Diario clandestino

Lo stadio estetico


Salgo un piano di scale. Entro. Succede tutto in poco tempo. Senza troppa convinzione. E me ne riesco. Da un'altra parte, invece, non succede mai se non per lampi fuggenti che ricordano periodi obliqui di tempi passati. Ci si strofina, ci si annusa, ci si guarda. E squilla un telefono e si riaprono tragitti e calendari. La mente, il corpo: senza sapere chi comanda. Ho visto il desiderio emergere spesso dagli angoli di una bocca o dardeggiare da una pupilla. Ma ci sono momenti anche di rinuncia, più o meno consapevole. O forse solo fastidio e scelte di comodo. Il sentimento: questo sconosciuto. A me, quantomeno. Accadrà qualcosa prima o poi, perchè la mente ha già disegnato una traiettoria probabile. Una profonda scanalatura, dentro la quale vengono risucchiati rimorsi, ricordi, ritorsioni, rimedi, riniti. Ripenso ad uno degli angoli pù belli del mondo, sui cui divani sono avvenuti chiari atti osceni in luogo pubblico. Sui cui divani gli animi sono sprofondati. Approfittatore, forse poco piùche approfittatore. Per poter pensare invece che forse è l'unica vera simulazione di prolungata fioritura dei sensi. Al compimento della quale si riapriranno vasti momenti di silenzio, senza alcun rimpianto. O forse con false riflessioni farisee. Un quadro psicologico tipico. Uno dei tre stadi, forse l'unico vero da vivere con interezza.