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        <title>fertilità benessere</title>
        <description>gravidanza procreazione assistita endometriosi fecondazione fivet icsi inseminazione ovociti spermatozoi</description>
        <link>http://blog.libero.it/fecondazione/</link>
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        <category>Salute e Benessere</category>
        <category>Ospedali</category>
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            <title>Cellule staminali Causio fecondazione Eterologa</title>
            <link>http://blog.libero.it/fecondazione/13402826.html</link>
            <description>&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;http://blog.libero.it/fecondazione/getmedia.php?6re.jgm%7DKghugJw%7De%7C%60%3E%2787824031%3F%258a34k%25laae-odokmzrdaongalc%3E%2557%27z%05kgonmghom-%3FZ&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;Staminali embrionali:&lt;br /&gt;prima sperimentazione&lt;br /&gt;su un uomo negli Usa&lt;div id=&quot;article_body&quot;&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;L&amp;rsquo;azienda americana di biotecnologie Geron&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;ha avviato la prima sperimentazione ufficiale sull&amp;rsquo;uomo di una terapia con&amp;nbsp;&lt;strong&gt;staminali ricavate da embrioni.&lt;/strong&gt;&amp;nbsp;Si tratta del primo passo dopo che la Food and Drug Administration ha dato il via libera al trial clinico per valutare la sicurezza controversa delle &amp;ldquo;baby cellule&amp;rdquo; come cura delle lesioni del midollo spinale in pazienti paraplegici. L&amp;rsquo;autorizzazione dell&amp;rsquo;ente regolatore Usa &amp;egrave; letta come un riflesso della &amp;ldquo;dottrina Obama&amp;rdquo; sull&amp;rsquo;uso delle staminali embrionali, dopo le restrizioni del suo predecessore Bush e le recenti polemiche giudiziarie in corso negli Usa sul finanziamento alle ricerche.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 17 May 2016 05:36:22 +0200</pubDate>
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            <title>Conferme sull’uso di terapia genica contro una forma di cecità ereditaria</title>
            <link>http://blog.libero.it/fecondazione/13396683.html</link>
            <description>&lt;p&gt;&lt;span&gt;La coroideremia &amp;egrave; una malattia rara ereditaria che colpisce prevalentemente i giovani di sesso maschile e porta alla cecit&amp;agrave; intorno ai 50 anni. &amp;Egrave; dovuta a una mutazione del gene CHM che si trova sul cromosoma X e causa una degenerazione progressiva della&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;coroide&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span&gt;(membrana ricca di vasi sanguigni che &amp;ldquo;nutre&amp;rdquo; la retina), dell&amp;rsquo;epitelio pigmentato della retina (strato pi&amp;ugrave; esterno della retina) e della retina stessa. Colpisce una persona su 50-100mila e si manifesta con un restringimento progressivo e una perdita concentrica del campo visivo. &amp;Egrave; fondamentale che la diagnosi sia fatta prima possibile perch&amp;eacute; la malattia, oltre alla progressiva cecit&amp;agrave;, causa complicazioni renali, che sono la principale causa di morte dei pazienti. Una cura oggi non c&amp;rsquo;&amp;egrave; ma gi&amp;agrave; da un paio d&amp;rsquo;anni per i malati ci sono nuove prospettive.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;div class=&quot;container-body-article clearfix&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;div class=&quot;chapter clearfix&quot;&gt;&lt;p class=&quot;chapter-paragraph&quot;&gt;Iniezione di geni sani tramite virus-vettori&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;chapter-paragraph&quot;&gt;Uno studio&amp;nbsp;inglese, dell&amp;rsquo;Universit&amp;agrave; di Oxford, ha dimostrato che la terapia genica pu&amp;ograve; tenere sotto controllo la patologia, se non addirittura migliorare la condizione visiva di chi ne soffre, non curando la malattia ma rallentandone la progressione. La terapia consiste nell&amp;rsquo;iniezione, utilizzando un virus reso inoffensivo come vettore (adenovirus), di milioni di copie sane del gene danneggiato. Nel 2014 erano&amp;nbsp;arrivati i primi risultati (fase 1):&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/salute/14_aprile_14/terapia-genica-la-retina-sperimentata-una-malattia-rara-8d3e379c-c3da-11e3-a057-b6a9966718ba.shtml&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;sei pazienti dai 35 ai 63 anni avevano mostrato un certo miglioramento dell&amp;rsquo;acuit&amp;agrave; visiva dopo un trapianto di geni&lt;/a&gt;. Oggi una nuova pubblicazione,&amp;nbsp;&lt;a rel=&quot;nofollow&quot; href=&quot;http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMc1509501?query=featured_home&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;sul&amp;nbsp;&lt;span&gt;New England Journal of Medicine&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, descrive