Michael Faraday osservò nel 1836 che in un conduttore cavo elettricamente carico le cariche si concentrano sulla superficie esterna e non hanno alcuna influenza su ciò che si trova all'interno. Per dimostrarlo costruì una stanza rivestita da un foglio metallico e applicò dall'esterno l'alta tensione prodotta da un generatore elettrostatico. Utilizzando un elettroscopio mostrò che all'interno della stanza non era presente carica elettrica.Con gabbia di Faraday si intende qualunque sistema costituito da un contenitore in materiale elettricamente conduttore (o conduttore cavo) in grado di isolare l'ambiente interno da un qualunque campo elettrostatico presente al suo esterno, per quanto intenso questo possa essere. È utilizzato il termine gabbia per sottolineare che il sistema può essere costituito, oltre che da un foglio metallico continuo, anche da una rete o una serie di barre opportunamente distanziate. Questo effetto schermante è utilizzato per proteggere ambienti e apparati da campi esterni, come per esempio quelli generati dai fulmini. Un'altra applicazione si ha in elettronica per eliminare le interferenze di campi elettromagnetici esterni in apparecchi radio e per telecomunicazioni, oppure per evitare la fuoriuscita di campi elettromagnetici da un ambiente, come nel caso del forno a microonde. In quest'ultimo è presente una rete metallica sullo sportello: in questo modo durante il suo utilizzo si è schermati dalle microonde mantenendo la possibilità di vedere le pietanze.Ogni giorno che passa, diventa sempre più duro rimacinare tasti su tasti, lettere su lettere, parole su parole, frasi su frasi. Diventa difficile riorganizzare i pensieri in forma di testo compiuto. Tali e tanti gli episodi quotidiani, gli spunti, le peripezie. Troppi fuori di qui, per accedere nuovamente in questo loculo. A volte ho pensato fosse un giardino, chissà forse il giardino del gigante egoista. A volte l'ho pensato come il parco di quei fantastici cimiteri monumentali, come quello di Pere Lachaise. Ora è brullo e sfiorito, è una stagione della mia esistenza in cui non sento probabilmente l'affezione o la necessità di aggirarmi qui. Però è una lotta: nulla funziona. Per riuscire in una cosa, anche banalissima, bisogna farla e rifarla dodici volte. Questo non è giusto, perchè è il tempo la nostra risorsa più preziosa e ci sfugge incessantemente dalle mani. Per questo disprezzo le persone che non si applicano e non fanno il proprio mestiere: perchè sovente ti danneggiano e sprecano il tuo poco tempo a disposizione. Oltre a non aver inteso che i tempi sono radicalmente cambiati e che deve cambiare la nostra prospettiva individuale rispetto alle cose che ci circondano. Non possediamo nulla. Tutto quello che (temporaneamente, temporaneamente!) resta nelle nostre mani è un dono. Il sorriso di una persona è un dono. La vecchiaia di un genitore è un dono. Il lavoro (sì, anche quello!) è un dono. Poche persone hanno poche di queste cose. Non guardo indietro ma giro il capo e osservo intorno a me. Penso che sia questa la chiave di lettura di questi giorni palpitanti, da cui riemergeremo significativamente ed inevitabilmente diversi.
Faraday
Michael Faraday osservò nel 1836 che in un conduttore cavo elettricamente carico le cariche si concentrano sulla superficie esterna e non hanno alcuna influenza su ciò che si trova all'interno. Per dimostrarlo costruì una stanza rivestita da un foglio metallico e applicò dall'esterno l'alta tensione prodotta da un generatore elettrostatico. Utilizzando un elettroscopio mostrò che all'interno della stanza non era presente carica elettrica.Con gabbia di Faraday si intende qualunque sistema costituito da un contenitore in materiale elettricamente conduttore (o conduttore cavo) in grado di isolare l'ambiente interno da un qualunque campo elettrostatico presente al suo esterno, per quanto intenso questo possa essere. È utilizzato il termine gabbia per sottolineare che il sistema può essere costituito, oltre che da un foglio metallico continuo, anche da una rete o una serie di barre opportunamente distanziate. Questo effetto schermante è utilizzato per proteggere ambienti e apparati da campi esterni, come per esempio quelli generati dai fulmini. Un'altra applicazione si ha in elettronica per eliminare le interferenze di campi elettromagnetici esterni in apparecchi radio e per telecomunicazioni, oppure per evitare la fuoriuscita di campi elettromagnetici da un ambiente, come nel caso del forno a microonde. In quest'ultimo è presente una rete metallica sullo sportello: in questo modo durante il suo utilizzo si è schermati dalle microonde mantenendo la possibilità di vedere le pietanze.Ogni giorno che passa, diventa sempre più duro rimacinare tasti su tasti, lettere su lettere, parole su parole, frasi su frasi. Diventa difficile riorganizzare i pensieri in forma di testo compiuto. Tali e tanti gli episodi quotidiani, gli spunti, le peripezie. Troppi fuori di qui, per accedere nuovamente in questo loculo. A volte ho pensato fosse un giardino, chissà forse il giardino del gigante egoista. A volte l'ho pensato come il parco di quei fantastici cimiteri monumentali, come quello di Pere Lachaise. Ora è brullo e sfiorito, è una stagione della mia esistenza in cui non sento probabilmente l'affezione o la necessità di aggirarmi qui. Però è una lotta: nulla funziona. Per riuscire in una cosa, anche banalissima, bisogna farla e rifarla dodici volte. Questo non è giusto, perchè è il tempo la nostra risorsa più preziosa e ci sfugge incessantemente dalle mani. Per questo disprezzo le persone che non si applicano e non fanno il proprio mestiere: perchè sovente ti danneggiano e sprecano il tuo poco tempo a disposizione. Oltre a non aver inteso che i tempi sono radicalmente cambiati e che deve cambiare la nostra prospettiva individuale rispetto alle cose che ci circondano. Non possediamo nulla. Tutto quello che (temporaneamente, temporaneamente!) resta nelle nostre mani è un dono. Il sorriso di una persona è un dono. La vecchiaia di un genitore è un dono. Il lavoro (sì, anche quello!) è un dono. Poche persone hanno poche di queste cose. Non guardo indietro ma giro il capo e osservo intorno a me. Penso che sia questa la chiave di lettura di questi giorni palpitanti, da cui riemergeremo significativamente ed inevitabilmente diversi.