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Post n°90 pubblicato il 04 Febbraio 2015 da ekeo
L’ufficio del procuratore generale di New York ha accusato quattro principali rivenditori di integratori a base di erbe di truffa e di vendita di prodotti potenzialmente pericolosi e ha chiesto loro di toglierli immediatamente dagli scaffali e di spiegare quali procedure vengano usate per verificare gli ingredienti contenuti. In pratica, si è scoperto che le etichette dei prodotti da erboristeria che vengono venduti nelle grandi catene di farmacie all’80 per cento mentono. Nelle pillole al ginseng solo riso e aglio La richiesta di ritiro è arrivata lunedì e, come riporta il New York Times, l’inchiesta che sta dietro al provvedimento del procuratore ha suscitato vasta eco e profonda inquietudine nell’opinione pubblica.
Le risposte delle aziende di distribuzione I rappresentanti del settore hanno sostenuto che i problemi erano causati da una manciata di aziende minori. Ma l’indagine di New York ha invece preso di mira giganti del settore, il che suggerisce che la truffa potrebbe essere diffusa. Un problema noto di normative Da tempo gli addetti ai lavori nel settore della sanità lamentano la scarsa qualità e sicurezza degli integratori alimentari, che sono esenti dal rigoroso controllo normativo applicato a farmaci da prescrizione dalla Food and Drug Administration. La richiesta per gli integratori è che le aziende verifichino i prodotti e li etichettino con precisione. Ma tutto si basa sulla “buona fede”. Secondo la legge attuale, gli integratori sono di default sicuri fino a quando le autorità non possano provare il contrario e secondo il Dietary Supplement Health and Education Act, del 1994, non sono previsti controlli sugli integratori. E lo scandalo ora potrebbe allargarsi a macchia d’olio perché i controlli potrebbero estendersi ad altri stati. Episodi gravi e non rari legati all’assunzione di integratori Non è la prima volta d’altra parte che gli integratori finiscono sul “banco degli imputati” anche per episodi gravi: nel 2013 un focolaio di epatite aveva colpito almeno 72 persone in 16 Stati e l’origine era stata rintracciata in un integratore contaminato. In quel caso per tre persone si era reso necessario un trapianto di fegato e una donna era morta. La situazione in Italia L’Italia ha recepito la normativa della Comunità Europea in materia di integratori alimentari con il decreto legislativo n. 169 del 21 maggio 2004: al Ministero della Salute l’azienda deve fornire una procedura di notifica dell’etichetta prima della messa in commercio. «Il Ministero, ci spiega Giuseppe Ruocco, Direttore generale del dipartimento di Igiene e Sicurezza degli Alimenti per il dicastero, ne valuta la conformità alla normativa vigente al fine di garantire la sicurezza dei prodotti e la corretta informazione ai consumatori». Le notifiche vanno a finire in un Registro che resta a disposizione dell’autorità per i controlli successivi. Il Ministero quindi per ogni nuovo prodotto verifica che l’etichetta contenga anche: il nome delle categorie di sostanze nutritive o delle altre sostanze che caratterizzano il prodotto; la dose raccomandata per l’assunzione giornaliera; l’effetto nutritivo o fisiologico attribuito al prodotto. |
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