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il demone

Post n°3 pubblicato il 04 Settembre 2012 da skotos71

 

IL DEMONE

 

 

L'autunno per me è una stagione strana.

 

Ne adoro i profumi, quando le prime piogge bagnano l'erba e ne adoro i frutti che la terra copiosa elargisce come i funghi o le castagne.

Adoro assaporare i primi vini novelli che mi diranno se sarà una buona annata oppure no.

 

Nell'autunno,tuttavia ,vedo sfiorire i colori dell'estate, le foglie cadere una ad una come a volermi dire che oramai il loro tempo era venuto.

Avevano vissuto una vita breve ma intesa e si lasciavano trasportare dolcemente dal vento per andare a morire sulla terra bagnata e fondersi con essa, dandole nuova linfa e consentirle così di generare a primavera nuova vita.

 

Lo sapevamo oramai quando arrivava,

lo sentivamo nell'aria e lo leggevamo nei loro occhi.

Fine ottobre era giunta e lui, immancabilmente, sarebbe venuto a trovarci,avrebbe calpestato quelle foglie ed anche noi allo stesso modo.

 

La mattina ci alzavamo presto,tanto in ogni caso la notte prima nessuno di noi era riuscito a chiudere occhio.

Ogni gesto era lento, il lavarci ,il vestirci ed il recarci verso la sala mensa per la colazione, come se volessimo procrastinare l'inevitabile e volessimo provare a sfuggirli ancora una volta.

A lui non si sfugge.

 

Lei mi veniva vicino e mi guardava con i suoi occhioni neri enormi.

Ne ricordo nitidamente l'espressione del viso e le sue lunghe trecce nere, la stessa di un povero agnello che fissa il macellaio con la mannaia.

Sa che è inevitabile e si augura che finisca presto.

Non avevo il coraggio di dirle nulla,ci guardavamo e basta mentre lentamente si consumava la colazione.

Anche quella aveva un sapore diverso quella mattina, era come se dentro quella tazza di latte ci fossero rinchiusi tutti i mali del mondo e noi la stavamo bevendo.

Come si può chiedere ad un bambino di farsi carico di tutti i mali del mondo?

Noi ci sentivamo questo peso addosso, mentre loro ci guardavano, ci osservavano, senza far nulla per alleviare la nostra pena.

 

 

Un rumore di una grossa berlina nera che entrava dall'ampio cancello bloccò ogni nostro movimento.

Era lui.

Ero pietrificato.

 

La mia mano tremolante continuava a prendere il latte dalla tazza ma non riuscivo a mandarlo giù.

Continuavo a guardarla,lei era così bella,mi dava forza,la vedevo chiudere gli occhi e sorridere.

 

"Sai oggi sarò un falco",mi disse.

Vedendo la mia faccia che si interrogava sul perché della sua scelta continuò.

 

"Ho letto in una enciclopedia sugli animali che un falco può volare anche a 200Km l'ora ed io voglio volare".

 

"Se tu vuoi essere un falco allora io voglio essere un capodoglio, sai ho letto che riescono a trattenere il fiato per quasi mezz'ora ed a scendere a grande profondità nel mare" ,prontamente ribattei sorridendole.

 

Il rumore della portiera che si apriva ci riportava alla realtà.

 

Lo vedevamo scendere con le sue immancabili scarpe nere lucide e mentre si avviava calpestando nel viale le foglie che cadevano il suo viso guardava in alto,alla finestra del primo piano, come a cercarci impaziente.

Spense la sigaretta con un piede all'ingresso e suonò in campanello .

 

Sapeva che lo stavamo osservando ed ogni tanto ruotava la testa, quasi in un modo che non era umano, per cercare di scorgere i nostri visi.

Era una delle poche volte che la madre superiora andava di persona ad aprire la porta,la vedevamo scura in viso mentre riceveva una busta gialla dalle sue mani e lo faceva accomodare nell'androne,l'anticamera di una piccola stanza..l'inferno.

 

Anche la porta della sala mensa da li a poco si sarebbe aperta, sentivamo i passi della madre superiora che si avvicinava.

