FAJR

dell'utopia


Il cinque novembre di trent'anni fa, questo signore qui mollava via gli ormeggi e prendeva il largo verso ciò in cui aveva sempre creduto.In questi giorni in cui si fa un gran parlare di città, sicurezza, accoglienza e robe varie non sarebbe male fare memoria dell'operato di questo sindaco, politico e uomo di fede.Tra le tante cose che ha fatto e detto ne ho estrapolata una (vi consiglio di leggere il testo intero).In tempi niente affatto facili il suo parlare netto e il suo agire coerente non doveva essere roba di poco conto.Lui è uno dei miei maestri con la sua fermezza di principi che non dimentica la tenerezza della con-passione: roba tosta anche per i nostri giorni in cui prevalgono i vaff..., le ruspe, i non-luoghi-a-procedere, i pacchetti salva-non-so-che, e via dicendo.Ciò che mi turba è quella voglia di farne un santino. Di annacquarne la forza rivoluzionaria liquidando tutto il suo operato in una splendida, ma irragiungibile utopia.Rischio così di ritrovarmelo incorniciato in bella mostra su qualche scaffale buono a far da sfondo al solito uddiccino o udeurino (che tanto ora tutti cattolici democratici sono...), se non addirittura di qualche piduista-forzista. O peggio ritrovarmelo in forma adesiva su qualche cruscotto d'auto ferma al semaforo e supplicato dal conducente con un "salva nos a rumenos".