Creato da ekeo il 26/10/2009

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Il segreto della vita è stato riprodotto in laboratorio Causio ginecologo

Post n°87 pubblicato il 14 Gennaio 2015 da ekeo

IL SEGRETO della vita è stato riprodotto in laboratorio. Un esperimento ha ricostruito l'evoluzione dei ghiacci interstellari presenti nelle nubi di gas e polveri da cui nascono le stelle e i sistemi planetari, identificando 10 composti indispensabili per seminare la vita sui pianeti. Descritto sulla rivista dell'Accademia di Scienze degli Stati Uniti, l'esperimento si deve al gruppo coordinato da Louis Le Sergeant d'Hendecourt, dell'università Paris-Sud a Orsay e da Uwe Meierhenrich, dell'università di Nizza Sophia Antipolis. Il processo spiegherebbe il modo in cui, 4,2 miliardi di anni fa, meteoriti e comete potrebbero avere portato la vita sulla Terra.

I ghiacci interstellari, scrivono gli autori, sono sottoposti a diversi processi: per esempio quando sono colpiti da raggi cosmici molto energetici e radiazioni ultraviolette, si generano reazioni chimiche da cui si formano sostanze che si ricombinano per formare nuove e più complesse molecole.

I ricercatori hanno voluto riprodurre questi fenomeni colpendo con raggi ultravioletti miscele di ghiaccio simili a quelle che si trovano nelle nubi di gas interstellari. Come risultato si sono innescate reazioni chimiche che hanno portato alla formazione di almeno 10 composti organici, di cui i più importanti per la vita sono due zuccheri, glicolaldeide e gliceraldeide, che sono alla base della formazione dei mattoni dell'Rna, il braccio destro del Dna. Gli stessi zuccheri che sono stati osservati anche intorno a stelle simili al Sole.

Secondo gli autori, questo ghiaccio ricco di complessi composti organici, durante la formazione dei sistemi planetari potrebbe essere incluso nei corpi primitivi come meteoriti e comete. A bordo di questi oggetti, le molecole potrebbe essere trasportate sui pianeti e dare origine alla vita, come potrebbe essere successo sulla giovanissima Terra.

 
 
 

Brevettabile ovocita umano non fecondato

Post n°86 pubblicato il 18 Dicembre 2014 da ekeo

BRUXELLES - Un organismo non in grado di svilupparsi in essere umano non è un embrione umano e può essere brevettato. Quindi un ovulo umano manipolato ma non fecondato può richiedere un brevetto a fini industriali. E' quanto ha stabilito oggi la Corte di giustizia Ue di Lussemburgo. Nella loro sentenza i giudici europei hanno così stabilito che, per essere qualificato come embrione umano, un ovulo umano non fecondato deve necessariamente avere la capacità intrinseca di svilupparsi in in essere umano. 

La Corte di giustizia europea, apre le porte alla possibilità di brevettare alcune cellule staminali nell'Unione europea. Per la Corte, un ovulo attivato per partenogenesi (un tipo di riproduzione caratterizzato dal fatto che la cellula-uovo si sviluppa senza essere stata fecondata) che abbia iniziato un processo di sviluppo non va considerato come un embrione umano. Se un ovulo umano, mai stato fecondato, si sviluppa in laboratorio può essere utilizzato per scopi commerciali: comprato, venduto, usato per sperimentazioni, per la ricerca sulle malattie.

Chiamata dall'Alta Corte di giustizia del Regno Unito a stabilire se tutti gli ovuli siano in grado di dare adito a un processo di sviluppo di essere umano, la Corte Ue ha oggi chiarito che questo non necessariamente avviene in tutti i casi. Il caso era stato presentato presentato dalla società International Stem Cell Corporation in Gran Bretagna, che ritiene appunto che gli ovuli da essa usati nei suoi processi industriali non siano in grado di svilupparsi in esseri umani.

