Ci facciamo sempre forti della nostra ragione, dei nostri modi gentili, del nostro modo di vivere, ma ci siamo veramente chiesti, guardandoci dentro, se tutto questo risponde realmente al nostro modo di vivere e convivere? Tranquilli non sono il solito imbonitore moralista che ha finalmente avuto un’apparizione e deve esporla ad un pubblico altrimenti non s’avvera, né cerco proseliti, sono sempre io, Claudio, coi miei difetti e col mio scrivere, mi piace pensare, che tutti siamo in grado di fare autocritica; anche qui tranquilli, non ho verità psichiatriche o psicologiche, da donarvi Claudio è uno di voi! Uno che cerca con l’aiuto di tutti d’essere parte integrante di avvenimenti, siano essi belli o brutti, di viverli con la giusta dose di criticità e ironia, ma anche con la passione e l’attenzione che meritano, essendo parte come tutti di un quotidiano non sempre brillante e condivisibile. Polemiche a parte, questo quotidiano ci informa, almeno si arroga il diritto di farlo, ma decisamente non insegna, almeno non lo fa in toto. Mi spiego, senza volere essere l’insegnante di nessuno, accade che, senza andare troppo lontano da noi, alcuni principi, che per legge devono essere tutelati, non lo sono affatto. Capita che le norme del reciproco rispetto siano calpestate in nome e da persone che, pur essendo loro fuorilegge, hanno voce in capitolo. Capita che persone, come me, come tutti coloro che leggeranno o no, non abbiano gli stessi diritti e che gli stessi gli vengano sottratti. Capita che particolari, determinanti per capire bene accadimenti avvenuti, siano volontariamente nascosti. Capita che vengano usati atti di violenza gratuita nei confronti di chi, come tutti noi, chiede rispetto per la persona. Capita che ci si indigni collettivamente con scarsi risultati, in quanto la nostra tutela è affidata a persone inaffidabili. Capita che a persone che sono arrivate da noi chiedendoci assistenza, cure, asilo, lavoro, ma soprattutto rispetto, tutto ciò venga negato, trovandosi così già per questo ad essere ancora più nostri simili. Capita che per un progetto partito, a mio avviso già da molti anni, mirato voglia denigrare la persona umana con violenza, con la ricerca di complicità di persone che essendo già accecate per nobili motivi quale lavoro, casa, mancanza di tutela, e altro, trovano in queste motivazioni terreno facile per insinuare che l’altro, il diverso, è un’invasore, un nemico, un pericolo da cui fuggire e quindi da eliminare; se non fisicamente, con la complicità mentale, insinuando odio, nei confronti di chi è decisamente come noi, decisamente umano, decisamente simile, decisamente bello, decisamente orgoglioso come noi d’essere parte di questo mondo. Anche loro si indignano, anche loro ridono, piangono e amano alla nostra stessa maniera. Sono parte integrante di noi, si potrà dire che sono più sfortunati che forse hanno fatto poco per cambiare o modificare la realtà del paese d’origine, comunque sono sempre nostri simili. Di certo anche noi nelle loro stesse condizioni vorremmo un trattamento alla pari, un trattamento normale perché è parte della nostra Costituzione: il rispetto. Un trattamento dovuto in quanto Nazione che Rispetta la persona, che rifiuta la guerra come offesa, una Nazione che ha nel suo passato motivazioni alla pari di coloro che oggi vedono in noi l’America, una Nazione che ci fa’ uguali tutti e che non può e non deve agire in maniera discriminatoria, non può e non deve essere di parte, non può e non deve falsare ciò che la Costituzione ci obbliga ma soprattutto ci insegna ad essere, non accettarla ci rende noi stessi clandestini, una nazione civile insegna nelle proprie scuole il valore della Vita, della Uguaglianza, della Libertà di esprimere le proprie idee, senza distinzione alcuna. Il razzismo è bandito a livello mondiale dal 1949, dalla nostra invidiata Costituzione ancora prima, vedere che si fanno dibattiti sul ”nostro” essere razzisti offende la mia intelligenza, la mia sensibilità di uomo libero, offende culturalmente tutta la Nazione, come se la negazione del razzismo