Pirateria è il termine che indica l'attività di quei marinai, denominati pirati che, abbandonando per scelta o per costrizione, la precedente vita sui vascelli mercantili, abbordano, depredano o affondano le altre navi in alto mare, nei porti, sui fiumi e nelle insenature. Il pirata infatti era colui che saccheggiava e rubava in mare, un fuorilegge, mentre il corsaro era chi - a bordo di un vascello armato e autorizzato dal proprio governo attraverso lettere di corsa o di marca - s'impegnava a catturare navi di nazioni ostili. La differenza più evidente fra i pirati e i corsari era che i corsari, se catturati, soggiacevano alle norme previste dal diritto bellico marittimo, venendo imprigionati, al pari di un qualsiasi prigioniero di guerra, mentre i pirati catturati erano sommariamente giustiziati, in genere per impiccagione alla varea del pennone di un fuso maggiore, al fine di fornire una tangibile prova della potenza della giustizia umana e fungere al contempo da salutare ammonimento per chi fosse tentato d'intraprendere una simile attività.Ecco alcune regole che i Pirati dovevano rispettare a bordo di una nave:Ognuno ha il diritto di voto, a provviste fresche e alla razione di liquore. Nessuno deve giocare a carte o a dadi per denaro. I lumini delle candele devono essere spenti alle otto. Tenere sempre le proprie armi pronte e pulite. Donne e fanciulle non possono salire a bordo. Chi diserta in battaglia viene punito con la morte o con l’abbandono in mare aperto. I pirati prendevano le loro decisioni in maniera collettiva: non esisteva un leader assoluto, il capitano veniva eletto da tutta la ciurma riunita (dall'ultimo mozzo al timoniere) per effettuare le scelte relative alla conduzione del vascello e il bottino veniva diviso in quote uguali assegnando in certi casi due quote al capitano e una e mezzo al nostromo.Inoltre ogni Capitano aveva un "suo" codice (o regolamento) che poteva cambiare alcuni punti rispetto a quello base.
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Pirateria è il termine che indica l'attività di quei marinai, denominati pirati che, abbandonando per scelta o per costrizione, la precedente vita sui vascelli mercantili, abbordano, depredano o affondano le altre navi in alto mare, nei porti, sui fiumi e nelle insenature. Il pirata infatti era colui che saccheggiava e rubava in mare, un fuorilegge, mentre il corsaro era chi - a bordo di un vascello armato e autorizzato dal proprio governo attraverso lettere di corsa o di marca - s'impegnava a catturare navi di nazioni ostili. La differenza più evidente fra i pirati e i corsari era che i corsari, se catturati, soggiacevano alle norme previste dal diritto bellico marittimo, venendo imprigionati, al pari di un qualsiasi prigioniero di guerra, mentre i pirati catturati erano sommariamente giustiziati, in genere per impiccagione alla varea del pennone di un fuso maggiore, al fine di fornire una tangibile prova della potenza della giustizia umana e fungere al contempo da salutare ammonimento per chi fosse tentato d'intraprendere una simile attività.Ecco alcune regole che i Pirati dovevano rispettare a bordo di una nave:Ognuno ha il diritto di voto, a provviste fresche e alla razione di liquore. Nessuno deve giocare a carte o a dadi per denaro. I lumini delle candele devono essere spenti alle otto. Tenere sempre le proprie armi pronte e pulite. Donne e fanciulle non possono salire a bordo. Chi diserta in battaglia viene punito con la morte o con l’abbandono in mare aperto. I pirati prendevano le loro decisioni in maniera collettiva: non esisteva un leader assoluto, il capitano veniva eletto da tutta la ciurma riunita (dall'ultimo mozzo al timoniere) per effettuare le scelte relative alla conduzione del vascello e il bottino veniva diviso in quote uguali assegnando in certi casi due quote al capitano e una e mezzo al nostromo.Inoltre ogni Capitano aveva un "suo" codice (o regolamento) che poteva cambiare alcuni punti rispetto a quello base.