Diario clandestino

Archivio


Scrivere, non avendo nulla da scrivere. Respirare, non avendo una sigaretta da stringere tra le labbra. Guardare, non avendo nulla da osservare. Stringere, non avendo nulla tra le dita. Parlare, non avendo nulla realmente da dire, non avendo nessuno di interessante che sia lì, ad ascoltare. Cosa resta? Cosa resta da fare? Forse, archiviare. Si potrebbe archiviare. Riprendere in mano tutto quello che è rimasto lì, sparso. Controllare tutto, passarlo in rassegna, setacciare, poi mettersi all'opera. Separare le cose da buttare da quelle che si vogliono mantenere. Cose inutili, superflue, fatue, dolorose, faticose, tutte in un grande imballo e poi giù in uno di quei condotti per l'immondizia condominiale che ora non usano più. L'imballo cade toccando il suolo con un tonfo fragoroso. E liberatorio. Un grande botto che disseziona la mente, eliminando tutto ciò che non si vuole più faccia parte di noi. Questo in effetti è uno spunto di riflessione, sulla artificiosità della contingenza. Io non ti interesso più. Tu non mi interessi più. Ma continuiamo a vederci. Esperienza piuttosto noiosa. Sentir raccontare cose per la terza, quarta volta. Sempre identiche. Non mi aggiungono nulla. Ti tolgono molto. Anche ascoltare me stesso diventa noioso, mentre mantengo una conversazione da aperitivo-lounge standard, senza contenuti, senza voglia, solo con un processo meccanico di apertura della mascella mentre la lingua si inerpica nell'emettere suoni intelleggibili ma senza un'antecedente attività cerebrale. Chi vuole tutto ciò? Archivia, archivia. Cosa resta, allora? Qualche sorriso, pochi sguardi felici, una sagoma controluce che si avvicina, una maglietta nera, la solita e potente magia dei momenti in cui tutto nasce. Tutto in un file, insieme a mille altri. Directory 'Quello che è stato e non sarà più', oppure 'Quello che non è stato ma sarebbe potuto essere'. Non so. Uno dei due. Io, poi, un'idea me la sono fatta e pure parecchio precisa. Forse sarebbe stato meglio non me la fossi fatta, perchè non mi sento molto gratificato nel sentirmi un mezzo. Dove andrai a finire nell'archivio? A chi ti metterò a fianco? Presto per dirlo, perchè le cose potrebbero peggiorare, anzi, ci sono tantissimi presupposti affinchè peggiorino. Perchè ho due o tre cose da dire e che non ho ancora detto: due o tre cose, non di più, brevi, concise, fulminanti, abrasive. Onestamente, spero di non doverle dire e così, in qualche modo, mi sentirò più 'buono', tradendo così il mio essere cattivo. O il contrario, chi lo sa? E magari non verrò all'invito che mi hai fatto, per non rivivere l'ennesima situazione finta. Riusciresti a leggere tutto ciò? Riusciresti a capirlo? Riusciresti a intendere un percorso mentale di tipo diverso? Erano queste le caratteristiche che ti hanno colpito ma riusciresti ad assimilarle ancora? O, forse, sei mai riuscita a farlo? E tutto questo troverà mai una risposta, visto che ho sentito il tonfo mentre mi sto apprestando a prendere quella scatola, a sigillarla e a trovarle un posto in mezzo a mille altre. Pronta a prendere polvere, come tutte le altre.