respiravo, sono passati 40 anni, non so se sono migliorato o peggiorato ma ancora questo profumo mi accompagna nel quotidiano. Claudio