Creato da ekeo il 26/10/2009

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La preparazione endometriale nel criotransfer. Quale trattamento Causio ginecologo fecondazione eterologa

Post n°112 pubblicato il 19 Dicembre 2015 da ekeo

L’idea di crioconservare gameti umani risale alla fine del 1700, quando si era pensato di congelare spermatozoi nella neve. Ai giorni nostri la crioconservazione è diventata una procedura di routine ed ha facilitato non poco l’applicazione delle tecniche di procreazione assistita. Storicamente, si sono ottenuti migliori risultati con l’utilizzo degli spermatozoi congelati, mentre solo negli ultimi anni, più raffinate tecniche di crioconservazione hanno consentito di congelare ovociti con ottimi risultati in termini di raggiungimento della gravidanza.

Queste procedure hanno vissuto uno sviluppo enorme nell’ultimo decennio, proponendo notevoli vantaggi sotto il profilo etico e giuridico vista la possibilità di congelare ovociti dai cui verranno generati nuovi embrioni, anziché embrioni tout-court.

L’Italia, in particolare, è uno di quei paesi che ha posto precisi vincoli giuridici a tutela dell’embrione, tra cui il divieto di creare embrioni destinati alla crioconservazione (art. 14 della legge 40/2004), anche se la revisione della stessa legge 40/2004, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale 1 aprile-8 maggio 2009 n. 151, ha aperto un varco nella precedente normativa ammettendo in forma di deroga al divieto di crioconservazione embrionaria, la possibilità di procedere al congelamento embrionario solo in alcune eccezionali condizioni. Esaminare l’aspetto giuridico esula dal proposito di questa trattazione, non entreremo pertanto nel merito del diritto (1).

Utilizzo di gameti ed embrioni crioconservati

Come si accennava in precedenza, l’utilizzo di gameti ed embrioni crioconservati fa parte dell’attività giornaliera di un laboratorio di fecondazione assistita e il consolidamento delle procedure facilita il percorso di procreazione assistita in alcune coppie (2).

Argomento della nostra trattazione sarà la descrizione delle tecniche di preparazione delle pazienti candidate al trasferimento di embrioni crioconservati o embrioni derivati dall’utilizzo di ovociti crioconservati o da donazione ovocitaria (3). Nodo focale della preparazione di una paziente candidata a criotransfer è la preparazione stessa dell’endometrio atto a ricevere l’impianto embrionario. In realtà il tasso di gravidanza relativo all’utilizzo di embrioni crioconservati, secondo dati della letteratura scientifica, risulta sempre essere inferiore ai risultati ottenuti con embrioni cosiddetti freschi; ciononostante, l’utilizzo del crioconservato aumenta i tassi cumulativi di gravidanze, riduce i costi generali ed è inoltre relativamente semplice da affrontare realizzandosi tra l’altro in un più breve periodo di tempo, se paragonato a quello necessario per ripetere un ciclo di FIV/ICSI ex novo.

Per poter realizzare la preparazione si utilizzano diversi protocolli di trattamento (4):

  • Cicli ovulatori spontanei
  • Cicli ovulatori indotti attraverso l’uso di farmaci
  • Cicli nei quali l’endometrio è artificialmente preparato con l’utilizzo di estrogeni e progesterone, con o senza la soppressione dell’attività ovarica ottenuta con l’utilizzo di GnRh agonisti.

In realtà, in ogni schema di trattamento l’obiettivo è quello di ottenere una espressione della preparazione endometriale, che verrà valutata con una semplice ecografia trans vaginale, che rifletta uno status corrispondente a quella condizione ideale di trilinearità e spessore, (misurato in millimetri) che sappiamo corrispondere, sia nei cicli spontanei sia in quelli indotti alle condizioni di migliore recettività endometriale verso l’embrione.

La migliore efficacia, in termini di gravidanza in relazione ad uno od all’altro tipo di preparazione, è tuttora da valutare (5).

Nella nostra esperienza, ad oggi la scelta di un trattamento su ciclo spontaneo cade ogniqualvolta che la regolarità mestruale e ovulatoria della paziente ci consente questa scelta. Trattasi di pazienti già turbate psicologicamente da recente fallimento o comunque con un vissuto di precedenti tentativi o stimolazioni. Con un attento monitoraggio i risultati sono ottimi, in termini di gravidanza e di compliance da parte della paziente.

La preparazione ottenuta artificialmente è in genere una seconda scelta, che si trasforma in una prima opzione qualora i cicli mestruali della paziente siano assenti o molto irregolari. Anche in questo caso un attento monitoraggio ormonale ed ecografico sarà di supporto alla corretta preparazione endometriale.

Posto che la crioconservazione, soprattutto quella ovocitaria, è entrata nella pratica di laboratorio di procreazione assistita, dovremmo attrezzarci per poterla proporre alle coppie routinariamente. Come accennato, il trattamento offre ottimi risultati, a fronte di un impegno psico-fisico-economico limitato rispetto a quello richiesto nei trattamenti “a fresco”.

Va considerato, inoltre, che oggigiorno la crioconservazione ovocitaria può essre estremamente utile per preservare il potenziale riproduttivo in una donna che, in caso di malattia, deve sottoporsi a trattamenti potenzialmente distruttivi per il suo patrimoni ovocitario o anche in coloro che, a prescindere da uno stato di malattia, intendano conservare il loro potenziale riproduttivo per il futuro, qualora non abbiano un progetto di famiglia nell’immediato. Dovrebbe questa una opzione eleggibile per qualsiasi donna in età riproduttiva.

