Lampi di sangue
Volturia era accucciata sul tetto della cattedrale incurante della pioggia che scrosciava sul suo mantello. Osservava il movimento delle luci della città sottostante. I neon si riflettevano nei suoi indecifrabili occhi verdi. In quel momento la ragazza sembrava antichissima e molto giovane.Il richiamo mentale di Evil le diede una scossa e Volturia saltò con grazia dal tetto planando di casa in casa verso il palazzo del Padre suo.- Eccomi Signore -, disse Volturia inginocchiandosi davanti al trono.- Volturia, figlia mia diletta.. Ho bisogno di te. La tua mano non tremerà, per questo ti ho chiamata. Con questo coltello sacrificale dovrai uccidermi e cavare dal mio petto il cuore. Lì si nasconde la gemma del potere. Lì è sempre stata dalla notte dei tempi. Dovrai poi rimettere il cuore all’interno del mio corpo e officiare un rito con la gemma seguendo le istruzioni di questa pergamena ed io risorgerò a nuova potenza per schiacciare i miei nemici. Mi rianimerai domani notte al sorgere di Lucifero e il mondo conoscerà un’alba di Sangue e la nostra stirpe dominerà le strade e le città come è scritto e giusto che sia. -Volturia chinò il capo in un cenno di assenso e sorse per prendere il pugnale sacrificale. Lo impugnò saldamente con la destra mentre con le dita della sinistra chiudeva gli occhi del suo Signore. In silenzio affondò con decisione il pugnale girando la lama per separare le costole e recidere le arterie. Senza esitazione strappò il cuore ancora pulsante. Incastonata nel suo nero cuore riluceva una gemma rossa più del fuoco. Era così affilata da tagliare le dita di Volturia e il suo sangue si mescolava a quello di Evil gocciolando sul cuore pulsante.La gemma sembrava nutrirsi e riluceva sempre di più. Con calma e reverenza Volturia ripose il cuore del suo Signore in una scatola preziosa.Poi sistemò il corpo freddo e vuoto sull’altare e si allontanò con la gemma e la pergamena per prepararsi al suo compito.