La decisione di oggi ribalta in parte quanto stabilito dalla Corte nel 2011, quando con la sentenza nel caso Brustle la Corte aveva stabilito che "la nozione di embrione umano comprendeva gli ovuli umani non fecondati" dal momento che "tali ovuli erano tali da dare avvio al processo di sviluppo di un essere umano". Questo quindi li rendeva non brevettabili.






 

 
 
 

Sperimentata su di lei una terapia che utilizza il virus dell'Aids

Post n°85 pubblicato il 10 Dicembre 2014 da ekeo

SAN FRANCISCO - Emily c'è l'ha fatta. Da due anni è "pulita", nel suo sangue non vi è neanche una cellula "brutta", quelle deformate dal cancro chiamato leucemia linfoblastica acuta. L'annuncio, contenuto di fatto in una relazione scientifica piena di grafici e numeri, è stato dato alla sessione annuale dell'American Society of Haematology (Ash) l'appuntamento più importante per gli ematologi di tutto il mondo in corso a San Francisco, Stati Uniti. Insieme a lei altri 25 coetanei, mentre altri 5 non ce l'hanno fatta subito e altri 5 qualche mese dopo. Tutti senza speranza perché la chemioterapia aveva fallito. Ce ne vogliono 5 di anni per affermare con certezza di essere fuori dal cancro ma la quantità di bambini che stanno bene e i due anni sinora raggiunti sono più che sufficienti per considerare finita la fase sperimentale della cura ed avviare quella di registrazione e immissione nella pratica di tutti i giorno la nuova cura.

"Bambina guarita dalla leucemia col virus dell'Aids". Così le cronache internazionali di esattamente due anni fa dallo stesso congresso titolavano gli articoli su Emily Whitehead, bimba americana che allora aveva 7 anni. La chemio non aveva alcune effetto dal 2010, ma a sei mesi dalla reinfusione dei suoi linfociti T, un tipo di globuli bianchi, manipolati geneticamente attraverso il virus dell'Aids inattivato, non vi era più traccia di malattia. Questa terapia, indicata per ora con la sigla 'CTL019', sfrutta la capacità del virus Hiv di entrare nelle cellule ed inserirvi i suoi geni. Ma, togliendo quelli che il virus usa per comandare la cellula a produrre altre copie di se stesso sino a farla morire, e aggiungendo quelli che aumentano la capacità dei T di riconoscere le cellule cancerose e poi ucciderle con geni che trasformano si sono generati dei potenti "ogm anticancro" personali.

"Risultati positivi sul 92% dei bimbi trattati".
 "Il 92%, pari a 36 bambini, dei 39 bimbi trattati nello studio pilota non mostrava più segni di cancro del sangue a un mese dalla terapia - riferisce durante il summit californiano Stephan A. Grupp, oncologo pediatrico del The Children's Hospital di Philadelphia e docente di pediatria alla Penn (Perelman School of Medicine dell'università della Pennsylvania), a capo della sperimentazione - . Con risposte complete che in alcuni casi, come quello di Emily, hanno ormai superato i 2 anni. Mentre continuiamo a seguire i bambini arruolati in questo studio, osserviamo risultati entusiasmanti per pazienti che hanno esaurito le altre opzioni terapeutiche a disposizione". Dei 36 piccoli che hanno avuto risposte complete a un mese del trattamento, 25 (69%) sono rimasti in remissione a 6 mesi. Degli stessi 36, 10 hanno poi avuto ricadute e 5 di loro sono morti".

Come funziona. CTL019 è un tipo di immunoterapia che bioingegnerizza cellule T del paziente, trasformandole in 'cacciatori' di cellule B che sono quelle che si ammalano. Vengono modificate in maniera tale da riconoscere e agganciare una proteina presente solo sulla superficie dei linfociti B (la CD19). Una volta reintrodotte nel paziente, le cellule T così riprogrammate proliferano ed eliminano le cellule B sia malate che sane. La funzione di queste ultime di produrre gli anticorpi viene quindi ripristinata attraverso infusioni ad hoc di immunoglobuline. Ai pazienti i ricercatori hanno inoltre somministrato un farmaco immunomodulante mai usato prima, per contrastare lo scatenarsi di un effetto indesiderato indotto dalla terapia (sindrome da rilascio di citochine).