l&amp;rsquo;ulteriore sperimentazione su 14 pazienti nel Regno Unito e altri 18 tra Stati Uniti, Canada e Germania negli ultimi quattro anni e mezzo. I ricercatori, guidati da Robert MacLaren, hanno scoperto (e confermato) che il trattamento ferma la progressione la malattia, ravviva alcune delle cellule morenti e migliora la visione del paziente, in alcuni casi marcatamente. Il miglioramento sarebbe di lunga durata e quindi, in futuro, la terapia potrebbe essere proposta come trattamento, cosa che, secondo MacLaren, potrebbe avvenire nel giro di tre anni. Le ambizioni degli autori sono anche pi&amp;ugrave; ampie: &amp;laquo;Vorremmo sviluppare terapie per le forme pi&amp;ugrave; comuni di cecit&amp;agrave; e queste potrebbero essere disponibile nei prossimi dieci anni&amp;raquo; ha dichiarato MacLaren alla&amp;nbsp;&lt;span&gt;Bbc&lt;/span&gt;.&amp;nbsp;&lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/salute/08_aprile_28/terapia_genica_ciechi_8127d8ca-14fc-11dd-805d-00144f02aabc.shtml&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Gi&amp;agrave; nel 2008 la terapia genica si era dimostrata efficace contro una forma di cecit&amp;agrave; ereditaria&lt;/a&gt;&amp;nbsp;dovuta a un difetto della retina: l&amp;rsquo;amaurosi congenita di Leber.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Wed, 04 May 2016 06:26:13 +0200</pubDate>
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            <title>Il cervello: conta con le dita.</title>
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            <description>&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p&gt;&lt;span class=&quot;ske02&quot;&gt;Non contare con le dita, non sei pi&amp;ugrave; un bambino piccolo! Quante volte ci siamo&amp;nbsp;sentiti dire cos&amp;igrave; a scuola. Come se usare le dita fosse una cosa infantile, di cui vergognarsi. Un pregiudizio antico quanto quello sui mancini, che un tempo venivano costretti a usare la destra come se ci fosse qualcosa di sbagliato nella sinistra. Pi&amp;ugrave; persistente, per&amp;ograve;, perch&amp;eacute; ancora oggi ci sono maestre che vietano ai bambini di usare le dita costringendoli a sotterfugi umilianti come nascondere le mani sotto il banco. Un clamoroso errore pedagogico perch&amp;eacute; cos&amp;igrave; si moltiplicano ansia e senso di inadeguatezza. Ma anche un &amp;laquo;falso ideologico&amp;raquo; visto che, come le moderne neuroscienze dimostrano, il nostro cervello anche quando diventiamo adulti continua a contare con le dita. In che senso? Nel senso che quando eseguiamo dei calcoli nella nostra testa si attiva proprio quell&amp;rsquo;area che corrisponde alla rappresentazione della mano. Quindi anche se non utilizziamo pi&amp;ugrave; fisicamente le dita, il cervello in un certo senso insiste a farlo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class=&quot;container-body-article clearfix&quot;&gt;&lt;div&gt;&lt;div class=&quot;chapter clearfix&quot;&gt;&lt;p class=&quot;chapter-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;Risultati migliori&lt;p class=&quot;chapter-paragraph&quot;&gt;Non solo: come dimostrato da un recente studio pubblicato da due ricercatori della&amp;nbsp;Northwestern University, migliore &amp;egrave; la rappresentazione che abbiamo delle dita della mano, migliori saranno anche i risultati in matematica. Spiega Ilaria Berteletti, dottorato in Scienze cognitive a Padova, anche se poi &amp;laquo;per continuare a far ricerca sono partita&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;p&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Wed, 04 May 2016 06:17:38 +0200</pubDate>
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            <title>Gemelli e genetica</title>
            <link>http://blog.libero.it/fecondazione/13394205.html</link>
            <description>&lt;IMG width=&quot;120&quot; height=&quot;90&quot; SRC=&quot;http://blog.libero.it/fecondazione/getmedia.php?6re.jgm%7DKghugJw%7De%7C%60%3F%2585609331%3E%258a34k%25laae-odokmzrdaongalc%3E%2557%27z%05kgonmghom-%3FZ&quot; border=&quot;1&quot; align=&quot;left&quot;&gt;&lt;div class=&quot;chapter clearfix&quot;&gt;&lt;p class=&quot;chapter-paragraph&quot;&gt;La&amp;nbsp;mitologia ne ha messi due all&amp;rsquo;origine di Roma. Romanzi e film hanno giocato con la molteplicit&amp;agrave; degli intrecci narrativi resi possibili da due vite che iniziano nello stesso luogo e nello stesso momento per poi prendere strade diverse. Ma i gemelli rappresentano soprattutto una straordinaria opportunit&amp;agrave; per la ricerca scientifica. Infatti confrontare quelli identici (che derivano dallo stesso ovulo e sono detti monozigoti) con quelli diversi (che derivano da ovuli differenti e sono detti dizigoti) aiuta a capire quanto contino i geni e quanto i fattori ambientali nello sviluppo di tratti complessi che vanno dall&amp;rsquo;intelligenza all&amp;rsquo;orientamento sessuale. I registri in cui sono catalogati i dati sui gemelli, insomma, sono una vera miniera per la scienza. Proprio a questi database ha attinto un gruppo internazionale di ricercatori interessato a identificare i geni che influiscono sulla probabilit&amp;agrave; di mettere al mondo dei gemelli dizigoti.