Come abbiamo visto, non esiste evidenza di migliori risultati a seguito di un trattamento di preparazione endometriale rispetto ad un altro nei criotransfer; va sottolineato però che le varie opzioni devono essere valutate in funzione delle caratteristiche peculiari di ogni donna, linea dei tempi in tutti gli ambiti della procreazione assistita.

 
 
 

"Una barriera vascolare impedisce ai batteri intestinali di migrare nel corpo"

Post n°111 pubblicato il 13 Novembre 2015 da ekeo

Guai se i batteri, così importanti per la digestione, uscissero dall'intestino e se ne andassero in giro per il corpo: infetterebbero il fegato, altri organi e l'intero organismo, con danni irreparabili per l'uomo. Finora si pensava che il recinto che ingabbiava quella popolazione batterica fosse solo l'epitelio, una sorta di "pellicola" che avvolge l'intestino.

 
 
 

Fecondazione assistita, cade il divieto assoluto sulla selezione degli embrioni Causio ginecologo puglia

Post n°110 pubblicato il 13 Novembre 2015 da ekeo

CADE il divieto assoluto di selezione degli embrioni senza eccezione: la Corte Costituzionale ha stabilito che non è reato la selezione nei casi in cui sia esclusivamente finalizzata ad evitare l'impianto di embrioni affetti da gravi malattie trasmissibili, e nello specifico le patologie rispondenti ai criteri di gravità previsti dalla legge 194 sull'aborto.

 
 
 

Se i geni spariscono dal Dnasenza provocarci malattie

Post n°109 pubblicato il 01 Ottobre 2015 da ekeo
Foto di ekeo

Geni che scompaiono dal Dna delle persone senza provocare malattie. Sarebbero almeno duecento, secondo un gruppo di ricercatori tedeschi e americani, che stanno dando la caccia ai geni perduti nel mondo e hanno compilato un maxi-catalogo delle cosiddette variazioni strutturali del Dna, cioè di quelle variazioni che interessano ampie porzioni della sequenza genetica di una persona.

 

Il libro del Dna

«Prendiamo la metafora del libro – spiega Paolo Vezzoni ricercatore del Cnr all’Istituto di ricerca genetica e biomedica di Milano (Istituto Humanitas). - La sequenza del Dna è come un libro: una successione di lettere che compongono parole. In un libro si possono trovare refusi, cioè singole lettere alterate. Lo stesso vale per il Dna. E’ possibile, cioè, che le cosiddette basi chimiche (le quattro lettere che si alternano nel filamento di Dna) presentino alterazioni, cioè mutazioni che possono modificare la funzione di un gene. Quando, invece, si parla di variazioni strutturali e di geni “scomparsi” è come se dal libro fossero addirittura strappate delle pagine».

 

 

 

Mille genomi

I ricercatori del Laboratorio europeo di biologia molecolare (l’Embl) di Heidelberg e della Washington University hanno analizzato il Dna di 2500 persone (nell’ambito del «Progetto 1000 genomi» che ha proprio l’obiettivo di studiare le variazioni genetiche nell’uomo) e hanno, appunto, scoperto che non solo certe persone «perdono» geni senza avere conseguenza per la loro salute, ma che queste variazioni sono diverse a seconda dell’area in cui vivono. Così le popolazioni europee e asiatiche presentano un maggior numero di variazioni strutturali rispetto a quelle africane, mentre queste ultime hanno una variabilità genetica maggiore (cioè sono molto più diversi fra di loro).

 

Ambiente ed evoluzione

«Questo non deve stupire — continua Vezzoni —. Il gruppo di ominidi che ha lasciato l’Africa (oltre 100 mila anni fa, ndr) era abbastanza omogeneo, poi ha dovuto adattarsi ad ambienti diversi e così ha modificato il suo patrimonio genetico. Chi è rimasto, invece, aveva una maggiore variabilità, ma l’ambiente non si è modificato più di tanto». Secondo gli studiosi, che hanno pubblicato il lavoro sulla rivista inglese Nature, esistono, dunque, variazioni strutturali (cioè «perdita di geni»: nel senso che non funzionano come dovrebbero) che non hanno implicazioni per la salute (probabilmente si tratta di geni non coinvolti in processi essenziali per l’organismo). Ma, aggiunge Vezzoni, non sempre è così: l’attenzione di molti studiosi è puntata proprio su queste alterazioni perché, in alcuni casi, potrebbero essere legate a patologie come il ritardo mentale o la schizofrenia. I dati di questa ricerca non sono segreti, ma saranno messi online, in nome dell’open access ai risultati delle ricerche. E i ricercatori ringraziano chi ha donato il Dna per questi studi.

 
 
 

Fecondazione assistita social freezing

Post n°108 pubblicato il 30 Settembre 2015 da ekeo

I PIÙ ottimisti  -  o i più spregiudicati - lo chiamano time freezing. Ma il tempo può davvero essere congelato e consentire ad una donna di diventare mamma a quarant'anni usando gli ovociti di dieci anni prima? Il social freezing, ovvero il congelamento di ovociti per motivi non medici, negli Stati Uniti è diventato così di moda da diventare regalo delle mamme per le figlie che si iscrivono al college. E sta prendendo piedi anche in Italia. Tanto, tra anni di studio, inizio della carriera e ricerca di un partner prima dei 38 anni a fare un figlio poche ci pensano. E allora ecco gli esperti di fertilità che raccomandano di congelare gli ovociti da giovane  -  sotto i 30 anni  -  per diventare mamma dopo. Quando però si è biologicamente anziane. Costo, nel nostro Paese, dai due ai tremila euro con costi di conservazione in azoto liquido dai 150 ai 300 euro annui.

 
 
 

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