Mi arrovello mentre dovrei guardare intorno a me, soprattutto davanti a me. C'è una strada, altre macchine, una splendida mattina, ma i pensieri premono, fuoriescono incandescenti come la colata di un altoforno. Tante cose a cui dedicare una riflessione, sono esse importanti? Forse sì, a dire il vero non lo so. Tra poco arriverà il Santo Lavoro e con le sue emergenze le spazzerà via tutte a dimostrazione che così importanti non erano. Oppure, al contrario, che sono io a preferire di immolarmi allo stress ed all'impegno professionale rispetto alle mie esigenze personali. Questo dilemma continua ad essere con me. Sia su un versante, sia sull'altro però non riesco ad accontentarmi. E' la maledizione dei traguardi: superato uno non guardo indietro, neppure mi godo il momentaneo appagamento ma guardo avanti, a quale sarà il successivo. Quella giornata ora rappresenta una maledizione. Non riesco ad immaginare di dover tornare indietro, non riesco ad immaginare di ridimensionare, non riesco a rapportarmi in maniera diversa. Questo sono io. Non penso di essere sbagliato, non in assoluto quantomeno, forse sono sbagliato per la situazione, forse sono sbagliato per noi. Ma se è così la soluzione è semplice, perchè uno più uno fa due: ci si può tergiversare su, ci si può illudere, ci si può costruire intorno un'infrastruttura, ma è due in maniera inequivocabile. Magari qualcuno potrebbe dedicare del tempo a capire il perchè si arrivi a due, ma quanto questo sia un esercizo utile ed interessante non saprei dire. Godo dei momenti belli e tento di evitare le sofferenze, ora di momenti belli tra noi non ce ne sono più. Anzi, ora c'è più di un momento poco piacevole. Cosa sia cambiato, se qualcosa sia cambiato nelle intenzioni, non è dato a sapere, o almeno non è dato a credere visto che il linguaggio ed il metalinguaggio non hanno quasi mai viaggiato insieme. Ed è un peccato, almeno io credo che sia un peccato o almeno così ho pensato di soprassalto pochi istanti fa quando ho ricordato il frangente in cui tutto è iniziato. Il frangente in cui ho cominciato a vederti in maniera diversa, in cui ho realizzato che passare del tempo con te fosse coinvolgente. Divertente. Ora non mi diverto più e, chiaramente, neppure tu. Siamo appesi a quell'altra mia caratteristica, quella tigna di non mollare, di insistere, di tenere duro, di affondare le unghie, di non voler buttare quella montagna di energia che ogni volta mi costa spingermi ad esternare le mie emozioni, ad aprirmi, a confidarmi. La vita mi ha detto più volte che questa tigna però nei rapporti a due serve a ben poco, se non a star male. Io nei prossimi giorni avrò la mia vita, tu la tua. Questo era e questo sarà, la differenza è che così come casualmente e magicamente sino a poco fa nascevano dal nulla le occasioni di vedersi e passare del tempo insieme, ora non più. La corrente ci spinge lontano, e non so per quanto tempo avrò intenzione di seguirti. Non mi piace seguire, mi piace stare avanti. E non mi so accontentare: è uno dei miei pregi. E' una delle mie maledizioni.
Non accontentarsi
Mi arrovello mentre dovrei guardare intorno a me, soprattutto davanti a me. C'è una strada, altre macchine, una splendida mattina, ma i pensieri premono, fuoriescono incandescenti come la colata di un altoforno. Tante cose a cui dedicare una riflessione, sono esse importanti? Forse sì, a dire il vero non lo so. Tra poco arriverà il Santo Lavoro e con le sue emergenze le spazzerà via tutte a dimostrazione che così importanti non erano. Oppure, al contrario, che sono io a preferire di immolarmi allo stress ed all'impegno professionale rispetto alle mie esigenze personali. Questo dilemma continua ad essere con me. Sia su un versante, sia sull'altro però non riesco ad accontentarmi. E' la maledizione dei traguardi: superato uno non guardo indietro, neppure mi godo il momentaneo appagamento ma guardo avanti, a quale sarà il successivo. Quella giornata ora rappresenta una maledizione. Non riesco ad immaginare di dover tornare indietro, non riesco ad immaginare di ridimensionare, non riesco a rapportarmi in maniera diversa. Questo sono io. Non penso di essere sbagliato, non in assoluto quantomeno, forse sono sbagliato per la situazione, forse sono sbagliato per noi. Ma se è così la soluzione è semplice, perchè uno più uno fa due: ci si può tergiversare su, ci si può illudere, ci si può costruire intorno un'infrastruttura, ma è due in maniera inequivocabile. Magari qualcuno potrebbe dedicare del tempo a capire il perchè si arrivi a due, ma quanto questo sia un esercizo utile ed interessante non saprei dire. Godo dei momenti belli e tento di evitare le sofferenze, ora di momenti belli tra noi non ce ne sono più. Anzi, ora c'è più di un momento poco piacevole. Cosa sia cambiato, se qualcosa sia cambiato nelle intenzioni, non è dato a sapere, o almeno non è dato a credere visto che il linguaggio ed il metalinguaggio non hanno quasi mai viaggiato insieme. Ed è un peccato, almeno io credo che sia un peccato o almeno così ho pensato di soprassalto pochi istanti fa quando ho ricordato il frangente in cui tutto è iniziato. Il frangente in cui ho cominciato a vederti in maniera diversa, in cui ho realizzato che passare del tempo con te fosse coinvolgente. Divertente. Ora non mi diverto più e, chiaramente, neppure tu. Siamo appesi a quell'altra mia caratteristica, quella tigna di non mollare, di insistere, di tenere duro, di affondare le unghie, di non voler buttare quella montagna di energia che ogni volta mi costa spingermi ad esternare le mie emozioni, ad aprirmi, a confidarmi. La vita mi ha detto più volte che questa tigna però nei rapporti a due serve a ben poco, se non a star male. Io nei prossimi giorni avrò la mia vita, tu la tua. Questo era e questo sarà, la differenza è che così come casualmente e magicamente sino a poco fa nascevano dal nulla le occasioni di vedersi e passare del tempo insieme, ora non più. La corrente ci spinge lontano, e non so per quanto tempo avrò intenzione di seguirti. Non mi piace seguire, mi piace stare avanti. E non mi so accontentare: è uno dei miei pregi. E' una delle mie maledizioni.