Creato da estremalatitudine il 19/06/2008

estremalatitudine

racconti di vita, di sesso

 

 

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Post n°457 pubblicato il 10 Giugno 2015 da estremalatitudine

la sua amica glielo aveva descritto come il paradiso del sesso e lei, lei era rimasta sbigottita da quei racconti.

"immagina una grande sala, le aveva detto, nella quale entri con un inserviente che dice di scegliere quale è la posizione che preferisci per fare all'amore. tu scegli e poi lo fai così, esattamente come vuoi tu, per il tempo che vuoi tu."

"sì, ma con chi?" le aveva chiesto immediatamente. "ah questo non si sa" rispose la sua amica mettendosi a ridere. "ma tu ci sei stata sul serio?" "un paio di volte, lo giuro, non di più"

"ma spiegati meglio" e lei le aveva spiegato.

Quei racconti, quelle spiegazioni avevano iniziato a turbare le sue notti. Nei sogni quel posto tornava e tornava e spesso di notte si svegliava in preda ad una eccitazione profonda e qualche volta aveva svegliato il suo uomo che però non le aveva dato grande soddisfazione. "dormivo" si giustificava il mattino seguente.

così decise di andare.

la sala era esattamente come gliela aveva descritta. grande, ben illuminata, calda. l'inserviente nel suo caso era una ragazza giovane, giovane, carina che le spiegò tutto per bene e alla fine le chiese come voleva iniziare. "le piacciono i preliminari?"

lei era imbarazzata non poco, ma come rispondere diversamente ad una domanda così stupida.

"allora si tolga la gonna e le mutandine. ecco le metta qui in questo piccolo spogliatoio" le disse indicandole un camerino come quello di un negozio. quando uscì così, solo con la camicetta che le faceva sollecitico sulla pancia nuda la ragazza continuò: " si ricordi che ogni qual volta vuole smettere o cambiare posizione basta che prema il pulsante. ok?"

lei fece di sì con la testa. allora la ragazza la prese per mano e la condusse ad un lettino sulla quale la invitò a sdraiarsi sulla schiena. poi sorridendole la ragazza alzò il lettino un bel pezzo, quasi all'altezza del suo viso. poi, sempre sotto i comandi della ragazza, il lettino si mosse infilandosi in un grosso foro praticato lungo la parete, coperto fin lì da una tenda pesante che si aprì in due per permettere il suo passaggio. Il lettino si fermò a metà del foro. La sua testa e il busto erano al di là del muro. le sue gambe e l'inguine nella stanza da cui proveniva. la tenda le impediva di vedere cosa stava accadendo nella stanza di prima. la voce della ragazza le chiese se vedeva il pulsante. era rosso, grosso, facilmente raggiungibile con la sua mano destra. 

"io vado" disse la voce della ragazza e per un po', dopo, non si sentì più nulla se non musica come da una radio.

il posto in cui era doveva in origine far parte della stanza centrale da cui era arrivata. girando la testa in torno poteva vedere bei quadri con eleganti cornici. c'era un sottile profumo nell'aria con un aroma che conosceva, ma che in quel momento non avrebbe saputo dire quale fosse.

Stava proprio chiedendosi cosa le ricordava quel profumo quando qualcuno iniziò a carezzarle e baciarle la figa. Istintivamente fece un piccolo salto come a sfuggire a quel contatto. da sdraiata quel movimento produsse ben poco spostamento. la bocca, la lingua e le dite continuavano a sfiorarle la passera, che pian piano, lo sentiva, iniziava a scaldarsi e illanguidirsi. non vedeva assolutamente nulla, né si sentiva niente, a parte quelle canzoni della radio. non un sospiro, non un fiato e la tenda, la tenda le impediva di scorgere anche lontanamente chi la stava baciando. era un uomo. così le aveva assicurato la ragazza. ma giovane? vecchio? aitante? non c'era speranza di saperlo e quindi decise che era inutile chiederselo. tutt'al più poteva schiacciare il pulsante e per un poco fu molto tentata di farlo. le dita lo sfiorarono, ma proprio in quel momento il bacio che stava subendo si fece particolarmente delicato e piacevole.