Istintivamente strinsi forte i pugni e chiusi forte gli occhi sperando di non udire quelle parole.

 

"Questa volta vinco io vedrai,scapperò più lontano", i suoi occhioni neri mi davano forza e le sorrisi,volevo ricambiarla e avere io la sua stessa forza ma non ci riuscivo.

 

"Avete una visita".

 

Quelle parole echeggiavano nella sala mensa, gli altri ragazzi ci guardavano ed abbassavano la testa.

Gli agnelli sacrificali si dirigevano stringendosi forte assieme verso il boia.

Ricordo distintamente il rumore dei passi che ci portavano lungo uno stretto corridoio verso quella piccola stanza mentre seguivamo la madre superiora che mai ci guardava in viso.

Anche il suo viso,in quei momenti, secondo me si deformava ed assumeva sembianze non umane.. come se fosse stata un ancella asservita a fare la sua volontà.

 

Quando ogni tanto si voltava per vedere se la stessimo seguendo notavo il piccolo crocefisso ligneo che portava sul petto e mi chiedevo come fosse possibile che tutto questo Lui lo permettesse.

 

Arrivammo di fronte alla piccola stanza e lei ci fece accomodare dentro.

 

Non c'era tanta luce ma un piccolo abbaino che ne faceva entrare giusto un filo ed il fatto che ci fosse un plumbeo cielo autunnale certo non aiutava ad illuminare quella piccola cella.

Anche il cielo sembrava adattarsi all'atmosfera.

 

Lo sentivamo, era la.

Ce ne accorgemmo subito dal suo odore forte di tabacco e dopo barba muschiato.

 

Una nuvola di fumo sembrò dirigersi verso noi mentre una piccola brace rossa si stagliava nella penombra.

Stava fumando .

Il fumo gli usciva dalle narici il modo deciso come due forti getti sulfurei che ne ribadivano il potere.

 

Si alzò e fece per avvicinarsi a noi.

Ci stringemmo le mani come a farci forza.

 

Mano a mano che lui si avvicinava ne sentivamo l'odore sempre più intenso.

 

Oramai riuscivo a vederlo emergere dalla semi oscurità.

 

Si levò il capello e fui in grado di vedere il suo viso.

 

La sua testa aveva una forma allungata,pochi capelli,un naso a punta pronunciato e due labbra sottili che come sorrideva lasciavano intravedere i suoi denti giallastri.

I suoi occhi erano nascosti da dei piccoli occhiali con una montatura color oro con le lenti di forma ovale, tuttavia li vedevo distintamente.

Erano neri,senza vita,inespressivi ,con la pupilla dilatata come a godersi l'adrenalina della nostra paura.

 

Oramai lo vedevamo incombere sopra di noi mentre si accostava,ma tutto questo non gli bastava ,voleva vedere il terrore nei nostri occhi per cui si abbassò in modo da avere il suo viso alla stessa altezza dei nostri.

 

"Come state?,vi trovo bene..",la sua voce ruppe il silenzio... era roca dal fumo e ne amplificava l'aspetto sinistro.

La sua mano mi sfiorò la guancia come ad accarezzarmi ed in quel momento non mi trattenni.

Un rivolo di urina iniziò a scorrermi lungo la gamba sino a terra mentre lui sorrideva.

 

L'altra sua mano si era portata sotto la gonna di lei e la vidi sparire lenta.

Sapevo che stava salendo che voleva la sua preda, voleva carne fresca.

Aveva scelto lei ... quella mattina era toccato a lei.

 

La guardai mentre chiudeva gli occhi e mordeva forte le labbra sino a farle sanguinare.

 

"Un falco",le dissi...

 

"Sei un falco.. non dimenticarlo"

 

Lei era riuscita a volare via e ne ero felice...avevamo trovato il modo di scappare da lui.

Lassù o nelle profondità più recondite del mare non ci avrebbe mai raggiunto.

 

Mi ricordo di come chiudessi gli occhi e le orecchie per non udire il suo ansimare mentre provava a catturarla.

