Diario clandestino

Leggere gli occhi


Valeria gli accarezzò la fronte, scostandogli i capelli arruffati. Si chinò in avanti e lo baciò sulle labbra, rapida.“Io lo so che tipo sei” disse.“Ah sì? E che tipo sono?”.“Sei uno che si nasconde”.“Che si nasconde?”.“Tu sei uno che pensa sempre al suo lavoro e se lo sogna anche di notte, uno sempre occupato, che corre senza fermarsi mai”.“E questo sarebbe nascondersi?”.“Certo. In mezzo a tutta questa confusione pochi sanno veramente chi sono e cosa fanno ed è per questo che ti tieni così attaccato al tuo ruolo, tu che ce l’hai, da dirlo ogni volta che puoi, sono un poliziotto, sono un poliziotto. Così non devi pensare al fronte che si avvicina o ai punti delle tessere per il razionamento. È una cosa che faccio anch’io”.“Interessante. E poi?”.“Sei solo, ma non ti importa finchè il tuo lavoro ti impedisce di pensare. E anche in questo un po’ ci assomigliamo”.“Bene. E come hai scoperto tutto questo?”.“Dagli occhi. So leggere gli occhi, io. Ho letto nei tuoi e so che hai paura”.“Me lo hai già detto. Di cosa avrei paura?”.“Che ti ammazzino”.(da C. Lucarelli, ‘Carta bianca’)