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SOCIAL FREEZING CAUSIO GINECOLOGO ETEROLOGA

Post n°91 pubblicato il 11 Febbraio 2015 da ekeo

 

Il social freezing è una evoluzione del concetto di fecondazione assistita che mette il mondo della ricerca medica di fronte a grossi problemi etici e senza una specifica regolamentazione in campo legislativo.

Negli Stati Uniti è una pratica già diffusa e consiste nel crioconservare gli ovociti di una donna ancora in età pienamente fertile per poi poterli riutilizzare in età avanzata e garantirsi un concepimento altrimenti difficile, visti gli anni anagrafici.

La scelta è dettata dalla possibilità di avere un figlio nel caso non si abbia il tempo o il desiderio di farlo nell’età biologicamente adatta, cioè entro massimo i 25 anni. Nel caso del social freezing parliamo invece di donne di 40 anni o più che si danno la possibilità di concepire anche fuori dai tempi massimi dettati dalla natura.

Il social freezing determina dei grandi problemi di ordine etico, sociale ed economico. Ma anche problematiche estreme che vanno regolamentate: sicuramente non è condivisibile qualche situazione paradossale come, per esempio, la ragazza che compie 18 anni e invece di farsi regalare un’automobile, si fa regalare la crioconservazione di un suo ovocita.

Naturalmete, chi desidererà conservare i suoi ovociti avrà dei costi e non si parla di costi modici; tra la stimolazione, l’operazione per estrarre l’ovocita e il suo successivo congelamento parliamo di un spesa di migliaia di euro, specie in considerazione dei costi alti recepiti dall’Italia.

Peraltro, è vero che si intende usare il progresso tecnologico-scientifico per superare un problema sociale e non di tipo biologico. Ma quali sono le alternative: un impoverimento della società, che adibendo la donna a mera incubatrice di figli, la costringerebbe a rinunciare a sogni e realizzazioni professionali.

Preservare la possibilità di avere un figlio di fronte a una patologia medica debilitante e che non garantirebbe la procreazione è già una pratica da noi diffusa da decenni. In questo caso si tratterebbe di uno stato di necessità basato su esigenze sociali, che ci stanno portando nella direzione di una riproduzione sempre più artificiale e slegata dall’espressione di naturalezza che coniuga la sessualità con la riproduzione.

Ma la ricerca scientifica non ha né la cultura né il diritto porre dei limiti etici e di diritto della donna e della società. Il ricercatore ha diritto ad una opinione personale, ma non deve diventare né giurista, né esperto di etica?

In Italia la pratica del social freezing è legale e non mi risulta che ci sia una legge che vieti a una persona di crioconservare i suoi ovociti. Siamo molto indietro in materia: il legislatore non si è ancora posto questo problema, così come non si è posto il problema della concezione giuridica di un embrione. 

Il fenomeno del social freezing affonda le sue recenti radici negli Stati Uniti. Le tecniche di crioconservazione degli ovociti hanno fatto passi da gigante a partire dal 2009, offrendo alle donne che lo desiderano la possibilità di una gravidanza anche in età avanzata. Dalla fine del 2011, il fenomeno è esploso e ha iniziato a contagiare dapprima l’Inghilterra e via via gli altri stati europei. Negli Usa, la corsa al congelamento ha portato numerose giovani a mettere sotto azoto i propri ovociti al costo medio di 15.000 dollari per trattamento (stimolazione ormonale, operazione di prelievo e conservazione futura). Il boom si è avuto a inizi 2012, quando la celebre anchorwoman della rete americana Abc, Diane Sawyer, ha suggerito alle sue colleghe di “darsi” al social freezing. Tra favorevoli e contrari, si parla già di una seconda rivoluzione sessuale.

I due colossi americani Facebook ed Apple hanno deciso di mettere mano al portafoglio per "agevolare" le donne in carriera. 

 

DONNE che lavorano a tempo pieno e che non vogliono rinunciare alla carriera. Ma anche donne a cui il proprio impiego non permette di mettere al mondo un figlio senza andare incontro a mille difficoltà logistiche ed economiche. Hanno pensato a tutte loro Facebook e Apple, i due giganti della Silicon Valley che si sono offerti di pagare il procedimento per consentire alle proprie dipendenti di congelare gli ovuli, nell'eventualità che un giorno decidano di fare un figlio.

In ogni caso, Facebook ha già iniziato, mentre la Apple avvierà la procedura a gennaio, hanno riferito i portavoce dei due colossi a Nbc News. Le due aziende sono le prime a offrire questo tipo di copertura per motivi non legati a condizioni mediche. "Avere una carriera e anche bambini è ancora una cosa difficile da fare", dice Brigitte Adams, sostenitrice del congelamento degli ovuli e creatrice del forum Eggsurance. "Offrendo questo beneficio, le compagnie investono nelle donne", ha proseguito, "sostenendo la loro decisione di condurre la vita che decidono".

Mentre le tecniche e le percentuali di successo stanno migliorando, non c'è alcuna garanzia che il procedimento porterà alla nascita di un bambino. La Società americana di Medicina della Riproduzione non tiene statistiche complete sui bambini nati da ovuli congelati - infatti, il gruppo mette in guardia sul congelamento per estendere la fertilità - anche se gli esperti dicono che prima la donna congela gli ovuli, maggiore è la sua possibilità di successo. I medici spesso raccomandano alle donne di congelare almeno 20 ovuli, un procedimento che ha costi molto elevati.

 

 

 
 
 
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