fosse in discussione! Allora riparliamone ancora con più forza le lotte contro il razzismo sono le nostre lotte, vanno combattute con la forza e l’energia di altre lotte interne che facciamo ogni giorno. Indubbiamente non siamo bene spalleggiati dai nostri politici, al contrario si vedono prese di posizioni assurde e sconcertanti, si utilizzano casi come quelli recentemente accaduti per sviarne altri ben più gravi di mafia, ‘ndrangheta e caporalato, si sviano problemi di tenutari sfruttatori, si sviano problematiche esistenti nel territorio e bene occultate per scopi ancora più meschini, si sviano problemi anche evidenti di mancanza di diritti e di salari adeguati, di mancanza di posti di lavoro, giochi di lotta interna al ribasso dei prezzi. Tutti questi giochi stanno portando esasperazione e rabbia, col risultato unico di insinuare odio, paura e razzismo. Per fermare tutto questo a mio avviso basterebbe che l’informazione fosse vera, fosse aperta e desse il vero contributo per cui la stessa nasce, aprire la mente per avere tutti la propria reale opinione. Il razzismo và estirpato con la cultura, la nostra nazione è stata ed è un esempio di esportazione della cultura. Certamente al pari del razzismo di problematiche da risolvere ne esistono altre; piaghe come la corruzione, la mafia, sono esempi che quotidianamente purtroppo abbiamo irrisolti ma, anche per questi, si tratta solo di spiegare alle menti a seguire, dei giovani che arriveranno e saranno il nostro futuro, che l’Italia non è razzista e che essendo tutti parte di questa realtà, dobbiamo lottare per fare sì che non accadano fatti che mettano in dubbio questo. La delinquenza non si combatte con la costruzione di nuove carceri (con questo non voglio dire che di carceri non ne servano) ma insegnando l’onestà, dando l’esempio.La clandestinità si combatte con la politica, con leggi adeguate e accordi tra nazioni in maniera civile.Il razzismo si combatte con la cultura di base scolastica e con l’educazione civica. Iniziando dalla famiglia.Claudio.
ancora razzismo!?
Ci facciamo sempre forti della nostra ragione, dei nostri modi gentili, del nostro modo di vivere, ma ci siamo veramente chiesti, guardandoci dentro, se tutto questo risponde realmente al nostro modo di vivere e convivere? Tranquilli non sono il solito imbonitore moralista che ha finalmente avuto un’apparizione e deve esporla ad un pubblico altrimenti non s’avvera, né cerco proseliti, sono sempre io, Claudio, coi miei difetti e col mio scrivere, mi piace pensare, che tutti siamo in grado di fare autocritica; anche qui tranquilli, non ho verità psichiatriche o psicologiche, da donarvi Claudio è uno di voi! Uno che cerca con l’aiuto di tutti d’essere parte integrante di avvenimenti, siano essi belli o brutti, di viverli con la giusta dose di criticità e ironia, ma anche con la passione e l’attenzione che meritano, essendo parte come tutti di un quotidiano non sempre brillante e condivisibile. Polemiche a parte, questo quotidiano ci informa, almeno si arroga il diritto di farlo, ma decisamente non insegna, almeno non lo fa in toto. Mi spiego, senza volere essere l’insegnante di nessuno, accade che, senza andare troppo lontano da noi, alcuni principi, che per legge devono essere tutelati, non lo sono affatto. Capita che le norme del reciproco rispetto siano calpestate in nome e da persone che, pur essendo loro fuorilegge, hanno voce in capitolo. Capita che persone, come me, come tutti coloro che leggeranno o no, non abbiano gli stessi diritti e che gli stessi gli vengano sottratti. Capita che particolari, determinanti per capire bene accadimenti avvenuti, siano volontariamente nascosti. Capita che vengano usati atti di violenza gratuita nei confronti di chi, come tutti noi, chiede rispetto per la persona. Capita che ci si indigni collettivamente con scarsi risultati, in quanto la nostra tutela è affidata a persone inaffidabili. Capita che a persone che sono arrivate da noi chiedendoci assistenza, cure, asilo, lavoro, ma soprattutto rispetto, tutto ciò venga negato, trovandosi così già per questo ad