"I nostri risultati - conclude il responsabile della sperimentazione - indicano che le cellule T ingegnerizzate proliferano con successo nell'organismo del paziente, producendo percentuali di risposta completa molto elevati e persistenti, che potenzialmente permettono il controllo della malattia a lungo termine. Il nostro prossimo passo è condurre uno studio multicentrico di fase II, già in corso, mirato a valutare la sicurezza e l'efficacia della terapia in più strutture". Il team di Grupp sta anche collaborando con un'altra équipe della Penn, guidata da Carl H. June, che offre la stessa terapia personalizzata a pazienti adulti colpiti da altre forme di cancro.

Fda: "Terapia rivoluzionaria". Nel luglio scorso l'agenzia del farmaco Usa, la Fda, ha accordato all'approccio CTL019 la designazione di 'terapia breakthrough', (rivoluzionaria) per accelerarne lo sviluppo attraverso trial clinici più estesi. Nell'agosto del 2012 il gruppo svizzero Novartis ha acquisito dalla Penn i diritti esclusivi sulla terapia. Diversi scienziati del colosso basilese compaiono fra i co-autori negli abstract presentati da Grupp e colleghi al meeting dell'Ash.

 
 
 

Molecole vegetali contro le zanzare Causio ginecologo fecondazione

Post n°84 pubblicato il 08 Dicembre 2014 da ekeo
Foto di ekeo

A COMBATTERE le zanzare e le malattie da loro veicolate ci pensa un giovane ricercatore italiano. E lo fa con un'alternativa ecologica all'uso di pesticidi chimici di origine industriale, spesso causa di gravi danni alla salute umana e all'ambiente. Le ricerche condotte da Giovanni Benelli, 27 anni, ricercatore del dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali dell'Università di Pisa hanno rivelato infatti che un numero notevole di molecole di origine vegetale hanno eccezionali capacità larvicide, adulticide e repellenti. La scoperta apre nuove prospettive nella lotta agli insetti vettori di alcune tra le più importanti malattie del nostro tempo. "Questo settore di ricerca è oggi uno dei più attivi nel panorama internazionale a causa delle sue forti implicazioni sanitarie ed economico-sociali", ha commentato Benelli. "Qui a Pisa abbiamo studiato le proprietà di alcuni composti estratti da piante locali e tropicali, attivi come mosquitocidi o repellenti a concentrazioni molto basse (poche parti per milione) rispetto ai prodotti di sintesi correntemente commercializzati". Benelli è anche coinvolto in due progetti di ricerca internazionali focalizzati sugli agenti di controllo biologico attivi contro le zanzare e alla "green synthesis" di nanoparticelle mosquitocide, prodotte utilizzando estratti di piante officinali.

Ogni anno più di un milione di persone muoiono a causa di patogeni eparassiti trasmessi dalle zanzare e più di 700 milioni di persone vengono contagiate. "Le zanzare veicolano alcune tra le più importanti malattie del nostro tempo, tra cui malaria, dengue, West Nile, chikungunya, febbre gialla e numerose encefaliti virali, il cui impatto è devastante, in particolare nei confronti delle popolazioni rurali nelle aree più povere del nostro pianeta", aggiunge Benelli. "In questo scenario, il controllo delle zanzare vettori di tali problematiche sanitarie, è cruciale".