Tuttavia non riuscivo a non sentire con le narici l'odore del sudore e del sangue mentre lui andava avanti.

Allora decisi di trattenere il respiro come quel capodoglio sino a che non fosse finita.

 

Ed anche quella volta finì.

Riapri gli occhi e lo sentivo rivestirsi ed uscire velocemente dalla piccola cella mentre lei si rannicchiava in un angolo con ancora l'odore di lui addosso.

Mi avvicinai a lei la presi tra le mie braccia.

Ogni tanto capitava che vomitasse ed io la aiutavo tenendole il capo .

Volevo che buttasse fuori tutto quel male da lei.

 

Mentre si puliva le labbra con una mano mi guardò.

 

"Stavolta sono volata via più lontano di te Bruno....ho vinto io",mi disse fiera di se.

"Si Samantha.. questa volta hai vinto tu",le risposi sorridendole.

Bruno si ritrovò completamente bagnato di sudore mentre guidava la sua auto verso casa.

Quella serata aveva acceso in lui ricordi di un lontano passato oramai immodificabile.

 

"Il futuro stavolta lo decido io e voglio provare a cambiarlo",pensò mentre schiaccciava l'acceleratore.

Voleva farsi il prima possibile una doccia .

 

Pensò che avrebbe dovuto chiamare Dora la mattina seguente.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Commenti al Post:
lascrivana
lascrivana il 02/01/13 alle 19:24 via WEB
Wow! Ma che bravo. Mi piacerebbe tanto che tu finissi la storia... mi hai insegnato molto quando la scrivevamo insieme. Potevi almeno dirmelo?! Che bello che tu abbia postato i tuoi scritti.
 
FenomeMOM
FenomeMOM il 12/05/13 alle 15:46 via WEB
mi piace il tuo modo semplice e corretto di scrivere, mi ricorda il mio.
 
I_mie_racconti
I_mie_racconti il 21/05/13 alle 11:06 via WEB
A volte basta davvero poco per iniziare una storia. Solitamente inizia con "C'era una volta..."; o "Accadde tanto tempo fa...". A volte basta una parola sola, quella giusta: capace di farsi seguire da un fiume di altre. Ti è mai capitato? Un banale incontro, inaspettato, un cortese saluto: e inizia la favola. Quante sono le favole che abbiamo vissuto o sognato? Tante... Non tutte sono finiti con vissero felici e contenti, ne insieme ne separatamente. Abbiamo sbagliato tutto... gli attimi belli vanno vissuti come dei doni; non cercare d'imprigionarli per una vita in un sentimento non corrisposto. Che sia di amicizia, di amore, ma anche familiare. Scrivo nel tuo blog e mi aspetto una risposta che al primo commento non sei riuscito a dare. Cosa ti trattiene? Qui siamo solo dei personaggi fantastici che narrano senza remora le loro mille storie. Storie di vita che s'intrecciano e si mescolano. Da buoni amici, ci dividiamo le nostre esperienze come a scuola la merenda. Io potuto sentire il sapore delle tue storie; tu hai potuto saggiare quello delle mie. Non è una gara questa... ma solo una merenda divisa tra buoni amici.
 
skotos71
skotos71 il 23/05/13 alle 11:47 via WEB
spero vi piacerà il prossimo scritto che ho in mente ma lo voglio scrivere di getto senza starci a pensar tanto... una avventura capitata...
 
 
lascrivana
lascrivana il 23/05/13 alle 11:49 via WEB
E' facile far scaturire le idee da una sorgente apparentemente trattenuta da una roccia. Basta semplicemente che ti lasci andare.
 
skotos71
skotos71 il 23/05/13 alle 11:47 via WEB
spero vi piacerà il prossimo scritto che ho in mente ma lo voglio scrivere di getto senza starci a pensar tanto... una avventura capitata...
 
 
lascrivana
lascrivana il 23/05/13 alle 11:51 via WEB
Non ho dubbi sulla tua abile mente: la tua fantasia saprà conquistarci. E con questo risolvo la bega del doppio commento.°__° La toppa a colore la uso anche per gli amici. Un abbraccio.
 
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