da qualche anno, doveva confessarlo, farsi leccare era diventata una passioncella. da ragazza era troppo imbarazzata, ma adesso spesso si offriva a suo marito che, non sempre, ma spesso ci sapeva proprio fare. sentì le sue labbra su di lei. sapeva che non era vero, ma quel calore proprio in mezzo, quel fiato che le stordiva il clitoride inevitabilmente le ricordarono lui, il suo uomo, e la cosa la eccitò ancora di più.

come se ne fosse accorto immediatamente quello di là prese a baciarla con maggiore passione. quasi fosse diverso. all'inizio sembrava, come dire, inappetente e invece adesso sembrava qualcuno che non lo facesse da secoli. l'idea che potesse essere cambiato, che quello che aveva iniziato potesse essere stato silenziosamente sostituito, sì, insomma un altro uomo, un altra bocca che approfittava di lei e lei di lui, sì, insomma, venne dimenandosi. i baci smisero per parecchi minuti. solo una mano calda e grande si era appoggiata alla sua figa aperta, quasi a contenerla, a proteggerla, in quel momento.

poi i baci ripresero ancora in maniera diversa. questa volta erano più profondi ed entravano in lei, spesso scendendo anche oltre, in una dimensione che lei, lei non aveva mai neanche sognato. quella lingua che le faceva solletico anche oltre, giù, in fondo, era piacevole, stuzzicante e le ricordava, inesorabilmente il suo desiderio. un dito entrò in lei. sospirò. sospirò ancora più forte. il dito, le dita entravano in lei come nel burro e lei le sentiva scorrere con facilità dentro e fuori, dentro e fuori e quel movimento, quel movimento, cazzo, invece di calmarla la agitava ancora di più.

quasi con rabbia schiacciò il pulsante. se ne pentì immediatamente. non poteva finire così. e invece finì. immediatamente. nessuno la toccava. nessuna la baciava. il lettino scorse prima verso il fuori riportandola nella sala di nuovo deserta e poi in basso. ad accoglierla la ragazza di prima che rispettosamente teneva lo sguardo fisso al pavimento. "ha suonato? ha finito?"

interdetta, bofonchiò qualcosa, domandando cosa altro offriva la casa. "tutto quello che vuole" fu la risposta che le fece girare la testa. "mi manca qualcosa..." riuscì a dire come una bimba. "capisco benissimo" rispose lei "se vuole può andare alla toilette e poi torni qui e si sdrai nuovamente."

lei obbedì e scese dal lettino. il dito indice della ragazza le indicò la porta del bagno. lo sguardo sempre fisso al pavimento. lei andò in bagno e si fece un lungo bidè tiepido. poi tornò e, come le era stato consigliato, si sdraiò nuovamente sul lettino, al quale nel frattempo qualcuno aveva cambiato il lenzuolo. era fresco, profumato.

ancora una volta il lettino si alzò. meno. a metà. poi ruotando si diresse verso un'altra tenda simile alla prima, attraverso la quale lei finì al di là del muro. di là era lo stesso. doveva essere una grande sala al centro della quale aveva ricavato quella sala di forma circolare, lungo la quale c'era quelle strane tende. di fianco a lei ancora una volta il grosso pulsante rosso. lo carezzò. ancora una volta il suo busto e la testa erano di qua e le sue gambe e l'inguine di là.

tirò un lungo respro e cercò di rilassarsi al massimo che poteva. l'eccitazione però la rendeva un poco rigida.

