E' innegabilmente vero: il clamore è stato vasto e insopportabile. I senatori sono riusciti a malapena a trattenersi per un estenuante minuto di silenzio, ma sono presto tornati a starnazzare la loro lurida gazzarra. Ma penso che questo caso sia diverso. Diverso da tanti altri che generano un orrendo ciarpame: il caso di Cogne, ad esempio. Un gravissimo ed efferato omicidio. Ma un fatto di giustizia ordinaria, codificata: un delitto, un sospetto, un indagine, delle prove. Un fatto privato. Non tale da congestionare l'attenzione della nazione per anni. Per dare una ragione alle ripugnanti verruche di un presentatore di presentare e ripresentare un plastico con il modellino della villetta. Una litania vergognosa. No. Di questo caso penso che non se ne parlerà mai abbastanza, almeno fino a quando ci sarà una definitiva iiluminazione da parte della scienza su dove sia il confine della vita e della morte. Cosa delimita quell'incomprensibile momento prima del quale siamo vivi e dopo il quale siamo cenere. O meglio non siamo più. Ho pensato spesso: potrebbe capitare a chiunque. Ci ho pensato come individuo, come padre, come figlio. E concedo che pensarci ora, a freddo, non corrisponde al pensarci quando si è direttamente coinvolti. Cosa che francamente mi auguro non mi accada mai e che non accada mai a nessuna delle persone che mi sono care. Possono essere idiozie, ma è giusto interrogarsi. Affermare che non si può disporre della vita umana è irrealistico. Dalla notte dei tempi qualcuno dispone della vita umana: della propria i suicidi, della altrui i generali, i sovrani, i capipopolo e tanti altri. Sono d'accordo che possa esistere il testamento biologico, che si possa scegliere. In libertà e in coscienza. Dal mio punto di vista personale penso che la vita è tutto quello che abbiamo: non un istante di più. E' il bene unico e irrinunciabile. Non vorrei che mai mi fosse 'staccata la spina'. Non riuscirò mai a chiedere che venga 'staccata la spina' per un mio caro. Mi piace pensare, forse illudermi, che ci sia una speranza, una possibilità, che ci sia un lieto fine, che il mondo ci sorprenda come nei film di Hollywood. E ho paura del nulla. Tanta.
La vita
E' innegabilmente vero: il clamore è stato vasto e insopportabile. I senatori sono riusciti a malapena a trattenersi per un estenuante minuto di silenzio, ma sono presto tornati a starnazzare la loro lurida gazzarra. Ma penso che questo caso sia diverso. Diverso da tanti altri che generano un orrendo ciarpame: il caso di Cogne, ad esempio. Un gravissimo ed efferato omicidio. Ma un fatto di giustizia ordinaria, codificata: un delitto, un sospetto, un indagine, delle prove. Un fatto privato. Non tale da congestionare l'attenzione della nazione per anni. Per dare una ragione alle ripugnanti verruche di un presentatore di presentare e ripresentare un plastico con il modellino della villetta. Una litania vergognosa. No. Di questo caso penso che non se ne parlerà mai abbastanza, almeno fino a quando ci sarà una definitiva iiluminazione da parte della scienza su dove sia il confine della vita e della morte. Cosa delimita quell'incomprensibile momento prima del quale siamo vivi e dopo il quale siamo cenere. O meglio non siamo più. Ho pensato spesso: potrebbe capitare a chiunque. Ci ho pensato come individuo, come padre, come figlio. E concedo che pensarci ora, a freddo, non corrisponde al pensarci quando si è direttamente coinvolti. Cosa che francamente mi auguro non mi accada mai e che non accada mai a nessuna delle persone che mi sono care. Possono essere idiozie, ma è giusto interrogarsi. Affermare che non si può disporre della vita umana è irrealistico. Dalla notte dei tempi qualcuno dispone della vita umana: della propria i suicidi, della altrui i generali, i sovrani, i capipopolo e tanti altri. Sono d'accordo che possa esistere il testamento biologico, che si possa scegliere. In libertà e in coscienza. Dal mio punto di vista personale penso che la vita è tutto quello che abbiamo: non un istante di più. E' il bene unico e irrinunciabile. Non vorrei che mai mi fosse 'staccata la spina'. Non riuscirò mai a chiedere che venga 'staccata la spina' per un mio caro. Mi piace pensare, forse illudermi, che ci sia una speranza, una possibilità, che ci sia un lieto fine, che il mondo ci sorprenda come nei film di Hollywood. E ho paura del nulla. Tanta.