 
 
 

Ulipristal contraccezione dei 5 giorni Causio ginecologo fecondazione puglia Italia

Post n°83 pubblicato il 22 Novembre 2014 da ekeo

Pillola dei 5 giorni dopo senza ricetta, ok dell'Agenzia europea del farmacoNella Ue non servirà più la ricetta per la pillola del giorno dopo 

Potrebbe presto non servire più ricetta medica per ottenere la pillola 'dei cinque giorni dopo', farmaco per lacontraccezione d'emergenza. E' quanto succederà in Europa non appena diventerà operativo il parere emanato oggi dal Comitato tecnico per i medicinali a uso umano (Chmp) dell'Agenzia europea del farmaco (Ema). Il medicinale diventerebbe così disponibile direttamente in farmacia senza obbligo di prescrizione da parte del medico e la decisione dovrebbe essere applicata in tutti gli stati membri europei nel 2015. L'Italia è a oggi l'unico Paese del vecchio continente dove per ottenere il farmaco è necessaria sia la prescrizione medica, che l'effettuazione di un test di gravidanza che risulti negativo. L'Aifa sta verificando se questo parere tecnico europeo avrà immediata applicazione anche nel nostro paese.

La richiesta della casa farmaceutica. Il gruppo di esperti, il cui via libera vengono poi recepiti ufficialmente con l'autorizzazione definitiva della Commissione europea, ha invece accolto la richiesta di modifica della classificazione per la fornitura del prodotto da 'medicinale soggetto a prescrizione medica' a 'medicinale non soggetto a prescrizione medica' nell'Ue, presentata da Hra Pharma, azienda produttrice di EllaOne*(ulipristal acetato), che agisce fino a 120 ore dopo un rapporto sessuale non protetto e a rischio di una gravidanza non desiderata.

La sicurezza della pillola."Sulla base della valutazione delle informazioni disponibili - comunica l'Ema - il Chmp ha rilevato che la pillola può essere utilizzata in modo sicuro ed efficace senza prescrizione medica: il prodotto è stato autorizzato nell'Unione Europea dal 2009 e sono state raccolte e studiate ampie informazioni sui suoi rischi e benefici. Il suo profilo di sicurezza è paragonabile ai contraccettivi di emergenza contenenti levonorgestrel (la pillola del giorno dopo 'tradizionale'), che sono già disponibili senza prescrizione nella maggior parte dei paesi dell'Unione europea".

Contraccezione d'emergenza. "Tale approccio - afferma Erin Gainer, CEO di HRA Pharma - probabilmente renderà possibile un rapido accesso alla contraccezione d'emergenza a più di 120 milioni donne in tutta Europa". E secondo Anna Glasier, esperto di salute riproduttiva della donna presso l'Università di Edinburgo (Scozia), "le donne hanno la necessità di poter accedere alla contraccezione d'emergenza il prima possibile in modo da avere la migliore opportunità di evitare una gravidanza indesiderata; è una questione di salute pubblica".

La pillola del giorno dopo. Altri contraccettivi di emergenza a base di un altro principio attivo, illevonorgestrel (efficaci fino a 72 ore dopo il rapporto a rischio), precisa l'Ema, hanno già uno status di farmaci senza prescrizione medica, in 23 paesi europei. Questi medicinali hanno invece bisogno di prescrizione medica in Croazia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Liechtenstein e Polonia. La pillola del giorno dopo, a base di levonorgestrel, è un anticoncezionale che agisce bloccando l'ovulazione e non provoca, secondo gli esperti, l'interruzione di una gravidanza. Su questo punto, però, le posizioni sono divergenti e alcuni sostengono che tale pillola potrebbe, in alcuni casi particolari, avere anche un effetto abortivo. 

La pillola RU486. Mentre la pillola RU486 ha un verificato effetto abortivo. A base di mifepristone, è in grado di interrompere la gravidanza già iniziata con l'attecchimento dell'ovulo fecondato. E' in uso negli ospedali italiani, nel rispetto della legge 194, da aprile del 2010. Può essere somministrata entro la settima settimana di gravidanza.

 
 
 

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