qualcosa le toccò la figa, aprendola un poco. qualcosa cercava di entrare in lei. non erano dita e non sembrava neanche un fallo di gomma. troppo caldo, troppo liscio. non poteva che essere quello. l'idea di essere presa da uno sconosciuto di cui non vedeva e sentiva nulla se non la pressione del pisello sulla sua figa era affascinante. si chiese se era lo stesso che l'aveva baciata. poteva, certo, o forse no. nuovamente questo eccesso di maschi la ubriacarono eccitandola definitivamente. il cazzo entrò in lei pian piano, ma senza sforzi e iniziò a prenderla. ancora una volta il primo ricordo fu suo marito, ma durò un attimo. non avrebbe saputo dire perché, ma quella storia le ricordava un suo fidanzato da ragazza che una volta per scherzo l'aveva scopata mettendole un lenzuolo sul viso. era bravo a scopare quel tizio. uno stronzo, ma a scopare tanto di cappello. di cappella, si disse sospirando. i colpi erano profondi, ritmati e lei, lei li stava seguendo, quando per un attimo tutto di fermò per poi riprendere di colpo, con forza, ma c'avrebbe giurato, c'avrebbe giurato che non era quello di prima. le dimensioni completamente diverse. meglio. decisamente meglio. quello sì che era un cazzo. si ricordò quando da ragazzina qualsiasi cosa un ragazzo avesse tra le cosce le sembrava un bel cazzo. no, proprio no. quello sì che era un bel cazzo. sentiva il proprio seno sbalottato sotto la camicetta e sentì il bisogno di slacciarsela e dopo, quando lui prese a cullarla con colpi meno forti, con le mani a fatica se la slacciò sul serio lasciando i seni liberi. meno caldo. aria. e proprio in quel momento i colpi ripreso furiosi. sembrava volesse venire anche lui da quella parte del muro e ancora una volta, ancora una volta ebbe la netta sensazione che l'uomo non fosse lo stesso. l'idea di lei scopata da più uomini di seguito improvvisamente la fece venire profondamente. di là tutto si fermò e nessuno e niente la stavano toccando o carezzando.

non era abbastanza. non era abbastanza. il fatto che non schiacciò il pulsante fece riprendere le danze e ancora una volta le sembrò che fosse un altro. anzi no. era proprio un altro. questo nonostante fosse così, nonostante fosse appena venuta, nonostante il piacere provato, questo non riusciva ad entrare se non del tutto. nei colpi lo sentiva che si fermava, anche perché lei ogni volta che affondava inevitabilmente cacciava un piccolo urlo. grosso. più grosso. troppo grosso. sentiva la cappella dentro di sè e come se l'avesse davanti la immaginò chiaramente del tutto simile a quella di quel nero che una volta suo marito le aveva mostrato ridacchiando. ce l'aveva enorme. la bocca della ragazza in quel film non riusciva quasi a prenderlo tutto e la mano, la mano nel chiudeva solo metà. doveva essere così. rivide la lingua della ragazza rossa su quella enorme cappella nera e la sentì dentro di sè e improvvisamente iniziò a gridare sì, e ancora sì, sì, sì, e più gridava più quello entrava e cominciava a sentire lo sfioramento dei coglioni sulle sue cosce e lui, quello, quel coso, quel cazzo, quel magnifico cazzo era completamente dentro di lei, fino in fondo, fino in fondo e le mani, le sentiva adesso, le sue mani forti le tenevano spalancate le cosce e d'improvviso sentì una lingua leccarle il polpaccio e mangiarglielo, mentre lui, il cazzo, il cazzo, cazzo!, la prendeva completamente.

venne come un fiume in piena d'agosto.

era esausta, ma per stanchezza non schiacciò neanche quella volta il pulsante e dopo poco un altro la prese. più umano. decisamente più umano. sembrava danzarle dentro e sopra sfirandole con la cappella il clitoride, con lentezza e precisione. ci volle del tempo, minuti ancora, mezzora, ma poi lei venne un'ultima volta e subito dopo schiacciò il pulsante, di colpo, d'istinto, quasi a voler scappare, cosicché in capo a mezzora si ritrovò per strada sul far della sera, dopo una brevissima doccia, con la gonna e le mutandine unici indumenti quasi a posto, mentre tutto il resto, compresa lei stessa, era davvero sottosopra.

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