&amp;nbsp;&lt;a rel=&quot;nofollow&quot; href=&quot;http://www.cell.com/ajhg/fulltext/S0002-9297(16)30043-X&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;Il loro studio, pubblicato sull&amp;rsquo;&lt;span&gt;American Journal of Human Genetics&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, risponde alla domanda: perch&amp;eacute; la gemellarit&amp;agrave; &amp;egrave; un tratto ricorrente in alcune famiglie e non in altre?&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class=&quot;chapter clearfix&quot;&gt;&lt;p class=&quot;chapter-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;La genetica gioca un ruolo determinante&lt;p class=&quot;chapter-paragraph&quot;&gt;La diffusione della fecondazione assistita ha fatto crescere il numero dei passeggini doppi e tripli, perch&amp;eacute; per aumentare le probabilit&amp;agrave; di successo si usa impiantare pi&amp;ugrave; di un embrione. La maggior parte dei gemelli, per&amp;ograve;, &amp;egrave; ancora concepita in modo naturale. Mentre la frequenza dei monozigoti risulta omogenea nel mondo (3-4 nascite ogni mille), quella dei dizigoti &amp;egrave; piuttosto variabile (si va da 6 a 40 nascite su mille, rispettivamente in Asia e in Africa). La gemellarit&amp;agrave; &amp;egrave; considerata un indicatore di alta fertilit&amp;agrave; ed era gi&amp;agrave; noto che la genetica gioca un ruolo determinante, a differenza dell&amp;rsquo;alimentazione che sembra influire poco. Restava da chiarire quanti e quali fossero i geni coinvolti. Studiando le cucciolate di una piccola scimmia sudamericana della famiglia delle Callitrichinae sono stati identificati 63 geni candidati, ma solo due di questi sono sopravvissuti all&amp;rsquo;analisi incrociata eseguita da Dorret Boomsma e colleghi sui database umani. I ricercatori per il momento si sono concentrati sulle popolazioni di origine europea, passando in rassegna i dati relativi ai dizigoti conservati in Olanda, Australia e Stati Uniti. In tutto hanno potuto analizzare le informazioni relative a quasi 2mila madri di gemelli (e quasi 13mila madri di figli singoli), quindi hanno cercato conferme in Islanda accedendo ai dati relativi a 3.500 nascite gemellari e quasi 300mila nascite di controllo.&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;chapter-paragraph&quot;&gt;&lt;span&gt;In pratica hanno cercato le varianti geniche che sono pi&amp;ugrave; frequenti tra le madri dei gemelli&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;dizigoti concepiti senza ricorrere alla procreazione medicalmente assistita&lt;/span&gt;&lt;span&gt;. In questo modo &amp;egrave; stata individuata una variante del gene Fshb, associato con alti livelli dell&amp;rsquo;ormone Fsh che stimola la maturazione dei follicoli ovarici portando al rilascio degli ovuli. I gemelli diversi infatti vengono concepiti&lt;/span&gt;&lt;span&gt;&amp;nbsp;se nello stesso momento viene rilasciata (e poi fecondata) pi&amp;ugrave; di una cellula uovo. L&amp;rsquo;altro gene identificato &amp;egrave; detto Smad3 e potrebbe influenzare la risposta delle ovaie all&amp;rsquo;ormone follicolo-stimolante. Le due varianti aumenterebbero rispettivamente del 18% e del 9% la probabilit&amp;agrave; relativa di avere dei gemelli. La gemellarit&amp;agrave;, dunque, sarebbe favorita da almeno due condizioni: il fatto che una donna produca pi&amp;ugrave; ormone della media o che abbia ovaie particolarmente sensibili alla sua azione. Ma Fshb e Smad3 sono solo i primi due pezzi del puzzle, i geni coinvolti sono certamente pi&amp;ugrave; numerosi. I risultati di questo tipo di studi potrebbe contribuire a migliorare i trattamenti per l&amp;rsquo;infertilit&amp;agrave;, in cui si utilizza l&amp;rsquo;ormone follicolo-stimolante per indurre l&amp;rsquo;ovulazione . Alcune donne reagiscono in modo eccessivo alla stimolazione ormonale e sarebbe utile disporre di test genetici in grado di individuarle in anticipo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;chapter-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;p class=&quot;chapter-paragraph&quot;&gt;&amp;nbsp;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;</description>
            <pubDate>Fri, 29 Apr 2016 06:53:39 +0200</pubDate>
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            <title>Newsletter 22 febbraio 2016 Causio ginecologo</title>
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            <description>&lt;p&gt;&lt;img src=&quot;webkit-fake-url://c2f0556d-7b6a-4df9-a96f-dd5e05d35f20/imagejpeg&quot; alt=&quot;&quot; /&gt;&lt;/p&gt;</description>
            <pubDate>Tue, 23 Feb 2016 07:05:21 +0200</pubDate>
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