essere ancora più nostri simili. Capita che per un progetto partito, a mio avviso già da molti anni, mirato voglia denigrare la persona umana con violenza, con la ricerca di complicità di persone che essendo già accecate per nobili motivi quale lavoro, casa, mancanza di tutela, e altro, trovano in queste motivazioni terreno facile per insinuare che l’altro, il diverso, è un’invasore, un nemico, un pericolo da cui fuggire e quindi da eliminare; se non fisicamente, con la complicità mentale, insinuando odio, nei confronti di chi è decisamente come noi, decisamente umano, decisamente simile, decisamente bello, decisamente orgoglioso come noi d’essere parte di questo mondo. Anche loro si indignano, anche loro ridono, piangono e amano alla nostra stessa maniera. Sono parte integrante di noi, si potrà dire che sono più sfortunati che forse hanno fatto poco per cambiare o modificare la realtà del paese d’origine, comunque sono sempre nostri simili. Di certo anche noi nelle loro stesse condizioni vorremmo un trattamento alla pari, un trattamento normale perché è parte della nostra Costituzione: il rispetto. Un trattamento dovuto in quanto Nazione che Rispetta la persona, che rifiuta la guerra come offesa, una Nazione che ha nel suo passato motivazioni alla pari di coloro che oggi vedono in noi l’America, una Nazione che ci fa’ uguali tutti e che non può e non deve agire in maniera discriminatoria, non può e non deve essere di parte, non può e non deve falsare ciò che la Costituzione ci obbliga ma soprattutto ci insegna ad essere, non accettarla ci rende noi stessi clandestini, una nazione civile insegna nelle proprie scuole il valore della Vita, della Uguaglianza, della Libertà di esprimere le proprie idee, senza distinzione alcuna. Il razzismo è bandito a livello mondiale dal 1949, dalla nostra invidiata Costituzione ancora prima, vedere che si fanno dibattiti sul ”nostro” essere razzisti offende la mia intelligenza, la mia sensibilità di uomo libero, offende culturalmente tutta la Nazione, come se la negazione del razzismo fosse in discussione! Allora riparliamone ancora con più forza le lotte contro il razzismo sono le nostre lotte, vanno combattute con la forza e l’energia di altre lotte interne che facciamo ogni giorno. Indubbiamente non siamo bene spalleggiati dai nostri politici, al contrario si vedono prese di posizioni assurde e sconcertanti, si utilizzano casi come quelli recentemente accaduti per sviarne altri ben più gravi di mafia, ‘ndrangheta e caporalato, si sviano problemi di tenutari sfruttatori, si sviano problematiche esistenti nel territorio e bene occultate per scopi ancora più meschini, si sviano problemi anche evidenti di mancanza di diritti e di salari adeguati, di mancanza di posti di lavoro, giochi di lotta interna al ribasso dei prezzi. Tutti questi giochi stanno portando esasperazione e rabbia, col risultato unico di insinuare odio, paura e razzismo. Per fermare tutto questo a mio avviso basterebbe che l’informazione fosse vera, fosse aperta e desse il vero contributo per cui la stessa nasce, aprire la mente per avere tutti la propria reale opinione. Il razzismo và estirpato con la cultura, la nostra nazione è stata ed è un esempio di esportazione della cultura. Certamente al pari del razzismo di problematiche da risolvere ne esistono altre; piaghe come la corruzione, la mafia, sono esempi che quotidianamente purtroppo abbiamo irrisolti ma, anche per questi, si tratta solo di spiegare alle menti a seguire, dei giovani che arriveranno e saranno il nostro futuro, che l’Italia non è razzista e che essendo tutti parte di questa realtà, dobbiamo lottare per fare sì che non accadano fatti che mettano in dubbio questo. La delinquenza non si combatte con la costruzione di nuove carceri (con questo non voglio dire che di carceri non ne servano) ma insegnando l’onestà, dando l’esempio.La clandestinità si combatte con la politica, con leggi adeguate e accordi tra nazioni in maniera civile.Il razzismo si combatte con la cultura di base scolastica e con l’educazione civica. Iniziando dalla famiglia.Claudio.